15.3.21

Recensione: "Il Sabba" ("Akelarre" - "Coven") - 2020 - Su Netflix

 

Un grande film su Netflix che, ancora una volta, tratta dell'argomento più delicato e urgente di questi nostri ultimi tempi, il femminicidio o, in senso lato, l'autorità dell'uomo sulla donna, il suo farla sentire "strega", sbagliata, colpevole.
Ma Il Sabba diventa visione diversa e necessaria perchè riesce ad usare la Storia e la metafora (la caccia alle streghe appunto, il film è ambientato nel 1600) per parlare indirettamente ma con ugual forza di questi temi.
Lo fa attraverso una fotografia straordinaria (da infarto in alcune scene), una protagonista magnifica, tante scene simboliche, una forza "grezza" e anche una bella dose di coraggio.
Non sarà un capolavoro ma è un piccolo film che scava nel cuore e nella coscienza

"Niente è più pericoloso di una donna che balla"

dice ad un certo punto quella specie di Giudice Inquisitore protagonista del film.
E' davvero incredibile come dentro questa frase ci si possa trovare la tematica di cui parla Il Sabba da qualsiasi angolo la si voglia vedere. Davvero, una piccola frase che ha dentro di tutto.
Inutile nascondere quanto questa frase riguardi molto noi uomini. Io stesso sono stato più volte male pensando alla "mia donna ballare" (senza me presente ovviamente), come se quel gesto così innato ed atavico (e gioioso) di per sè portasse dentro qualcosa di negativo, di minaccioso. La gelosia è la più brutta bestia da gestire che esista, e riguarda tutti noi, uomini e donne, innamorati veramente o no, possessivi o no, intelligenti o no. Se non sei per niente geloso non puoi dire di amare secondo me. Eppure il vero amore dovrebbe essere quello in cui la gelosia, lo star male pensando alla "tua donna che balla", dovrebbe rappresentare semplicemente una istintiva e irrazionale paura, anche profonda magari, ma che non deve nè modificare te nè, soprattutto, invadere la libertà della persona che ami. E' molto difficile, lo so, io stesso mi sono reso conto che più volte quella libertà magari non l'avevo violata ma resa difficile sì. L'avevo "condizionata". E quando la gelosia fa vivere l'altra persona in modo non naturale bisogna intervenire perchè poi si sta male in due, entrambi.
Bisogna accarezzare le paure dell'altro, capirle e fare in modo che, piano piano, svaniscano.
Anche perchè amore è, prima di ogni altra cosa, fiducia.
Ma, come dicevo, quella frase del film ha dentro davvero di tutto. Ha dentro la "bellezza" delle donne (mai diremmo "niente è più pericoloso di un un uomo che balla" ) ha dentro il loro "potere", ha dentro il pensiero distorto dell'Uomo che vede come pericoloso una cosa naturale fatta dall'altro sesso, ha dentro la sfiducia, ha dentro la superiorità autoproclamata del genere maschile, ha dentro l'immagine della libertà (il ballo) che noi fatichiamo ad accettare, ha dentro l'alibi per punirle. E' davvero difficile condensare così tante sfaccettature dell'argomento in una sola frase.
Frase che, ovviamente, considero l'anima di questo bellissimo film basco, l'ennesimo probabilmente sull'argomento ma, in ogni caso, opera che considero "necessaria" perchè riesce, sia attraverso la Storia (la caccia alle streghe) che la metafora (la Strega, appunto), a parlare dell'oggi. Serviva un film così, serviva un film che andasse a ripescare questa inumana barbarie che fu la caccia alle streghe, che la raccontasse in un modo tanto esaustivo quanto "semplice", che ci potesse far riflettere non con una sceneggiatura diretta sull'argomento (ovvero quella in cui la denuncia è palese) ma attraverso un viaggio nel 1600, attraverso un qualcosa che adesso non esiste più solo perchè non esiste più in quelle vesti.
Ma tutto quello che accade ne Il Sabba è, in modo traslato, quello che accade tutti i giorni nel nostro mondo.

Siamo nel 1600. Un manipolo di uomini (un Giudice, un suo segretario, alcuni soldati) gira per la Spagna in cerca di streghe da giustiziare su ordine del Re. Arrivano in un minuscolo paesino costiero dei Paesi Baschi, in un momento della stagione in cui tutti gli uomini sono per mare. Restano qualche vecchia e un gruppetto di giovani ragazze. Tutte verranno prese, portate in cella e, tra interrogatori e torture, dovranno solo aspettare il momento in cui verranno bruciate.


Fate una cosa per favore, vedete i primi 3-4 minuti.
Vedete quella prima inquadratura di fuoco, straordinaria. 
E dopo il dialogo quell'immagine invece di luce e gioia, con le ragazze che corrono nel prato.
Visto?
Ecco, ora rimandate indietro il film e rivedetela.
Poi un'altra volta.
Facciamo che 4 bastano.
Guardate la fotografia della prima scena, guardate quella della seconda e guardate il momento di stacco tra le due.
Una cosa da restarci secchi.
Ma del resto la fotografia de Il Sabba è meravigliosa. Dico la verità, nel mio cervello allo stesso momento dava sia l'idea di "televisiva" (nell'accezione ovviamente negativa del termine) sia una sensazione di bellezza incredibile. Raramente mi è capitato di vedere nella stessa luce, nella stessa grana, queste due sensazioni così contrastanti.
In ogni caso a fugare ogni dubbio ci sarà il sabba finale, un quarto d'ora pazzesco, probabilmente fotografato da qualche divinità, magari da Lucifero stesso.
La fotografia, però, non è l'unico dei grandissimi meriti di questo piccolo film basco.
Anzi, diciamo che il film funziona ovunque. La regia è davvero tanta roba, con un'alternarsi tra immagini statiche e altre in movimento, shot brevi e perfetti mini piano sequenza (penso a quello di quando fanno salire lei in cima alla torre o quello in soggettiva sotto il cappuccio quando vanno al rogo), campi medi suggestivi e straordinari primi piani (ci torneremo), piccoli virtuosismi e la capacità di creare empatia con quello che mostra.
Gli attori funzionano, tutti (tranne forse il parroco di paese, a mio parere sopra le righe), ma è innegabile che la scena se la prenda tutta la magnifica protagonista, una giovane attrice tanto bella quanto brava.
La sua finta confessione in primo piano (tornando a sopra) culminata con quel finto orgasmo, e la successiva scena dove, nuda, parla al Giudice a 2 cm dal viso, ci regalano anche un cinema di una sensualità rara, come poche volte mi è capitato questi anni. E questa sensualità, anche a livello semantico, risulta molto importante, specialmente in quelle scene, quasi un ridicolizzare la figura dell'uomo inteso sia come maschio che come istituzione Chiesa,  dimostrando come possono sentirsi padroni di tutto, possono decidere della vita e della morte delle donne, possono credere nei dogmi religiosi, ma poi basta una bellissima ragazza a turbarli e mettere in crisi ogni loro certezza o ruolo. Anzi, forse il cambiamento del Giudice è una delle parti del film più esagerate e rischiose ma credo che a livello di significato e di potenza dello stesso sia addirittura quella decisiva. 
In ogni caso, restando alla confessione di Ana, siamo davvero davanti a 10 minuti eccezionali per pathos, recitazione, rabbia suscitata e anche emozione. Penso a quando lei ad esempio racconta il finto sabba mentre noi vediamo immagini esattamente OPPOSTE al suo racconto, ovvero i flashback di quello che visse realmente (la notte che in realtà era pura luce, le streghe trasformate in animali che erano animali veri, la perversione che era soltanto gioco, il lauto banchetto al posto di 3 funghi in una corteccia, i demoni al posto del ricordo dei propri ragazzi e così via, tra l'altro altra scena con fotografia da urlo).
E per finite questa superba scena quel canto urlato.
Inutile dire come questa sequenza, come tutte le altre, abbia forte valenza simbolica. E' metafora di tutte quelle ragazze che, spalle al muro, preferiscono alla fine confessare qualcosa che non hanno commesso per smettere di soffrire o uscire da un incubo. E' vero che, nel film, Ana usa questo stratagemma più per furbizia che per disperazione, ma è innegabile come il simbolo venga fuori lo stesso.
Ho amato molto anche alcune trovate di sceneggiatura come quella -  proposta due volte - che ci fa prima immaginare quello che accade alle ragazze per vederlo poi, solo dopo.
Mi riferisco agli interrogatori (vediamo prima tornare tre ragazze per poi seguire Ana e scoprire come si svolgevano) e alle torture (anche qui ne vediamo tornare prima due per poi seguire sempre Ana e scoprire la terribile verità).


Tornando alle scene simboliche possiamo andare proprio ai primi interrogatori nei quali qualsiasi cosa (una risata nervosa, le gambe semi-aperte, il dialetto) vengono prese dagli inquisitori come segni di stregoneria. Anche qua siamo davanti a quel perverso gioco per cui ogni minima cosa che ai nostri occhi non ci sta bene delle nostre compagne viene "trasformata" secondo la nostra testa in qualcosa di sbagliato e punibile. Di come tanti maschi pretendano una perfezione nell'altra che ha canoni solo loro, è la "loro" perfezione (ne parlai in The Perfection).

"E tu non fai mai male agli altri?"
"Danzavate?"

domande normalissime nelle quali però, rispondendo "sì", si diventa streghe (o colpevoli in senso lato).
Ma ci sono altre due frasi emblematiche.

"Non guardarmi"
"Gli uomini temono le donne che non li temono"

Due frasi che possiamo in qualche modo anche unire insieme, anche se sottilmente diverse.
La prima è una finta autorità (nel film viene ordinato loro tantissime volte) che però nasconde sottotraccia l'opposto, ovvero una grandissima codardia, quasi un'ammissione di inferiorità. Le ragazze non devono guardarli non tanto perchè - quella è una scusante - non devono sfidare la loro autorità ma più che altro perchè occhi negli occhi quegli uomini sentirebbero il loro machismo crollare, la loro parte irrazionale e atavica (quella per cui uomo e donna sono attratti uno dall'altra) prenderebbe il sopravvento.
Non è un caso che l'unico che le guarderà negli occhi, il Giudice, perderà ogni sua vestigia istituzionale, ogni controllo, ogni dogma, ogni protezione e ogni autorità.
Ed è per questo che ""Gli uomini temono le donne che non li temono", perchè queste sanno sfidarli, sanno guardarli negli occhi, non abbassano lo sguardo alla loro presunta e autoeletta autorità. L'emancipazione fa paura, dà nervoso, le gerarchie non devono essere toccate.

Sapevo che fosse inevitabile recensendo sto film parlare a cuore aperto (e spero anche a mente aperta) di certe tematiche, del resto credo che "Il Sabba" sia stato scritto e girato davvero per questo motivo (ne sono sicuro).
Magari ho tralasciato altre cose ma sono andato dove il film mi ha trasportato.
Ci sono tante scene bellissime (loro che cantano tutte insieme nella stalla, la storia alla "Profumo" accaduta nel 1500, loro che giocano nei boschi e tante altre citate sopra, su tutte il sabba finale) in un film certo non capolavoro ma che sa colpire lo spettatore nel cuore e negli occhi.
Ci sarà un finale molto coraggioso, quasi alla Birdman, che deve essere interpretato.
Dopo tutto quello che abbiamo visto sarebbe un errore, secondo me, pensare a loro che si uccidono per "sconfitta". Anzi, sarebbe forse anche un errore pensare che si uccidano come un simbolo, da martiri.
Preferisco pensare che il loro scomparire, il loro volare, non sia una morte quanto invece il contrario, una nuova vita, una finale ed assoluta libertà, mano nella mano.


Ma in questo film che giocoforza (si parla di caccia alle streghe, è normale che il ruolo del maschio venga 100 volte penalizzato rispetto a quello della donna), dicevo in questo film che giocoforza parla male di "noi" uomini c'è anche un messaggio bellissimo, forse molto difficile da cogliere, nascosto, ma c'è.
Le ragazze sono nella stalla carcere.
Degli uomini le tengono lì, pronte ad ucciderle, pronte e farle sembrare ciò che non sono, pronte a punirle per delle colpe inesistenti.
Eppure le ragazze hanno una sola speranza.
Che i loro uomini tornino dal mare, che vengano a salvarle.
No, l'uomo non è nemico della donna.
Ci sono uomini che le uccidono, che le mortificano, che le distruggono, che le fanno sentire delle streghe, colpevoli, inferiori.
Ma ci sono anche quelli che torneranno dal mare per proteggerle, per salvarle, per amarle.
Non bisogna avere paura degli uomini, bisogna avere paura degli orchi.
E forse, tornando dal mare, saranno proprio i veri uomini il loro più grande aiuto, saranno proprio loro a ucciderli quegli orchi

7.5/8

14 commenti:

  1. Che dire, terminato poco fa la visione e ne sono rimasto estasiato. Probabilmente il miglior film visto negli ultimi 4-5 mesi. Bellissimo.

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    1. son troppo contento :)

      che poi esalto quasi tutto quello che vedo e spesso sono film che non ha visto nessuno. Quindi - anche se preferisco le critiche - avere almeno una voce competente che mi conferma che forse non mi sono esaltato troppo mi conforta :)

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  2. Terminato adesso, e subito sono giunto qui. La tua recensione é ottima, centratissima. Condivido tutto e sottolineo il prete del paese che risulta fuori sincro, eppure, anche questo passo falso, se lo è, pare messo lì per esaltare il resto, perché in un film cha fa del chiroscuro uno zenit, questo ulteriore contrasto rafforza.

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    1. ciao Antonio :)

      Sei riuscito a rendete poetico un (eventuale) difetto, mitico

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    2. ( credo che ancora devi prende la tu maglietta dal Nencioni )

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  3. Inizialmente ho interrotto la visione dopo venti minuti. Mi sono sentito addosso una sensazione di timore di malessere. Oggi ho ripreso la visione,con molta emozione, sono arrivato in fondo molto coinvolto dalla simbologia che possiamo dire ancora di attualità, basta leggere un giornale o sentire le notizie per rendersi conto che la caccia alle streghe continua ancora oggi. Per molti uomini le donne che ballano sono ancora PERICOLOSE. Fotografia stupenda, finale da interpretare, io preferisco pensare che sono volate via. Complimenti stupendo.

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    1. grazie amico

      sì, c'ho perso 20 righe su quella frase "una donna che balla" ma secondo me, come hai letto, è incredibile quanto racchiuda mille cose, quanto sia vera a potente

      e quanto, a chi più a chi meno, riguarda anche tanti di noi

      cerchiamo di migliorare, sempre

      riguardo il finale mi sono dimenticato di dire una cosa

      anche io penso che siano volate via (la terza ipotesi tra quelle che facevo) ma è interessante che proprio il giudice dica "sono volate..."

      perchè è il perfetto compimento di quello che gli è accaduto, ovvero il passare dal credere in una chiesa dogmatica e misogina a, invece, lasciarsi conquistare dal "potere" di quella donna, in maniera così rapita e definitiva che sì, le vede volare, come fossero i nuovi dei in cui credere

      davvero bellissimo, e di grande delicatezza, profondità e importanza come film

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  4. Viviamo in un mondo dove chiunque si sente offeso per qualunque cosa, dove serpeggia il male della banalità, dove revisionismo storico e memoria selettiva fanno scempio del nostro passato, dove il politicamente corretto regna sovrano, dove si valorizza il bisogno invece del merito e altre cancerogene mediocrità: in uno scenario tanto desolante, ho accolto come una piacevolissima sorpresa questo Akelarre. Perché tratta il tema della violenza di genere senza cedere alla tentazione della retorica, perché si tiene a distanza dal pantano dell'esaltazione della vittima, perché fa di tutto per non scivolare in stereotipi, luoghi comuni e falsi miti. E già questo basterebbe. Se poi ci aggiungiamo un livello tecnico altissimo (n.b. io di tecnica cinematografica non capisco niente) - dalla fotografia all'uso dei colori e della luce, a certe inquadrature che rapiscono - allora otteniamo davvero un gran bel film. E lo è davvero. Un sacco di scene strepitose. Tanti momenti significativi e carichi di senso. Condivido pienamente ciò che hai detto nella tue bella recensione. Soprattutto due punti. La pervasiva potenza di "niente è più pericoloso di una donna che bella", e il fatto che l'uomo - inteso come genere maschile - non viene demonizzato in quanto tale, perché quelle ragazze ripongono tutte le speranze di salvezza proprio nei loro uomini. E poi quel finale, sospeso e aperto, con quel salto che è un volo, non ho dubbi, sia letterale sia metaforico. Un altro scandaloso passo di quella sfrenata danza che è la conquista di sé stessi.
    :)

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    1. "Viviamo in un mondo dove chiunque si sente offeso per qualunque cosa, dove serpeggia il male della banalità, dove revisionismo storico e memoria selettiva fanno scempio del nostro passato, dove il politicamente corretto regna sovrano, dove si valorizza il bisogno invece del merito e altre cancerogene mediocrità: in uno scenario tanto desolante, ho accolto come una piacevolissima sorpresa questo Akelarre. "

      ti abbraccerei :)

      vero, tratta il tema in maniera non diretta, non banale e non scontata, anzi, ci sono delle piccole sfumature (come la ragazza che sfrutta la sua bellezza per stravolgere l'Inquisitore o come quel loro aspettare gli uomini per essere salvate) che prendono strade diverse dalla solita e stucchevole retorica sui femminicidi per cui sembra che gli uomini sian sempre dei mostri e che non ci siano state ragioni per cui quelli che invece mostri lo sono davvero hanno fatto quello che hanno fatto

      le donne sbagliano, come tutti, a volte feriscono in modo incredibile i loro uomini, li umiliano o davvero sfruttano il loro "potere", la loro bellezza, in un modo davvero brutto

      ma NIENTE di quello che fanno può permettere ad un uomo di far loro del male, anzi, nemmeno di toccarle con un dito. Io credo non sarei capace di dare uno schiaffo ad una donna nemmeno se me uccide la famiglia

      il film in questo senso racconta un pò tutto secondo me, racconta della misoginia, dello schifo dei dogmi, dei mostri, della paura della donna, della loro forza, ma racconta anche di come il genere femminile può mandare un uomo fuori di testa se solo lo vuole e anche di come ci saranno sempre uomini pronte a salvarle

      "una donna che bElla" hai scritto, un lapsus strepitoso :)

      sì, anche per me quel finale è un volo :)

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    2. Ma te stai male.. Se una donna ti uccide qualcuno tu manco uno schiaffo? Questo é reputare la donna un essere inferiore o un essere a parte.
      Un conto é non colpire una donna in quanto mediamente meno forte di un uomo, un altro é delirare verso battute del genere. Se una donna ti punta uma pistola e tu hai una pistola ti fai ammazzare per fare il cavaliere? Ma dai! Questi sono film ipocriti e stucchevoli, che parlano vigliaccamente di misoginia e sessismo in occidente dove la parità é raggiunta da decenni a discapito di paesi islamici dove la donna é inferiore é oggetto, e la legge tutela chi le picchia. Questa é l'ipocrisia occidentale che emerge in tantissimi film. Ci sono paesi dove le donne andrebbero liberate dalle oppressioni socio culturali, ma per i buonisti non si può dare contro ai poveri islamici!

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    3. "la parità è raggiunta da decenni" è il battutone dell'anno :)

      ti prego continua a commentare anche altri film che me rallegri le giornate

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  5. Attenzione spoiler per chi non ha visto il film.

    A mio parere alla fine del film le ragazze non muoiono affatto.
    Le donne basche cantano loro una canzone in dialetto che ricorda di come con la luna piena arrivi l'alta marea. Vogliono aiutarle e Ana capisce che possono buttarsi e che l'acqua sarà abbastanza alta da evitare che si schiantino sulle rocce sottostanti.
    Almeno così la interpreto io.

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    1. Certo non viene detto nulla più di questo ed il finale resta comunque aperto, noi non vediamo nemmeno il salto, le ragazze-streghe sembrano volatilizzarsi lasciando il Giudice e gli altri attoniti, come se davvero avessero assistito ad un qualche prodigio. E questo mi fa riflettere su un altro aspetto che dalla recensione di questo blog emerge benissimo. Loro sono veramente delle streghe, sono veramente magiche, in quanto ogni donna lo è, il femminile è magico, è corpo, è sensualità, è sguardo, è incantesimo. È qualcosa che fa paura e che l'uomo, misero 'babbano' non riesce a capire e vuole sottomettere. Soprattutto se le donne agiscono insieme sono invincibili. Infatti appena imprigionate sembrano prevalere diffidenza e accuse reciproche. Solo quando capiscono che evono agire insieme le ragazze riescono a mettere in scacco i loro persecutori.

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    2. Ah, vedi, te proponi un altro finale, un finale "reale" ma salvifico (cioè, si buttano ma il mare è alto)

      però mi convince poco, il finale per come è costruito è chiaramente importante e simbolico, quindi un semplice tuffo non ce lo vedo. Anche perchè non sarebbe un finale, se sopravvivono semplicemente poi le riprendono

      ecco, ora ho letto il tuo secondo commento e sì, è perfetto. Non lo dico perchè combacia tanto con il mio ma perchè è benissimo scritto ed è "vero" come pochi

      le donne sono magiche, fanno incantesimi, hanno un potere che noi non avremo mai

      e la meraviglia è quando quel loro potere o quel loro incantesimo non porta a brutture o a creare uomini mostri, ma quando porta a vivere storie bellissime

      ma non c'è paragone tra quello che loro evocano e quello che evochiamo noi

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao