26.11.10

Recensione: "The Mist"


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C'è tutto Stephen King in The Mist. Lo scrittore americano, sicuramente il più grande creatore di storie e suggestioni vivente (50 film tratti da lui), di cui dichiaro con un mix di orgoglio e vergogna di aver letto tutta la produzione fino al 2004 ancora una volta tratta il suo tema piu caro: la piccola comunità in cui tutti conoscono tutti minacciata da qualcosa di ultraterreno (come It, Cose Preziose, La Tempesta del secolo e decine di altri). Stavolta non siamo a Castle Rock, ma poco cambia.
E Darabont dopo aver già preso dal Re i soggetti de Il Miglio Verde e Le Ali della libertà fa di nuovo centro, senza raggiungere però i livelli degli altri due film.
The Mist è probabilmente un'opera che ha una valenza più alta di quella che mostra all'apparenza. Opera metaforica se ce n'è una, affronta l'interessantissima tematica del terrore dell'ignoto e di come una comunità si possa stringere a se stessa per affrontare tale paura. Paura che forse è rappresentata al meglio nella figura della donna timorata di Dio. E' veramente una punizione divina quella che ha colpito la cittadina? L'uomo ha voluto estendere troppo la sua conoscenza da dover essere punito? Oppure, come sembra, Dio non c'entra niente? La fantascienza gioca a carte con la religione in The Mist ma forse è proprio la componente ieratica personificata dalla donna a rendere la pellicola un pò troppo pesante, almeno in tutta la parte centrale. Probabilmente una durata minore (qui siamo a 2 ore) avrebbe snellito la sceneggiatura senza fare perdere minimamente forza alle tematiche che voleva sollevare. 

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L'ambientazione è ottima (strizza tutti e 2 gli occhi a Romero), la direzione degli attori, una trentina in pochi metri quadri, gestita in maniera quasi perfetta, gli effetti speciali qua e là un pò deboli ma buoni in generale. Nel tragico finale abbiamo secondo me il punto di forza e insieme di debolezza del film. Perse ormai le speranze il protagonista si rende colpevole di un terribile gesto ma in realtà il perdono divino o semplicemente l'intervento dell'esercito sarebbe avvenuto appena dopo. Ovvio il monito di non perdere mai la speranza, la fiducia, di lottare sempre fino alla fine. Ad un livello meno trascendentale però tale finale sembra quantomeno improbabile. Non possiamo assistere quasi in tempo reale alla città assalita da mostri, alcuni grandi come montagne, e poi in 3 minuti, il tempo di compiere il gesto sopracitato, ritrovarci finalmente liberi, ripuliti dalla nebbia e da ciò che nascondeva. C'è senz'altro un errore di tempi o montaggio in Darabont (non ricordo nel racconto). Poco male, The Mist più che un film di immagini è un film di contenuti, un film su come la paura del non conosciuto sia assimilabile al timore di Dio, su come l'uomo in situazione di pericolo si unisca per fronteggiarlo, su come l'eccessiva voglia di conoscenza, di avidità del sapere, di allargare i propri limiti, possa portare l'umanità alla distruzione.

( voto 7 )

23 commenti:

  1. Eh sì, senz'altro la sconfinata marea di storie e atmosfere che ha creato non è riscontrabile in nessun altro, anche se la sua prolificità è quantomeno sospetta. Io ne ho letto un 50ina di opere, la scrittura non è niente di incredibile ma le suggestioni di alcuni libri sono straordinarie.

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  2. D'accordissimo sia sul voto che sulle tue argomentazioni. E il finale, coraggioso e memorabile, è veramente il top. Magari ce ne fossero maggiormente di questo tipo ;)

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  3. boh. IMHO un padre, dopo tutto quel penare, non può, non riesce, non deve fare a "cuor leggero" quello che fa il protagonista. Ma come, arrivi fino a li, l'hai protetto fino a li, e non tenti COMUNQUE il tutto per tutto fino alla fine ? Naaaaah, non ci sta, non ci credo. Il prefinale è quello che mi ha rovinato questo film che mi aveva preso dall'inizio. io do al film un 8 e un 3 al finale. E mi dispiace perchè il film mi era proprio piaciuto, "li" ho urlato : "ma dai, ma fammi il piacere!!..." . irrazionale.

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  4. Un film senz'altro molto interessante.
    Gli effetti e l'utilizzo dei mostri molto sci-fi anni cinquanta, l'orrore esterno non comparabile con quello interno - la predicatrice -, ed un finale che, a mio parere, più giusto non c'è.
    Un padre che ha protetto il figlio con tutte le forze e si trova senza gli strumenti per continuare a farlo di fronte ad una situazione come quella può pensare ad una soluzione di quel genere, una sorta di eutanasia.
    Coraggiosissimo Darabont, che ebbe i complimenti dello stesso King, che per il racconto scelse un finale più consolatorio.
    Inoltre, impagabile la donna in principio abbandonata a se stessa in salvo che passa di fronte al protagonista disperato.
    Io avrei osato anche un otto, considerato The box. :)

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  5. Ti ringrazio del commento. Effettivamente, almeno in cinematografia (meno secondo me in letteratura), è difficilissimo raccontare la disperazione che può portare ad atti del genere. Un passaggio in meno, 10 minuti in meno, un'interpretazione debole, ed ecco che viene a mancare l'anello mancante per giustificare tali atti. La tua visione ci può stare, evidentemente Darabont non ti ha raccontato al meglio l'ineluttabilità della situazione. A presto.

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  6. Cavolo James, ecco chi era quella donna! Lì per lì ricordavo di averla vista ma non sapevo in che momento. Guarda, questo piccolissimo particolare rende il finale ancora più bello, hai ragione e in un certo senso ancora più amaro per il protagonista. Peccato non averlo colto, grazie.

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  7. Magari Darabont l'avrà reso troppo facilotto, ma il suo finale è una brillante decostruzione del ruolo dell'eroe, superbo e convinto di avere sempre la verità tra le mani.

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  8. Sì, e in questa lettura la donna finale che citava James cade a pennello. Non sono però d'accordissimo in una visione negativa del protagonista, tutt'altro.

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  9. Concordo, come hai potuto già leggere nella nostra recensione sul Labirinto del Diavolo!

    Film niente male!

    PS: colgo l'occasione per dirti che ho aperto il mio blog personale, e ti ho linkato, se ti va di ricambiare.. ^^

    ciao ciao

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  10. Vai tranquilla, entro stasera sarai qui a destra. Ciao!


    Ma è successo qualcosa con Asgaroth?

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  11. Perchè entro stasera quando si può far subito?

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  12. Il finale più bastardo della storia. Non ho altro da aggiungere.

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    1. Non è un caso che, nel suo piccolo, sia in qualche modo entrato nella storia sto finale

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  13. Ciao, eccomi qua a commentare anche questo The mist.
    Non sono come te un amante di Stephen King, comunque in generale preferisco i suoi libri ai film tratti dalle sue opere.
    Ho guardato The mist come si guarda un monster movie e devo dire che alla fine si è rivelato anche qualcosa di più.
    Condivido tutta la tua analisi, sia nei pregi, sia nei difetti del film.
    Ho trovato la timorata di Dio e quel suo continuo ed estenuante predicare fastidioso e insopportabile e, perciò, una delle cose meglio riuscite dell'intero film.
    Forse alcuni passaggi sono un po' troppo stereotipati, veloci e scontati (proprio come il reclutamento di "fedeli" dalla parte della timorata), ma è evidente cosa voleva comunicare la sceneggiatura.
    Il finale è sì coraggioso e forte, ma sinceramente inaccettabile. Sono anch'io padre, fra l'altro di un figlio con un'età simile a quella del figlio del protagonista e mai e poi mai sarei arrivato a quella soluzione.
    Comunque mi è piaciuto e appena posso scrivo una recessione (diciamo un commento) anche sul mio blog.

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    1. Anvedi che recensioni striminzite che scrivevo... ;)

      per il poco che mi ricordo condivido tutto

      solo sul famigerato finale non so se darti ragione

      nel senso che io ricordo un grande padre che con quel gesto voleva solo evitare al suo bambino una fine ancora più terribile, più mostruosa e meno "intima"

      non so, è difficile, è lo stesso dilemma morale di The road, di quando lui gli insegna come spararsi

      hai un blog???
      linka!

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  14. Accidenti, è vero, non avevo collegato il finale di The mist con The road (che, opinione personale, è un film gigantesco).
    In The road quella spiegazione del padre (che poi è l'immenso Mortensen. Hai visto Captain Fantastic?) al figlio su come suicidarsi l'ho accettata meglio rispetto all'atto finale di The mist.
    Diciamo che in The road l'ostinazione del padre nel cercare di far sopravvivere il figlio si scontrava con una situazione ormai palesemente ingestibile. Il mondo era morto. Da anni. E la vita stava diventando solo una lenta agonia verso la fine.
    In The mist avviene tutto in due giorni e chi ha lottato coi denti fino a un istante prima, poi arriva a quella soluzione, mollando tutto. Diciamo che il finale l'avrei giustificato e apprezzato di più se ci si fosse arrivati in maniera più tragica.
    Invece mi sembra che Daraborn abbia incollato il suo finale alla storia di King senza preparalo più di tanto.

    Sì, ho un blog. Ci si accede anche cliccando sul mio nome.
    Comunque è
    vaarth.blogspot.com

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    1. anvedi il blogghettino di Vaarth ;)

      e vedo, nemmeno a farlo apposta, tra i film recensiti quasi tutti quelli che sei venuto a commentare qui

      se posso vengo a leggere ma già fatico tantissimo a star dietro solo al mio blog, mi ha privato quasi del tutto del tempo che dedicavo agli altri...

      non ho visto Captain Fantastic, 3 o 4 volte stavo per andare ma poi nulla...

      sì sì, vero, molto diversi come film

      però è anche vero che solo nel film di Darabont la morte è imminente

      io quel gesto l'ho visto tipo 11 settembre

      hai il fuoco che sta per bruciarti, a quel punto mi butto giù

      scegliere una morte più veloce e senza dolore al posto di una più lenta e con minuti di dolore immenso

      ma è difficile giudicare...

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    2. Sì, molti dei film che sono nel mio blog li ho anche commentati qui.
      Anche perché il tuo blog l'apprezzo molto e ho solo da imparare leggendo le tue recensioni.

      Immagino che il blog ti porti via un sacco di tempo. Anche perché rispondi a tutti quelli che ti scrivono, quindi, più aumentano i film recensiti, più aumentano gli interventi!

      Sì, è vero, il paragone con l'11 settembre ci sta.
      Allora diciamo che nel film di Daraborn è lo stacco che mi ha un po' rovinato il finale. Il passare dal "ce la mettiamo tutta per sopravvivere" al "non c'è più nulla da fare ed è meglio farla finita" avviene in pratica fra un fotogramma e l'altro.

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    3. Sì, tranne un vero periodaccio in cui non riuscivo proprio nemmeno a scrivere credo di non aver saltato un commento

      non me lo perdonerei...

      grazie mille Vaarth e in bocca al lupo per il blog

      anzi, se me lo ricordi (ora devo andare a letto) lo metto qui a destra nella lista blog

      sì sì, ho vaghi ricordi ma che il passaggio fosse troppo repentino e radicale è vero...

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  15. Risposte
    1. Oh, grazie.
      Bisogna che aggiunga anche io i siti amici

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due cose

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3 ciao