8.3.21

Recensione: "Limbo" - Konstantina Kotzamani - 2016

 

Ringrazio tantissimo il mio "pusher" greco Kostas per aver portato qui da noi questo mediometraggio (solo 29 minuti) di una giovane regista greca.
Un'opera bellissima, simbolica, ipnotica, che racconta di una strana terra dove ci sono dei bambini che giocano.
Spiaggiata poco distante da loro c'è una grande balena.
Un giorno arriva però un bimbo diverso da tutti, biondo, impaurito, strano.
I bambini inizialmente lo temono, poi, però, vogliono andare a conoscerlo.

LINK PER SCARICARLO NEL PRIMO COMMENTO

Il Limbo è quella strana terra tra due confini, quello con ciò che si era prima e quello con ciò che si sarà dopo.
E' un mondo che quasi sempre viene immaginato dopo la morte e prima della seconda vita che vivremo, quella eterna.
In realtà è una condizione nella quale passiamo gran parte delle nostre vite, quella condizione nata da qualcosa che ci è successo ma che per tanto, troppo tempo, non ci porta ad una condizione nuova.
E stiamo lì, reduci da un'esperienza e senza avere la forza o il coraggio di andare oltre. Stiamo lì ancora attaccati a quello che eravamo fino a ieri e impauriti da quello che possiamo essere da domani, anche se siamo sicuri che quel domani potrà essere bellissimo.
Siamo lì, in questo limbo così umano che se ne frega di Morte e Vita, che se ne frega di Dio e di Dante Alighieri, in questa condizione di mezzo e d'attesa così difficile da scardinare.


Eppure esiste anche un Limbo ultraterreno, quello dove vagano e vivono le anime non ancora battezzate, specialmente i bambini.
Ed in questo fantastico mediometraggio di una giovane regista greca questi bambini stanno in questa terra che è essa stessa un limbo, una terra dove acqua e terra si confondono, dove le case sono palafitte nel mare, dove la spiaggia sembra in qualche modo un luogo di confine e d'approdo (come nel meraviglioso The Crescent).
Ci sono però due figure che turbano i bambini.
Una non la vediamo ma viene continuamente evocata, è quella di una gigantesca balena spiaggiata poco lontano.
La seconda è un bambino così diverso da loro, un bimbo che sembra quasi fatto di luce, capelli biondissimi, quasi bianchi, sopracciglia lo stesso. Loro sono vivi, sporchi, mori, agitati, lui sembra quasi morto, pulito, biondissimo e inerme.
Eppure i bambini hanno paura di lui, ma quella paura infantile che poi ti porta inevitabilmente alla curiosità di andare a conoscerle le cose.
Andranno a parlarci, vorranno portarlo dalla balena per, magari, svelare due misteri in uno.
Un mediometraggio con delle inquadrature straordinarie (basta la prima, nebbiosa, con quella testa di bimbo che appare in basso a sinistra, ma di indicibile bellezza è soprattutto quel campo lungo dei 12 bambini e uno che si avvicina verso di noi), con un ritmo ipnotico, con dei rumori persi nel tempo come quello delle onde, con dei continui sussurri (tutti sussurrano perchè il sussurro è forse la lingua di questa terra di mezzo, una terra dove sarebbe stato fuori luogo il rumore della vita), con un'atmosfera al tempo stesso inquietante ma anche rassicurante, come se tutto quello che stiamo vedendo possa in qualche modo essere salvifico.
E non dico questo a caso perchè "Limbo" forse (è davvero difficile capirlo) proprio di questo ci parla.
Quei bambini sono dodici, ed è impossibile non pensare agli Apostoli.
E quel bimbo biondo apparso non si sa da dove sembra veramente un Cristo.
E forse quella balena è suo padre, è un Dio morente e spiaggiato che ha "formato cuori e polmoni" per incontrare noi uomini. E per farlo ha usato quel bambino così diverso da tutti, per portare tutti gli altri fino a lui.
E sì, arriveremo a lui, in un finale magnifico che, con commozione, mi ha riportato a quello devastante di un film che amo in modo particolare, Il Superstite.
E allora magari nemmeno si parla di bambini non battezzati, ma quella piccolissima parte di terra, quella spiaggia e tre case, siamo noi, tutti gli Uomini, in ogni tempo.
Uomini che hanno bisogno di avere una guida ed essere portati verso un Dio, o una spiritualità, di cui avevano paura e che invece ha avuto l'umiltà di andare verso di loro, nel loro mondo, per dargli una possibilità.
In questo caso l'uscita dal limbo può essere vista in più modi, ma sempre in qualcosa di salvifico.
Non lo so, magari tutto questo che dico è solo una mia interpretazione, ma è questo il bello di queste opere.


Ma c'è un altro aspetto bellissimo secondo me.
Quei bambini hanno paura del bimbo "alieno" forse perchè è così diverso da loro.
L'altro, il visitatore, il diverso, fa sempre paura perchè non lo riconosciamo.
Eppure l'unico ad avere veramente paura è proprio lui, solo, inerme, incapace di capire quel nuovo posto e il ruolo che ha.
Perchè spesso ciò di cui abbiamo paura è qualcosa che ha, essa stessa, paura di noi

12 commenti:

  1. LINK PER SCARICARLO

    https://we.tl/t-I2BRskrbRG

    RispondiElimina
  2. Grazie, ma i sottotitoli si presentano come file di testo?

    RispondiElimina
  3. Questo genere di opere - ambigue, complesse, metaforiche - quando non si perdono in sterili esercizi di stile e non sfumano in banalità retoriche, aprendosi a molteplici letture e interpretazioni, ci regalano le emozioni più belle. E Limbo, a parer mio, restituisce un carico di sensazioni e sentimenti enorme, denso, capace di penetrare e restare.

    Questa sciocca premessa per dire che questo piccolo film mi è piaciuto un sacco, anche se all'inizio l'avevo inteso in tutt'altra maniera, ma alla fine, quando appare la balena, ho rivisto totalmente la mia interpretazione.

    Dunque, fin dalla primissima scena, avevo pensato che il limbo di cui si parlasse fosse la metafora di quel "luogo" del non più e del non ancora che si trova tra l'infanzia e l'adolescenza. Avevo pensato fosse una metafora del passaggio - inevitabile e catastrofico - tra due condizioni esistenziali che segnano il mutamento identitario: da "pesce" si diventa "balena" (e quindi, le domande, i dubbi, le incertezze, i timori, qualcosa che muore, qualcosa che nasce: l'infanzia che sfuma nell'adolescenza). Però poi arriviamo alla balena - in un crescendo di pathos eccezionale, accompagnati dal ronzio delle mosche - e lì ho cambiato prospettiva, grazie soprattutto a quei minuti finali travolgenti. Ed è emersa con forza la lettura escatologica di matrice cristiana, come hai ben detto tu. La balena, dunque, è il dio morente che ha bisogno di noi per avere un senso, tanto quanto noi abbiamo bisogno di lui per cercare di assegnare un significato più stabile alla nostra precaria esistenza. Il bambino albino (che a un certo punto, a casa, assume proprio la posizione di Cristo sulla croce) e gli altri bambini sono la personificazione, in questo racconto allegorico e carico di suggestioni, dello smarrimento umano di fronte alla morte (di dio), al diverso, alle inedite configurazioni identitarie, allo svuotamento di senso del nostro tempo - cose che ci portano alla "deriva" lungo certe traiettorie che non ci permettono più di riconoscerci, e quindi ci ritroviamo "spiaggiati" su lidi stranieri e sconosciuti. Una terra di mezzo, un limbo nel quale abbiamo bisogno di una guida, lo stesso dio di cui dubitiamo e che accusiamo ("perché mi picchiate?"), lo stesso dio che forse in mezzo a noi non può vivere ("le balene respirano fuori dall'acqua?"), lo stesso dio che rinneghiamo e che ritroviamo continuamente, grazie al quale forse possiamo ritornare a camminare sulle acque della nostra vita, in "un tentativo di balena" senza fine.

    PS.
    (Giuse, ho avuto diversi problemi con il link, soprattutto con il file dei sottotitoli, non so se è stato un problema solo mio, in ogni caso lo segnalo. Naturalmente, grazie per il film, ci regali sempre cose stupende) :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. parto dalla fine
      sì, purtroppo mi hanno scritto anche altri che hanno avuto problemi coi sub. E' sicuro colpa mia. Dovevo revisionare i sottotioli ma non mi apriva il file per modificarli. Allora li ho salvati con blocco note, modificati, salvati e spediti così, credo dipenda da quello

      se mi ricapita di fare revisioni (purtroppo la "squadra" dei sottotitolatori per tantissimi motivi si è sgretolata, per quello c'ho pensato io) cerco di non fare casini

      la tua prima metafora non l'avevo manco lontanamente pensata, a prescindere da quanto ci possa stare è molto bella Roberto

      "La balena, dunque, è il dio morente che ha bisogno di noi per avere un senso, tanto quanto noi abbiamo bisogno di lui per cercare di assegnare un significato più stabile alla nostra precaria esistenza. Il bambino albino (che a un certo punto, a casa, assume proprio la posizione di Cristo sulla croce) e gli altri bambini sono la personificazione, in questo racconto allegorico e carico di suggestioni, dello smarrimento umano di fronte alla morte (di dio), al diverso, alle inedite configurazioni identitarie, allo svuotamento di senso del nostro tempo - cose che ci portano alla "deriva" lungo certe traiettorie che non ci permettono più di riconoscerci, e quindi ci ritroviamo "spiaggiati" su lidi stranieri e sconosciuti."

      perfetto...
      Allora abbiamo pensato la stessa cosa, anche se io ho voluto solo dare una suggestione senza analizzare. Specialmente la figura della Balena mi aveva lasciato dubbi ma sono contento che anche te l'abbia identificata con Dio, un Dio morente che, come dici e io ho solo accennatto, è venuto sulla nostra spiaggia, sulla nostra terra, per poterci dare una risposta o una salvezza

      bellissimo e convincente anche il tuo finale. L'unica cosa che ho trovato strana è che poi alla fine non ritorniamo mai a quei bambini, non chiudiamo il cerchio con loro. Come se la storia finisse nell'incontro tra Dio e Gesù

      mi aspettavo quaqlche secondo simbolico anche riguardo "noi"

      anche in questo caso potrei sentire direttamente la regista (magari glielo chiedo) e, stavolta, sono sicuro che le "nostre" letture al 90% siano quelle reali dell'autrice

      ogni riferimento, ancora una volta, è puramente casuale ;)

      Elimina
    2. A me verrebbe da dire che la balena è il Dio del vecchio testamento. È l'immensità che incute timore che aleggia fra le acque.

      Elimina
    3. Quando scrivete ste cose ve voglio bene

      Elimina
  4. Il file dei sottotitoli è con estensione .srt.txt
    basta cancellare l'ultima estensione e lasciare .srt, poi funziona :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie!

      abbiamo scoperto l'arcano (mi hanno scritto in 3-4 che hanno avuto problemi) ma purtroppo il giorno prima che scade :)

      semmai lo ricarico

      quindi basta che cancello il .txt e non ci sono problemi, ok

      Elimina
  5. Ciao, è possibile ricaricare il link ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sì, ma ho prestato proprio ieri il mio hard disk ad un amico, non so quando me lo restituirà :)

      se qualcuno legge può ricaricarlo, altrimenti appena potrò lo faccio

      tu se puoi metti notifica a questa area commenti

      Elimina
  6. Avevo dimenticato di vederlo! l'ho visto ieri e anch'io ho pensato al Limbo come al passaggio tra infanzia e età adulta (come quel lembo di spiaggia che, in una scena, vediamo tra due specchi d'acqua).
    L'assenza degli adulti l'ho associata al fatto che questa fase cruciale, rituale, i bambini l'affrontano effettivamente come una traversata in solitario.
    E d'un tratto il noto diventa sconosciuto (bambino albino) e lo vediamo e avvertiamo ovunque, persino una banale processione diventa altro, tra timore, voglia di resistere e fascinazione insieme. Come la repulsione/attrazione verso il bambino albino, sconosciuto, diverso e insieme portatore di simboli che dovrebbero affrancare e condurre verso una sorta di grande spirito (la balena), arrivato da un altrove imparando il nostro stesso respiro.
    Balena metafora di un dio, visto i simboli, da cui ci si sente attratti e insieme si teme, come verso il suo giovane messia. Un dio portatore di risposte a cui alla fine i bambini non si avvicineranno e che finisce per rivelarsi non all'altezza di sollevare nè dare risposte e che giace inerme, enorme sulla spiaggia.
    Oh poi magari non c'ho capito un cazzo, e ci sta 😅

    A parte il mio sentimento c'è un'enormità di simboli cristiani, forse troppi... Come per il numero dei bambini, 12, che è numero fortemente simbolico, non solo nel cristianesimo: 12 fatiche di Ercole, 12 cavalieri tavola rotonda, 12 gli dei dell'Olimpo, 12 i segni zodiacali anche nell'astrologia cinese e indiana, 12 i mesi dell'anno... e 12 l'età in cui in molte culture si affrontano riti iniziatici per diventare adulti. Sarà un caso?

    Ah, ma l'avevate detto che il secondo operatore di macchina è Yorgos Zoi?

    RispondiElimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao