31.3.21

Recensione: "La Trilogia di Lupin III di Takashi Koike" - Anime e Core, la grande passione per l'animazione giapponese - 12 - di Enrico G - Su Prime



Dodicesimo appuntamento con Enrico che torna per la seconda volta sul mitico Lupin.
Lo fa perchè su Amazon Prime sono disponibili tre mediometraggi (sui 50 minuti l'uno) molto recenti che hanno entusiasmato il nostro giovane appassionato di Anime.
Vi lascio prima alla sua premessa, poi alla sua premessona e poi alle 3 recensioni dei singoli film


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La lapide di Jigen Daisuke, Il getto di sangue di Goemon Ishikawa, La bugia di Fujiko Mine. Tre mini film (da 50 minuti) su Lupin III, o meglio, tre istantanee sulla sua scalcagnata banda. Personaggi assurti ormai al Pantheon degli anime, giustamente meritevoli dell’occhio appassionato e al contempo sfacciato di un regista che nel suo campo è un piccolo maestro.

Disponibili su Prime. Spoiler minimi.



Lupin terzo, dalla nascita nel 1967, non se n’è mai andato. Film televisivi con protagonista il simpatico ladro sono usciti ogni anno, ma ci voleva davvero qualcosa di speciale avvicinandosi al 50esimo anniversario. Le prime avvisaglie sono arrivate con la miniserie dedicata interamente alla compagna/avversaria di Lupin, la Donna chiamata Fujiko Mine. Non l’ho vista, ma sembra che sia nel look che nelle intenzioni dovesse riagganciarsi a quando tutto cominciò, con le tavole schizofreniche, al limite dello scarabocchio, del creatore Monkey Punch. Insomma, pare che parlando di Lupin non ci sia scampo dai paragoni con l’ispirazione James Bond: anche la famosa serie cinematografica, quando perse slancio negli anni ’80, si volse nuovamente ai libri di Ian Fleming per ritrovare carattere. Idealmente questa rivoluzione alla romana (cioè che guarda al passato per rinnovare il presente) dovrebbe essere proseguita dai tre mediometraggi in questione, forniti di tutto il necessario per il fan di Lupin della prima ora: avventura, violenza, tensione, e il giusto pizzico di erotismo.

Questi però sono parte di un’unica creatura, modellata sui tre comprimari classici della saga: Jigen, Goemon e Fujiko (a dirla tutta ci sarebbe anche Zenigata… quarto capitolo in arrivo?). Lo stile varia, da cervellotico e adrenalinico per il pistolero, più cupo per il samurai, più sensuale per la ladra; ma tutto è collegato dalla pennellata di Takeshi Koike, già character designer della citata miniserie. Per chi non sa chi sia, solo l’allievo del mio regista preferito nella storia dell’animazione, nientemeno che Yoshiaki Kawajiri. E il più promettente, a giudicare dal curriculum. Chi non si fida delle raccomandazioni infatti, dovrebbe ammirare il suo meraviglioso World Record, un corto di quella antologia di tesori animati chiamata Animatrix (spin-off del famosissimo film dei Wachowski). Probabilmente è meglio conosciuto per il lungometraggio Redline, arrivato anche in Italia, quindi ci troviamo già davanti ad un talento multiforme, capace di lavorare con qualsiasi tempistica della macchina cinema. Riuscire poi ad incanalarlo in una serie longeva e dai cardini solidi come rocce quale è Lupin, vuol dire essere davvero un genio.

Funziona a meraviglia, diciamolo. Lupin è sempre quello, giacca blu in linea con le ultime due serie, la faccia da schiaffi e la voce, ormai consolidata da più di un decennio, del bravissimo Stefano Onofri. Ma è pure un Lupin straordinariamente retrò, a partire proprio dalla collocazione temporale di metà anni ’70. Tempi in cui Lupin e Jigen erano freschi compari, agli albori di una splendida amicizia (quasi un caposaldo del primo anime) ma formalmente in rapporti di affari. Anche Goemon vive in una specie di versione alternativa di sé stesso, durante la caccia a Lupin ma prima della nascita della loro collaborazione. Fujiko è l’unica con un’avventura tradizionale, non fosse per il suo assoluto protagonismo, che più o meno conferma tutto quel (poco) che sappiamo sulla ladra.

Un restyle impossibile da non amare, che coinvolge anche la colonna sonora jazzissima, un vero capolavoro: per una volta hanno lasciato in pace il decano compositore Yuji Ohno, quindi le musiche sono molto più fresche del solito (ancora una volta, niente di nuovo: per il rinnovo Bond, con Solo per i tuoi occhi, avevano chiamato Bill Conti per svecchiare la saga dalla costante presenza del maestro John Barry). Ma basta con questi dettagli panoramici, direi di passare ai singoli film.


 La Lapide di Jigen Daisuke




Ho sempre sospettato che Jigen fosse il mio personaggio preferito della cumpa. Adoro il personaggio del solitario pistolero, che qui più che mai digrigna quella faccia da James Cogburn e sprofonda lo sguardo nelle tese sconfinate del suo fedora, non ama i lavori di squadra e dà l’impressione di poter persino ficcare una pallottola nella schiena di Lupin per una parola di troppo.

La Lapide di Jigen Daisuke, d’ora in poi mia opera topica per il personaggio, ne è la conferma definitiva.


Ovviamente non cambierà il mondo dell’animazione o del cinema in generale, non è rivoluzionario nella narrativa o tematiche, lo è relativamente al suo ambito, la saga di Lupin. Guardando un prodotto a caso dalla lista ci si aspetta tutto tranne che una trama eccelsa (eccezione, il Castello di Cagliostro) da thriller hitchcockiano o poliziesco coreano. Lapide non fa eccezione, per via di qualche smussatura da operare a livello di sceneggiatura. Ciò che rende un Lupin III meritevole è la scrittura dei personaggi, l’effetto sorpresa, ma soprattutto la capacità di legare il tutto senza strabordare. La ricetta è in fondo sempre quella, sarabande di rapimenti, inseguimenti, tecnologie irreali o anacronistiche, sparatorie, mascherate. Tutte cose che, scollate dai rapporti di causa-effetto, possono annoiare a morte, come succedeva in alcuni special annuali, paradossalmente aggravati dal ritmo indiavolato. Anche con le libertà che concede l’animazione bisogna andarci piano: un personaggio, anche fatto di linee e colori, deve poter morire, altrimenti perché lo spettatore dovrebbe preoccuparsi per lui? Devono essere i simpatici ladruncoli che tutti amiamo a latitare, non la tensione.


Takeshi Koike riesce nell’impresa di tenere tutto assieme. Anzi, scommette con lo spettatore di poter fare molto di più: uccidere Jigen Daisuke, una delle pietre angolari della saga (in un prequel, per di più!). Jigen muore, anzi è già morto, fin dalla prima, bellissima tavolozza, questo cimitero dalle testate spropositate e cielo rosso sangue, dove un uomo posa un fiore s’una tomba, la tomba di Jigen Daisuke. È un po’ la scommessa che faceva un altro franchise da me molto amato, Kuroshitsuji, nel bellissimo OAV Book of Murder: sappiamo che tu, spettatore, conosci a menadito le regole, ma noi ti freghiamo lo stesso.


Eppure si respira un clima familiare, per come il pistolero sia fin da subito, come nel manga, molto fedele al proprio ruolo: il solito uomo d’azione prima che di pensiero, aggressivo, impulsivo (proprio questo lo rende formidabile in coppia con Lupin, la mente del duo); tutto molto settantino, coll’inizio che fa tanto Castello di Cagliostro: Lupin e Jigen sono in lizza per un ottimo colpo, quando inciampano in una leggendaria figura del sottobosco criminale e una trama molto più grande del previsto. Da lì, fuochi d’artificio. Anche eccessivi in un primo momento: in 10 minuti succede veramente di tutto, la base per le rivelazioni finali, almeno tre sottotrame politiche (la cantante, i due paesi divisi, il coinvolgimento di un terzo), il furto della gemma, l’introduzione del villain, una sparatoria che stiracchia parecchio la sospensione dell’incredulità, e il film claudica un po’. Per fortuna c’è Koike con la sua mano ferma a gestire il succo della storia, mentre i dettagli li piazza sottobanco come un trafficone consumato, e quando questa parte, è inarrestabile. E c’è Yael Okuzaki, il cattivo più bello della trilogia, uno dei membri di diritto dell’Olimpo della saga. Forse il meno profondo, ma tutto ciò che lo riguarda è dannatamente affascinante, dalla sua dedizione meccanica al lavoro di sicario, anche attraverso la maniacale eleganza, ai curiosi vezzi come il dado e i proiettili segnati. Una versione crudele e avanguardista di Jigen, il pistolero fuori dal tempo per eccellenza. Era ovviamente lui il figuro al cimitero, poiché talmente sicuro di avere la meglio sulla prossima vittima da far preparare le lapidi in anticipo. Inutile dire che anche Lupin e la bella del suo cuore finiranno nel mirino (bellissima la dedica sulla tomba di lei, “Fujiko Mine: for all men, femme fatale”).

Ma meglio non dire di più, perché Lapide è un crogiolo di sorprese, incapace di mollare un ritmo e situazioni calibrate al millimetro, riuscendo a muoversi tra complotti, liste che valgono milioni, strani festini alla Eyes Wide Shut, preziosi sgraffignati. Addirittura, si permette il lusso sul finale di strizzare gli occhi ai fan di Lupin della primissima ora, dopo aver disseminato indizi nelle scene del club, senza che nemmeno se n’accorgessero. E dopo i crediti, accompagnati dalla fantastica canzone Revolver Fires, forse il tema definitivo per il personaggio titolare, anche a solleticare l’appetito per ciò che verrà.

Nulla di tutto questo sarebbe stato altrettanto godibile senza un meraviglioso Jigen, catturato per la gioia di noi spettatori in un ritratto memorabile. Solo un rude pistolero, un mozzicone storto che sporge da un pizzo brizzolato. Egli ha “solo bisogno di fumare una sigaretta in pace con me stesso”.

Jigen è morto, evviva Jigen.


Il getto di sangue di Goemon Ishikawa




Dopo l’altissimo esercizio “lupeniano” di Lapide, Koike deve aver deciso di rilassarsi, tornare su sentieri più conosciuti. Questo dei tre è forse quello che più ricorda, in positivo, la serialità con cui Lupin è nato. Non fosse per l’animazione molto fluida e moderna lo si potrebbe benissimo vedere ai tempi della giacca verde, come episodio speciale, diviso in due per rientrare nei tempi televisivi; ha addirittura la perfetta transizione in nero giusto a metà, presente anche nel lavoro anteriore, dove però visto il taglio cinematografico dava molto più l’idea di un film in due atti. Anche la trama sembra un classico hard boiled tanto in voga negli anni ’60, declinato in quel modo e quel luogo particolarissimo, il Giappone ovviamente, di cui era maestro il grande Seijun Suzuki (in un certo senso è un cerchio che si chiude, visto che il sensei si prestò a dirigere un film di Lupin, L’Oro di Babilonia).

Mentre rapinano una nave casinò, appartenente ad una cosca mafiosa, Lupin, Jigen e Fujiko mancano di poco un cacciatore di teste, mandato sulle loro tracce da un ignoto potente. Questo veterano dell’esercito americano, dato per morto anni prima, rispunta per dargli la caccia quando di mezzo si mette Goemon, in cerca di vendetta per il capomafia suo superiore, che lo yankee ha incidentalmente fatto morire.

Assolutamente diverso da Lapide, che si concentra molto più sulla storia, insinuandosi in ogni suo più piccolo rivolo per creare mistero, tensione, umorismo, stimolo intellettuale, in una serie infinita di messa in piedi-ricompensa. Getto di sangue è un anime di immagini. Di scene, grandiose scene. Come tacche su una katana, esibisce una rapina “piratesca”, la corsa in strada coi tronchi cadenti, almeno un paio di momenti di inaspettata professionalità di Zenigata, la presa di coscienza di Goemon in balia delle forze della Natura, il campo col corteo di ombrelli neri, il confronto finale al tempio buddista. Alcune sono veramente esagerate, come la suddetta presa di coscienza. Ricordo volentieri il discorso già fatto sulla tensione che un personaggio animato dovrebbe mantenere, qui buttato fuori dalla finestra in sequenze d’addestramento assurde (lo squalo balena salta fuori per 50 metri e lo sfiora appena con un dente?) o che ucciderebbero chiunque (l’albero giù per la cascata). Occasionali momenti rilassati, come il trio che si sbronza davanti alla pila di bigliettoni, accompagnano dal mare alle coste montuose del Giappone quello che di fatto è un lunghissimo inseguimento, cominciato dalla prima inquadratura e finito a pochi minuti dai crediti.

Il cacciatore, Oak, che coi suo denti di metallo cita pure Jaws (non il film di Spielberg, ma l’inscalfibile henchman di La Spia che mi amava) smuove tutto con una forza che ha del prodigioso, come il ritorno dalla sua tomba nel Pacifico. Ciò che lo rende però davvero terrificante è il modo di inseguire la preda, con l’ostinazione, la naturalezza e la goffaggine di un bambino, allo stesso tempo intriso di una furbizia spietata.

Una perfetta controparte per Goemon, il samurai, il cui atteggiamento cupo e ieratico contagia tutto il film. Innanzitutto quel titolo, da prendere assolutamente alla lettera. Questo è forse uno degli anime più impressionanti che abbia mai visto, per la consistente presenza di sanguinolente mutilazioni. Il rosso liquido della vita scorre a fiumi, da spalle sfregiate, braccia scorticate, decapitazioni, arti mozzati, che scoprono senza censure i muscoli, nudi e pulsanti. Non si raggiungono assolutamente vette di perversione violenta e inutile stile Elfen Lied, ma bisogna ricordare che Lupin III non è stato mai concepito come un cartone per bambini e qui abbraccia quei larghi come mai prima d’ora.

Ma la maturità è ancora più tematica. Se vogliamo, lo scontro tra questi due uomini è una scusa per parlare del maschio in generale. Anzi, non esistono personaggi femminili qui, persino Fujiko esce di scena, per non tornarci mai più, scuotendo la testa alla stupidità maschile. Della sua ostinazione che sconfina in capriccio, della sua competitività, forse persino della propria idiozia, come dice Lupin. C’è anche il rovescio della medaglia: l’attaccamento al proprio ruolo e la propria dignità, il rispetto, l’amicizia.


I primi persi da Goemon assieme alla lussuosa fodera della spada, ritrovati con la costruzione di quella umile, di legno, come tutti la conosciamo ed amiamo. Il terzo, parte di quella parvenza di umanità che persino Oak possiede, e che esploderà in un momento magistrale nel confronto con Goemon. La quarta, ovviamente è quella che scalda questo cartone, tra Lupin e Goemon, per quanto estremamente indiretta (è il rovescio di quella con Jigen in pratica) e qui ritratta ai suoi timidi albori. Diciamo, tra il quinto e il settimo episodio della prima serie, come si evince dal rapporto che comincia a nascere tra il ladro e il samurai, quest’ultimo avendo già mollato il suo maestro Momochi (che viene citato proprio all’inizio). Sembra davvero di essere tornati al ladro in verde di Maasaki Osumi, e non può fare che piacere.

 

La bugia di Fujiko Mine




Duole un poco che si finisca con il minore tra i lavori di Koike (ripeto, può sempre rifarsi con un film su Zenigata che guarderei di filato), anche perché parliamo di una spanna sopra lo speciale medio di Lupin, e non vorrei dare l’impressione di ritenerlo scarso. Leviamo subito i difetti di mezzo, così non ci si pensa più: i personaggi. Ovviamente la protagonista assoluta è Fujiko, come prima lo sono stati Goemon e Jigen. Con i due amiconi di Lupin si aveva però una certa presenza di colorite comparsate: i villain in primo luogo, qui i più deboli della trilogia. Ma anche il resto della banda stessa, in Lapide perfettamente bilanciata, e che in Getto di sangue aveva i suoi precisi ruoli: levarsi dalle scatole terminata la loro utilità (Fujiko) o non intervenire per espressa necessità della narrazione (Lupin e Jigen). Questi ultimi, in Bugia, sono presenti tutto il tempo senza fare letteralmente nulla, se non agevolare la spiegazione della sorpresa finale (un colpo di scena ben architettato, va detto). E poi c’è quel bambino che ragazzi, ho sopportato a malapena. Avere bambini nel cinema è un coltello a doppio taglio, presenza che di solito odio ma se fatta bene può portare grandi risultati. Ha già funzionato proprio con Lupin III, nel cultissimo film Le Profezie di Nostradamus, dove il grande ladro è affiancato da una pestifera bambina, che avevo letteralmente adorato. In sostanza è un fallimento di Koike.

Parlando dei villain, c’è un problema di verosimiglianza. È Lupin, si può accettare quasi tutto, ma come detto con Jigen il problema è come viene venduto e non cosa viene venduto allo spettatore. Qui viene fatto abbastanza male, con questa sorta di ultraumano chiamato Binkam, assassino che sembra avere poteri sovrannaturali (curiosità: in originale ha la stessa voce di Light Yagami di Death Note), per cui tirano fuori all’ultimo minuto una spiegazione che non convince manco per sbaglio. Ormai poi è la terza volta che rifilano il sicario apparentemente imbattibile allo spettatore, senza nemmeno la soddisfazione di intravedere quel filo tanto cercato, un mandante nemico di Lupin a legare l’intera trilogia. O meglio, io posso immaginare chi sia, ma chi non ha mai visto la Pietra della Saggezza? Consiglio spassionato, concentratevi sui sicari, lasciate perdere le motivazioni dei loro superiori, e vi godrete tre fantastici filmetti che reggono benissimo da soli. Sì, perché per tutto quello che gli ho tirato dietro, anche La Bugia di Fujiko Mine è fantastico. Anzi, dopo averlo visto più di una volta, è decisamente quello che mi è maggiormente cresciuto dentro dei tre.

L’animazione come al solito è molto sporca, ma piena di personalità.


Adoro dettagli come le dita o le gambe lunghissime in animazione (il paragone migliore che mi viene in mente è xxxHolic delle CLAMP), mi affascina non aver mai capito se sono frutto di un semplice estro artistico o un trucchetto per dare maggiore personalità ai personaggi. Di certo funziona, specie se abbinato come nel personaggio della cattiva secondaria Carla, a degli occhi femminili allungati e stretti come feritoie (qui sì che si vede l’impronta del sensei Kawajiri). Un peccato non aver sfruttato maggiormente il potenziale di lei e il suo compare, ma come ho detto i personaggi sono un po’ il tasto dolente del film. Rimane la nostra fantastica ladra protagonista, che a proposito, dopo quarant’anni con qualche discontinuità è ancora doppiata da quella leggenda vivente di Alessandra Korompay, come fosse il primo giorno.

È anche molto “malleabile” il disegno, il che consente una manciata di scene d’azione fenomenali. Ne è proprio Fujiko l’eroina indiscussa, che pur non lesinando la sua consueta quota di moine e sotterfugi, si lancia in vere e proprie scazzottate a mani nude o all’arma bianca. In particolare quella finale andrebbe incorniciata, per la sua fisicità, quasi sessuale, che emana. D’altronde Fujiko vince così come ha sempre vinto, “bellissima ma velenosa” (una metafora impossibile da non mettere, lo concedo), sugli uomini. Mi piace pensare che davvero abbia affrontato tutte quelle pene solo per i soldi, perché lei è così, ruberie, pericoli mortali, quella è la sua vita e non la cambierebbe per nulla al mondo. Non si tratta di volgare benessere materiale, ma di soddisfare le proprie brame solo per il gusto di passare alla successiva.


Anche Binkam, forse il meno interessante di questa trilogia, rimane comunque una bellezza di cattivo. Il più inumano, quasi immortale e spietato, con cui è impossibile empatizzare, risulta anche quello più tragico di tutti. Ciò che gli succede, e gli viene inferto, rimane sepolto in chiunque sappia cosa vuol dire essere uomo.


C’è da chiedersi se quello che prova Binkam non sia una mera attrazione sessuale. D’altronde però, così funziona per Fujiko: quel che va oltre il suo corpo, come il carattere, la personalità, sono solo puntini luminosi che squarciano un manto di oscurità, la bugia che mette in piedi per gli uomini: la Bugia di Fujiko Mine, appunto.

15 commenti:

  1. Anche per me il personaggio preferito è Jigen e lo associo ad una famosa canzone degli Stadio che dice così: "Sotto l'ombra del cappello, non ti fa capire mai, se tira fuori il suo coltello (in questo caso Revolver), o ti chiede come stai"😀

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    1. Jigen tutta la vita ;)
      Belli quei versi, praticamente un'altra versione di Revolver Fires, che esordisce proprio con "Dressed in black / with slanted hat / no one knows / what you see"

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    2. La canzone è "Grande Figlio Di Puttana" degli Stadio. Musica leggera... anzi leggerissima (per dirla come il successo sanremese), ma ben suonata perché gli Stadio sono ottimi musicisti e ai tempi c'era ancora Ricky Portera alla chitarra.

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  2. Certo che anche da te Lupin lo seguono in pochi eh..n

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    1. Dici per i commenti? Ah, ci sono certi miei pezzi che sono a quota 0, è già una soddisfazione vedere che da un po' c'è sempre almeno uno di quei 4/5 "affezionati" a commentare. Poi magari la gente legge pure senza commentare, e ovviamente mi dispiace un poco, ma dico sempre che se almeno una persona vede ciò di cui parlo spinta dai miei consigli il mio obbiettivo è compiuto.
      (Su Lupin in particolare non so come vada la moda, magari ultimamente non se ne parla molto. Non avendo social non sono di quelle cose su cui ho controllo hahaha).

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  3. Ciao Enrico:)
    Già ti avevo espresso il mio apprezzamento per la prima puntata della tua "rubrica nella rubrica" dedicata a Lupin, che aveva ridestato in me un amore sopito, e con questo nuovo appuntamento non posso che confermare quanto di buono c'è nel tuo lavoro di approfondimento e decostruzione dell'universo lupiniano.
    Dunque, per ora ho visto solo "La Lapide di Jigen Daisuke", e l'ho apprezzato molto. Dopo Lupin, per il quale nutro un amore inestinguibile, Jigen è il personaggio che mi ha sempre attratto di più. Innegabili sono il suo carisma e il suo fascino, che lo rendono unico. E confesso anche la mia profonda simpatia per Zenigata, a cui voglio un gran bene - e ricordo anche il momento in cui cominciai a guardarlo con crescente affetto: era un episodio di non so quale serie in cui lui si disperava un sacco per quella che credeva fosse la morte di Lupin.
    Appena riesco, recupero gli altri due film che ci hai presentato ;)

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    1. Ciao Roberto :)
      Grazie per i complimenti, alla fine è tutto dovuto alla passione che m'ispira questa serie, che attraverso più di 5 decenni ancora non smette di stupire. Merito ovviamente di questi personaggi intramontabili, per me (ma l'avrai letto) Jigen in primis. Sarà il carattere chiuso in cui posso immedesimarmi, benché non possa vantare lo stesso carisma hahaha ;)
      Mi hai fatto tornare vaghi ricordi di quell'episodio, tuttavia non posso aiutarti con il titolo purtroppo. Non è raro comunque che Zazà mostri un lato più che tenero verso il ladruncolo che di fatto costituisce la sua ragione di vita. Ricordo anche un episodio dove Lupin scappa di prigione sfruttando questa debolezza, e ovviamente non posso consigliarti abbastanza Il getto di sangue di Goemon Ishikawa se vuoi vederti un grande Zenigata (in attesa di un eventuale film dedicato di Koike).
      Ti assicuro comunque che tornerò almeno un'altra volta su Lupin, questi due pezzi mirano inevitabilmente in una certa direzione. Certo aspetterò un po' per evitare di scadere nella monotonia hehe.
      Ancora grazie Roberto, ci sentiamo/leggiamo.

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  4. Mi ci son voluti quarant’anni o circa per vedere le tette di Fujico /Margot , devo solo ringraziare te Enrico.
    Buona Pasqua a tutti.
    Comunque l’episodio migliore è il terzo ..dopo leggo la tua recensione per intero per capire che c’ha di così debole secondo te!
    Ciao

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  5. Sei un mito Max, che metti le tette di Fujiko e il buona pasqua nello stesso messaggio. E comunque per farla vedere al naturale non hanno resistito nemmeno un film, ti bastava una copia non censurata de La Pietra della Saggezza.

    Il terzo film è quello che mi è cresciuto dentro, l'ho detto, ma lo ritengo comunque il più debole. Casomai sei tu Max che vedi Fujiko e non sei più obbiettivo hahaha.

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  6. Ciao Enrico.
    Allora non so se son di parte perché ho sempre amato il personaggio, ma tra i tre episodi preferisco sicuramente il terzo.
    Al di là di Fujiko è quello che ho trovato più vicino al mio gusto personale...alle animazioni “ sporche” come scrivi te delle prime serie tv di Lupin.
    Nei primi due film le animazione ( soprattutto il primo) le ho trovate un po’ legnose...più definite ma poco fluide.
    In La bugia ho trovato più storia ...più completezza.
    Secondo me potrebbe benissimo essere considerato un film a se stante , indipendentemente dalla trilogia di cui fa parte.
    Non so bene te cosa intendi ..per me la bugia di Fujico consiste nella sua affermazione che non ama i bambini.
    O meglio che non si sia affezionata al piccolo Gene quando poi dopo aver preso i soldi affronta Binkman per toglierlo definitivamente di mezzo e salvare il bambino dal sicario...che altrimenti non l’avrebbe mai lasciato in pace.
    La Lapide l’ho trovato noiosetto, il Getto di sangue ,me piaciuto molto il Villain che sembrava il nonno di Heidi con la dentiera di ferro ahaha!!
    Però dai le scene splatter devo dire che sono state ben dosate non eccessive.
    Che altro dirti?
    Essendo per lo più “ legato” alle prime serie televisive rivedere quei personaggi comunque un po’ cambiati mi ha fatto un certo effetto.
    Lupin è meno scimmiesco di come lo ricordavo , Zenigata non è lui ..è irriconoscibile.
    Il doppiaggio cambiato..tranne Fujico son tutte cose che inevitabilmente influiscono sul mio giudizio.
    Però un quarto episodio lo vedrei più che volentieri.
    Alla fine di sti tre film manca sapere chi sta dietro la fabbrica dei sicari..quale organizzazione manovra tutto.
    Complimenti per la recensione e la passione che ci metti e che riesci a trasmettere...quando scrivi.
    Si sente tutta.
    A presto



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    1. Eccomi Max.
      Innanzitutto mi ha fatto un grande piacere sapere che hai visto tutti e tre i film, davvero. Poi che avessi le tue preferenze è inevitabile, sono pellicole così diverse per protagonisti e tono, l'unica cosa che li unisce davvero è il filo conduttore dei tre sicari.
      A proposito, se vuoi posso dirti chi sta dietro a tutto questo, ma non risponde a chissà che dubbio. Come ho scritto in recensione è più un occhiolino ai fan di lunga data. Lo spettatore medio meglio che se ne freghi delle motivazioni e si goda i tre come episodi staccati l'uno dall'altro.
      Tornando alla Bugia, trovo la storia molto bella, ma non del tutto soddisfacente. Voglio dire ok, Binkam può controllare la mente con la tossina del fiore. Ma come diavolo fa a "spararla" fuori? Come riesce a creare tempeste di sabbia? E se è umano, visto che la "maledizione" è solo una finta, come sopravvive ad un auto che lo investe senza battere ciglio?
      Sono domande a cui non viene mai data risposta, forse perché si rifà proprio alla serie della giacca verde dove succedevano le cose più improbabili... rimane il fatto che se metti in scena delle cose non credibili, devi almeno presentarmele come credibili.
      Per esempio Oak, una volta che hai appreso che è superforte e ha la scorza dura non è che ti fai domande su come riesce a fare quello che fa. Comunque sì, lui è proprio il nonno di Heidi hahaha. Ti giuro che volevo scriverlo anche in recensione, ma alla fine ho scelto un altro paragone ;)

      Sul fatto che Fujiko tenga a Gene non ci metterei la mano sul fuoco... è vero che l'ha ricongiunto col padre, ma gli ha pure rubato ciò che aveva messo via per l'operazione al cuore. Una volta ottenuti i soldi era diventata lei il bersaglio di Binkam, l'ha sconfitto per chiudere i conti con lui. E come dice sul finale a Lupin, "meglio avere un altro uomo che quando crescerà potrò manipolare... come faccio con te".
      Insomma, a me piace pensare che davvero fosse tutto per i soldi. La sua Bugia è quella che racconta a chiunque (di volersi solo occupare di Gene come una madre) per raggiungere il suo obbiettivo. Ad ognuno la sua interpretazione comunque ;)

      Le scene splatter per Goemon sono state ottimamente dosate, non sembrano mai gratuite. Potrebbero impressionare qualcuno per la fantasia delle ferite, d'altronde non vedi tutti i giorni una spalla scarnificata. Non capisco invece cosa intendi per Zenigata, a me è sembrato sempre il solito, incorruttibile, ossessionato da Lupin, forse un po' più serio del solito, come nei primi episodi della serie verde. Però capisco che se non si è seguito Lupin negli ultimi anni può essere straniante sentire nuovi doppiatori, per me tutti bravissimi.

      Grazie come sempre dei complimenti, sapere che trasparire il mio amore in materia mi è di grande conforto. In fondo ci sono poche cose per cui ho una passione paragonabile agli anime, e ci sono pochi personaggi negli anime per cui ho una passione paragonabile a Lupin e la sua banda ;)
      A presto.

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  7. salve a tutti, ma da come finisce il terzo e da come si intersecano i tre film alla fine non dovrebbe essercene un quarto finale?? sto impazzendo XD

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    1. Ciao, guarda, le connessioni tra i tre film sono molto leggere, si riducono a poco più che una citazione ad un vecchio film di Lupin, ma di fatto sono a se stanti.
      Però sono felice di annunciarti (l'ho scoperto io stesso poco dopo averlo caldeggiato nella recensione) che il quarto film ci sarà, e avrà per protagonista Zenigata. Ho sentito dei rumor persino su un quinto capitolo dedicato a Lupin, ma se vuoi sapere come la penso è già stato raccontato alla grande in questa trilogia (futura quadrilogia), quindi preferirei che Koike si dedicasse ad altri progetti per il futuro :)

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    2. beh se ne facessero uno anche su zazà non sarebbe affatto male, poi con il maestro koike mi va bene tutto. in ogni caso il dubbio che mi ha portato a farti la domanda deriva dalla presenza di mamoo e dal fatto che tutti i rispettivi avversari sono presenti nel finale del film di fujiko. ho scavato un po e ho trovato "La pietra della Saggezza", primo lungometraggio del '78, a mio onesto parere CAPOLAVORO.(Grazie per la risposta comunque)

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    3. Penso che Koike saprebbe vendermi qualsiasi trama, ma una incentrata su Zenigata dopo decenni di ruoli relativamente marginali è un sogno che si avvera, per me verrà fuori una bomba.
      Sì, Mamoo è l'eminenza grigia dietro tutto quello accaduto nella trilogia, ma potrebbe esserci stato chiunque al suo posto, hanno scelto lui per fare contenti i fan duri e puri ;)
      Opinione più che onesta la tua, perché la Pietra della Saggezza è un capolavoro assoluto, senza se e senza ma. Non è solo il migliore film di Lupin, è uno dei miei film d'animazione preferiti di sempre, punto. Prima o poi su questa rubrica ci farò la recensione definitiva (o almeno ci proverò hahaha). La pianifico ormai da un po', magari ne discutiamo meglio lì, anche delle strizzate d'occhio che ha inserito Koike nei suoi lavori.

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao