1.4.21

Recensione: "Calls" - Le serie tv de Il Buio in Sala - Su Apple TV

 

Una minuscola serie tv capolavoro.
Due ore e mezza soltanto in cui non vedrete nessun attore, nessun luogo, niente.
Sentirete solo persone telefonarsi mentre sullo schermo appaiono delle onde radio, dei giochi grafici "emotivi" che renderanno ancora più pazzesca l'atmosfera.
Stanno succedendo cose incredibili e terribili nel mondo. Il tempo sembra collassato, al telefono il passato parla col futuro, la gente comincia a morire in modo mostruoso per delle ragioni che solo poi capiremo. Un fantascienza solo audio che nasconde dentro un significato talmente potente e bello che si fa davvero fatica a vederne la grandezza.
Una delle esperienze più coinvolgenti che io abbia mai fatto.

CONSIGLI DI VISIONE

1 Vedete tutta la serie in un'unica sessione. Oltre a non perdere l'atmosfera potrete trovare dei piccoli legami tra i vari episodi, legami che in visioni distanziate è quasi impossibile notare
2 Vedete la serie da soli o al massimo in due, deve essere un'esperienza immersiva
3 Vedetela, se potete, di notte o comunque al buio
4 Non cambiate episodio quando cominciano i titoli di coda, a volte ci sono cose inserite tra di essi
5 Il doppiaggio italiano è fantastico. Quindi, non essendoci attori, io quasi vi consiglio di sentirlo in italiano, ne resterete più coinvolti (se sono solo voci è normale che ascoltarle nella propria lingua dia un impatto più forte ed immediato) e potrete anche migliorare il vostro inglese, visto che sullo schermo vedrete le conversazioni in lingua originale

QUANDO COMINCIANO GLI SPOILER SARETE AVVERTITI NELLA RECENSIONE


 Sarebbe bello e credo anche interessante chiedersi se i film, le serie tv o il cinema in generale siano qualcosa che è già stato, qualcosa che è o qualcosa che, semplicemente, accade.
Qualcosa che è già stato, un prodotto fatto in precedenza da qualcuno e in cui poi, casualmente o no, finisce gente per vederlo e giudicarlo.
Qualcosa che è, ovvero qualcosa con cui comunque stabiliamo un rapporto di sincronismo temporale, nel senso quel film a prescindere da quando sia stato realizzato in quel momento è lì con noi, anche se "lui" è nel passato mentre il nostro giudizio sarà nel futuro.
Oppure semplicemente il cinema è qualcosa che accade, qualcosa che ha la sua massima espressione e senso di esistere solo nel tempo in cui le due vite, la nostra e la sua, si incrociano, solo in quel tempo sincronico.
Vedete, questi discorsi strambi hanno una doppia valenza nel parlare di questo capolavoro.
La prima ragione perchè la stessa serie è tutta giocata sul Tempo, su quello che accade o è già accaduto, sul futuro che parla al passato o il passato che parla al futuro, sulla compresenza di più temporalità.
Ma è anche importante perchè per giudicarlo io non me la sento di farlo con quello che Calls "è" nè con quello che Calls "è stato", ma solo nel modo in cui questa serie "mi è accaduta".
Per questo, per quanto conti, il mio voto è 10, perchè il tempo in cui io e Calls siamo esistiti insieme è stato magnifico, indimenticabile, perfetto.
Che poi, se ci pensate, la nostra stessa vita è spesso una brutale, spesso devastante, spesso impari, spesso non lucida, contrapposizione e scontro tra il giudicare cosa ci accade nel momento in cui ci accade, fare invece un'analisi del contesto in cui è accaduta o, peggio ancora, rileggerla giorni, mesi o anni dopo.
Quell'ora meravigliosa passata con la nostra ragazza, quei 60 minuti perfetti, devono restare quello che furono, 60 minuti perfetti, oppure è meglio e più giusto guardare anche fuori da quei 60 minuti, ad esempio a tutta la giornata?
O magari, una volta lasciati, ripensare molto tempo dopo a quei 60 minuti, a freddo, alla luce dei fatti poi successi?
Qual è la temporalità più "reale" delle cose? La vita sono milioni di attimi veri di per sè oppure una estenuante analisi a posteriori di tutto quello che ci è successo?
La risposta sembra difficile ma non lo è. La vita è entrambe le cose, la vita è tutto.
Ma io preferisco raccontare quelle due ore e mezzo di Calls per come mi sono accadute, preferisco pensare che quell'ora d'amore con la mia ragazza - a prescindere da tutto quello che accadrà dal minuto dopo - sia stata nè più e nè meno che quello che si è vissuto in quel momento.
La verità era lì.

Calls è una serie letteralmente geniale, mai vista (l'originale è francese ma Alvarez l'ha riscritta tutta, dall'inizio alla fine).
Una serie in cui non vedrete un singolo attore recitare. Non vedrete nemmeno location niente.


Tutto quello che avrete davanti ai vostri occhi sono le onde radio delle telefonate che ascolterete. Sembra banale e magari anche noioso, lo so. E invece anche la parte visiva de sta miniserie (2 ore e mezza) vi assicuro che è qualcosa di stupendo. Quelle onde radio diventeranno in qualche modo onde "emotive", onde che per forma, colore, traiettoria e ritmo richiameranno molte volte lo stato d'animo e situazionale delle voci che parlano. Le loro paure, le loro distanze, il loro rapporto, tutti diventerà uno psichedelico ed ipnotico incrociarsi di linee e curve. A volte si raggiungeranno dei picchi emotivi quasi più alti grazie a questa parte visiva che a quello che ascoltiamo.

Sono 9 episodi, durano massimo 18 minuti l'uno.
Non sono propriamente 9 telefonate perchè in ogni episodio sentiremo più telefonate e avremo sempre, come minimo, 3 interlocutori.
Però, ecco, non ci sarà mai un solo secondo di pausa, il ritmo è pazzesco, anzi, è uno dei motivi per cui Calls diventerà una serie coinvolgente come poche (immaginate di prendere i minuti più intensi e importanti di The Guilty e moltiplicarli per due ore e mezza).

Ma di cosa tratta Calls?
Stanno accadendo fatti strani, inquietanti, a volte mostruosi.
In questo senso la prima telefonata (che in realtà temporalmente è l'ultima, tanto che l'episodio si chiama The End) basta e avanza già da sola. 
In un quarto d'ora siete già lì, in apnea, inquietati, quasi terrorizzati per quello che state sentendo.
Un incipit straordinario.
Di base stiamo parlando di fantascienza, insomma, anche se sarà abusato il paragone, è come se stessimo assistendo a un "Ai confini della realtà" in versione audio o, se volete, a una specie di "Guerra dei Mondi" di Welles.
La differenza è che qui non c'è una radio, una voce che tutti ascoltano, qui succedono cose a noi stessi e le chiamate (verosimili come poche altre ne ho sentito) sono semplicemente quelle che avvengono tra persone semplici, unite da rapporti di amore, parentela, amicizia.
Non c'è quindi una Voce autoritaria, qualcuno che tesse le fila, ma l'incubo viene raccontato attraverso le nostre telefonate di tutti i giorni.

da qui inizierò a fare spoiler



Già dal primo episodio, come dicevo, saremo completamente catapultati in uno scenario apocalittico, inquietante, impossibile da decifrare.
Un uomo chiama la sua compagna perchè, su consiglio dell'amante, deve finalmente dirle che non vuole più stare con lei. Non riuscirà a farlo. Nel frattempo accadono due cose terribili. L'uomo parla con l'amante al telefono ma la stessa amante è anche dentro casa sua, nel suo letto. Contemporaneamente la compagna è spaventatissima perchè c'è una presenza strana fuori casa sua. Una presenza che da quel poco che riusciremo a capire è letteralmente un mostro. Poi c'è un terremoto che viene avvertito a migliaia di km di distanza. Poi la gente comincia a fluttuare e il cielo si apre sopra di loro. Lo spettatore, l'ascoltatore, arriva a fine episodio sconvolto, l'atmosfera è talmente densa, orrorifica (alcuni dettagli fanno gelare il sangue, come quello che il mostro abbia la faccia del compagno che la sta chiamando) e misteriosa che si arriva a quel cielo che si apre, a quell'Apocalisse, veramente in apnea.
Poi ci sarà il secondo episodio che è proprio l'opposto del primo, nel senso che racconta l'inizio di tutto (dal titolo "The Beginning "del resto).
Un altro episodio pazzesco in cui in 12 minuti passati in macchina in un deserto un uomo, parlando con la moglie, la madre e un amico, scopre che invece nel mondo sono passate prima alcune ore, poi giorni, poi mesi, poi anni. Un uomo scappato per una lite con la moglie per un figlio non voluto si ritrova in 12 minuti a parlare con quello stesso figlio maggiorenne. Lo spettatore è spaesato, affascinato, ogni nuova telefonata pochi secondi dopo un'altra vede il tempo andare avanti a velocità sempre più folle. Non si capisce se siano due dimensioni diverse (e quindi con due scorrere del tempo diversi, come i pianeti di Interstellar) o, semplicemente, quell'uomo sta vivendo all'infinito sempre gli stessi minuti mentre il mondo è andato avanti. Sta di fatto che in questo episodio faranno già capolino due tematiche decisive di Calls, una più situazionale, l'altra, invece, molto più simbolica.
L'uomo scopre che nel futuro (che per lui è solo 5 minuti dopo l'inizio della telefonata) il suo migliore amico è diventato il compagno di sua moglie e padre di quel bambino che lui non voleva. Ecco, almeno nei primi cinque episodi avremo sempre, letteralmente sempre, un tradimento confessato, in almeno 3 casi direi devastante (il migliore amico con la moglie, la sorella col marito, il vicino di casa con la moglie). Forse la cosa è casuale ma è molto interessante alla luce di quello che sarà poi l'insegnamento della serie.

Proprio a causa di questo (ma non sempre, a volte anche per motivi diversei) in tutti e 9 gli episodi di Calls avverrà una cosa al tempo stesso bellissima, catartica ma anche drammatica e struggente, ovvero un'esame di coscienza di uno dei protagonisti. In tutti gli episodi, veramente in tutti, almeno un protagonista farà i conti con quello che è stato fino a quel momento, con i suoi errori, col suo carattere, con la gestione dei propri rapporti. 
TIm che mentre la moglie muore si rende conto di quanto la ami (e qui ci collegheremo all'incredibile e perfetto finale), Mark che si rende conto di quanto adesso vorrebbe aver scelto di diventare padre, di quanto ami quel figlio che non voleva nascesse, Patrick che si rende conto di quanto sua moglie lo abbia sempre umiliato e reso schiavo, Katherine che si accorge di quanto ami la sorella e di quanto l'abbia sempre poco capita nella sua tremenda malattia, Floyd che capisce l'immenso sentimento per la moglie solo ora che sa di averla uccisa, Daisy che si accorge di aver passato una "vita - non vita" a causa dell'educazione castrante che ha avuto e che adesso vorrebbe vivere al massimo, Skylar che finalmente capisce quanto sia sempre stata infantile, cattiva e prepotente con la madre e col fratellino (episodio stupendo, struggente e terrorizzante come pochi), Perry che a costo di far morire l'intero Universo capisce quanto l'amore per sua figlia possa valere anche questo rischio e poi l'episodio finale, capolavoro, che non a caso è il non plus ultra di questa tematica, ovvero lo scienziato per cui tutto è successo che si rende conto di quanto la figlia sia meravigliosa e di come lui non abbia mai un solo secondo fatto il padre, non le abbia mai voluto bene mettendo sempre davanti il suo egocentrismo e i suoi studi.
Sì, tutti i personaggi di Calls fanno un esame di coscienza, tutti arrivano a una propria piccola apocalisse (quando non quella generale e universale) e solo in quel momento si rendono conto di chi amano, di chi avrebbero dovuto più voler bene, di chi è importante per loro, di come dovevano vivere la vita, di quali sono le priorità.
E tutti piangono, urlano mentre muoiono o qualcuno muore all'altro capo del telefono. Tutti vorrebbero che quelle cose tremende che stanno succedendo avessero fine e si potesse ricominciare.
Tutti vorrebbero una seconda opportunità (e non è un caso che questo diventerà il simbolo di Calls, ovvero dare al nostro universo una seconda possibilità).


Calls è una serie quasi tutta giocata sui paradossi temporali, paradossi che, a parte un caso (quello dell'episodio del vicino, il meno coinvolgente e inquietante di tutti) creano sempre morte e distruzione.
Ora non starò a dire tutti i "giochi" temporali dei singoli episodi (ce ne sono di almeno 5 tipi) ma vi assicuro che raramente un cervello può essere così stimolato e affascinato.
Ma quello che crea morte e distruzione non è tanto il fatto che l'Uomo non sappia gestire questi collassi, quanto che proprio "grazie" a questi collassi cerchi di cambiare il proprio destino.
Questo continuo dialogo tra il presente e il futuro, tra il non ancora successo e l'irrimediabilmente successo, porta tutti a cercare di cambiare qualcosa. Non tanto in modo utilitaristico ma quasi sempre perchè, come vedevamo sopra, le varie tragedie "migliorano" i personaggi, li rendono diversi. Insomma, i loro disperati tentativi di salvare il proprio mondo e i propri affetti sono tentativi di straziante e vera umanità. Ma non puoi cambiare il futuro solo perchè proprio grazie allo stesso futuro sai dove poter intervenire. Questo porta ad una disarmonia dell'Universo, come ci fosse stato un bug in un software che in realtà era andato avanti senza nessun problema. Una morte che provi ad evitare, un rapporto che provi a salvare, qualsiasi cosa fai che cambia quello che è stato porta ad effetti terribili, a persone che vedono gli arti allungarsi e poi rompersi, a facce e corpi che si squagliano, a mutazioni mostruose. Se poi invece che ad una singola persona cambierai il destino di 350 (quelle sull'aereo) allora l' "errore" che causi sarà troppo grande (madonna, geniale).
E non saranno solo i tuoi affetti o te stesso a subirne le spese ma sarà l'intero Universo a subire il collasso completo, sarà la fine di tutto e tutti, un errore di sistema troppo grande avvenuto in un passato che era già stato e che nessuno dovrebbe modificare.
Ma l'amore per la propria figlia è troppo grande, a volte più grande del destino del mondo.

Prima di arrivare all'analisi del finale e dell'anima di questo capolavoro qualche nota qua e là.
Ti rimangono nel cuore molti personaggi, su tutti direi la dolcissima Layla, una ragazza che si commuove solo al fatto che un uomo le dica che forse sta male veramente (è considerata ipocondriaca, "E' tutto nella tua testa!" le urla la sorella mentre Layla sta morendo in un modo terribile), poi la storia di Skylar e di suo fratello, la storia di una ragazza che tenta disperatamente di salvare la propria famiglia e che invece, così facendo, ne diventa la diretta responsabile o anche la vicenda di Mark, un uomo che in 12 minuti deve ascoltare 18 anni del mondo reale, 18 anni in cui ha perso moglie, madre e figlio.
C'è davvero da commuoversi a sentire quanta verità, quanta umanità e disperazione c'è in alcuni personaggi.
A volte se state attenti noterete che c'è qualche crossover, come ad esempio la morte di Layla che viene citata in un altro episodio, come la presenza di Camila nell'ultimo episodio (era l'amante nel primo), come la dottoressa Rachel, stupenda protagonista delle ultime due puntate, che è la stessa persona che chiama Sam in carcere alla fine del sesto, come Skylar che va nel deserto perchè ha letto un un blog di tutte queste storie (tra l'altro proprio nel deserto cominciò tutto).
Sono piccole cose, nemmeno decisive, ma che rendono la visione ancora più stimolante.

A livello visivo l'episodio dell'aereo raggiunge dei picchi meravigliosi, con quelle linee che a volte diventano il paesaggio sotto lo stesso aereo.

E arriviamo così al finale.
Vi giuro avevo paura che una cosa così grande potesse essere rovinata dal finale.
E invece, se possibile, diventa ancora più grande.

Rachel chiama suo padre, quel padre terribile che non le ha mai voluto bene un solo giorno, quel padre terribile che studiava il Tempo e lo Spazio progettando una macchina che, scopriremo, è stata l'origine di tutto questo.
(tra l'altro incredibile come in alcuni aspetti Calls sia identico ad Undone, ma ora non ne parliamo)

Quel padre finalmente si rende conto di quanto sua figlia sia meravigliosa, di quanto sia intelligente, di quanto sia umana, di quanto l'abbia sempre trascurata, umiliata, non "vista".
Quando le dice "Ti voglio bene mia piccola bimba bisestile" si fa fatica a non piangere.
(tra l'altro molto bello che il mondo venga salvato da una ragazza nata in un anno bisestile, di suo un'anomalia temporale)

Ed ecco che quell'uomo, adesso, può essere l'unica salvezza dell'Umanità.
Dovrà fare una sola cosa, dovrà chiamare sè stesso nel passato.
Questa telefonata tra presente e passato (fil rouge dell'intera serie) è un pò diversa dalle altre, è come se fosse una riflessione di un singolo uomo, l'ennesimo esame di coscienza che stavolta avviene però in una telefonata in cui ai due lati della linea c'è la stessa persona.

"Ti prego, spegni quella macchina, va a casa da tua figlia e da tua moglie e stai vicino a loro, amale".
Ma il giovane scienziato, ora che ha saputo che la macchina per la quale ha lavorato una vita intera funziona davvero non riesce a spegnere la macchina. E arriva l'aurora, e il cielo comincia ad aprirsi, e comincia ad accadere The End.
La tensione è massima.
Purtroppo si teme il peggio.
Poi, con l'ennesimo colpo di genio di scrittura (Alvarez mostruoso, davvero) ascoltiamo la stessa identica telefonata del primo episodio.
La primissima telefonata
Sono le stesse identiche parole.
Eppure dopo un pò qualcosa cambia, Tim è davanti la finestra della compagna, Tim è tornato da lei.
Mi chiedo come in soli 20 secondi di dialogo si poteva creare un finale più bello e che raccontasse così tante cose insieme.
La macchina, quindi, fu spenta all'ultimo secondo.
Niente è mai successo, il nostro mondo è andato (andò) avanti.
E Tim diventa simbolo, probabilmente, di tutta l'umanità. Tim è cambiato, Tim ha capito chi ama, Tim ha mantenuto la promessa che fece nel primo episodio, anche se lui di quella promessa non sa niente visto che quel mondo non è mai esistito.
Tim, e il mondo con lui, hanno avuto un'altra possibilità.
Una possibilità di diventare migliori.
E tutti siamo sicuri che in questo nuovo mondo che scopriamo solo negli ultimi due minuti, nuovo mondo che in realtà è il vecchio mondo inconsapevole del fatto che ha rischiato di morire, siamo sicuri che ci sarà un uomo che adesso vorrà diventare padre, un marito che amerà sua moglie, una donna che finalmente capirà e starà vicino a sua sorella, una figlia che amerà sua madre e suo fratello sopra ogni altra cosa al mondo e così via.
Fino ad arrivare ad un vecchio scienziato che scoprirà finalmente di avere una figlia meravigliosa.
Tim diventa simbolo di un mondo che si è salvato, un mondo che è morto senza nemmeno accorgersene per rinascere migliore.
E allora diventa veramente bellissimo e quasi straziante ripensare a quello che abbiamo visto, quello di cui solo ora ci rendiamo conto, quello che Calls è stato, ovvero il racconto di un intero universo che è stato salvato da una sola cosa.
E quella cosa è l'amore.

Un padre, pilota d'aereo, chiama la propria piccola bambina.
Il mondo rischia di finire di lì a poco.
Eppure cantano insieme.
E cantano di come non ci sia bisogno di un Nuovo Anno, di una festa, di una nuova stagione, della bellezza dell'Estate, del calore di Natale, per chiamarsi.
Cantano di come, semplicemente, ci si può chiamare solo per dirsi ti amo.
In un giorno qualsiasi, come tanti.

E mentre cantano Stevie Wonder chissà se lo sanno, chissà se lo immaginano, chissà se lo capiscono che quel semplice dirsi ti amo, quel semplice dirsi ti voglio bene è il motivo per cui il mondo esiste ancora
 

38 commenti:

  1. Vista tutta d'un fiato ieri sera, piaciuta molto, anche se diciamo che non si sono inventati nulla a parer mio.
    Di format del genere, ovvero storytelling accompagnato da immagini, soprattutto a tema horror, é già da qualche anno che viene proposto e apprezzato da molti su youtube.
    Hanno avuto "solo" il merito di mettere su un progetto più ambizioso e meno amatoriale, tirando fuori una sceneggiatura più articolata e avendo comunque la grande idea di accompagnare il tutto da quel tipo di immagini a filo conduttore, unica vera genialata secondo me.
    Anche la storia, sarà forse una coincidenza, ma strizza decisamente l'occhio a Dark, il concetto che ne sta alla base é praticamente identico (viene pure citata la frase slogan di tutta la serie "la domanda non é dove ma quando") e diciamo che, secondo me, hanno voluto un po' cavalcare l'onda e l'hype scaturito dalla stagione finale della serie netflix, non ancora del tutto placato, cercando magari di attirare l'attenzione delle tante persone che l'hanno idolatrata (me compreso eh).
    Alla fine comunque ne é uscita una roba sicuramente molto interessante, con una struttura degli episodi pazzesca e che senza dubbio ti tiene incollato portandoti senza tregua da un'emozione all'altra.
    Ben venga quindi sfruttare idee buone ma poco sviluppate e portarle ad un livello superiore, ma a parer mio l'esperimento finirà qua.

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    1. privatamente mi avevi scritto "sotto la recensione ti dirò i dubbi che ho"

      e direi che sì, sono dubbi e osservazioni legittime Gian (a proposito, trovame Attenberg, te lo scrivo qua perchè ultimamente te sto a massacrà nel privato...)

      per fortuna questi tuoi due appunti che fai non mi fanno dire "cazzo, quanto son stupido, ha ragione" perchè non conoscevo nessuna delle due cose, ovvero nè gli storytelling di cui parli nè la stagione finale di Dark (ho visto solo la prima)

      sta di fatto che se magari non si sono inventati nè il format nè "l'argomento" resta un prodotto di due ore e mezza scritto da dio, con una atmosfera per me unica e quella cosa del visivo che, come dici, è davvero tanta roba

      insomma, proprio prendendo il tuo penultimo capoverso direi che siamo perfettamente d'accordo, è che io non avevo proprio le armi per quei tuoi due appunti ;)

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  2. Bello, ma personalmente non condivido molto il senso dell'operazione. Mi spiego: mi sembra un'opera nata per essere realizzata in formato podcast/audiolibro, e proprio in questo sta la sua "genialità", in quanto non ha la necessità di avere un supporto visivo, anzi, lo rifiuta proprio. Con dei minimi adattamenti sarebbe già pronta come opera solo "auditiva". A mio avviso il supporto visivo non aggiunge nulla, ho provato ad ascoltarlo anche senza guardare le immagini e non posso dire di avere avuto un coinvolgimento minore. Mi sembra più un espediente per trasmettere su una grande piattaforma streaming un prodotto che altrimenti sarebbe rimasto relegato nell'universo dei tanti podcast "radiofonici". Ma il cinema è un'altra cosa. Non vorrei che le piattaforme video si riempissero di prodotti come questo (infinitamente più economici da realizzare rispetto a un film), andando a impoverire l'universo dei podcast/audiolibri portandogli via i prodotti migliori.

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    1. Grazie Davide di aver portato il commento qua, è breve ma pieno di spunti

      allora

      1 E invece io ragiono al contrario, la forza di Calls è proprio l'aver portato un esperimento prettamente uditivo ad essere un'esperienza completa, anche visiva (e non parlo solo della grafica ma anche del vedere in modo incalzante tutti quei dialoghi)

      ad esempio, se leggi sopra, questa tua più grande critica è invece la cosa che Gianluca ha definito la migliore di tutte

      2 Poi dai la conferma a tutto quello che dici raccontandoci di come tu abbia provato solamente ad ascoltarlo e "non sia cambiato nulla". Quindi dimostri la tua buona fede e come credi veramente nel tuo appunto. Ecco, anche qui però io sono all'apposto, anche io ho provato solo ad ascoltare ma ti assicuro che ho riaperto gli occhi dopo 3 secondi perchè mi stavo accorgendo di quanto mi emozionasse di meno senza la parte visiva

      3 Ma se è un espediente per portare nelle grandi piattaforme cose di nicchia non è un bene? ci lamentiamo sempre di come nelle piattaforme sia tutto abbastanza prevedibile ed omogeneo, se ci portano mondi completamente diversi e tanta gente può così conoscerli non è una gran cosa? per me sì, anche perchè poi la sceneggiatura di Calls è tanta roba, quindi c'è stato anche tanto amore e mestiere dietro

      4 "il cinema è un'altra cosa"

      ecco, altro appunto molto interessante ma, se posso, a che serve? cioè, dire che il cinema è un'altra cosa e quindi che progetti come questo non sono cinema, rende questi stessi progetti più brutti o non meritevoli di esistere? ma cavolo, se coinvolgono, se son fatti così bene, se in un mondo sempre più sull'apparire esaltano il potere della sola parola, ma non è bellissimo tutto ciò? e anche se non fosse "cinema" che cambia?

      tra l'altro c'è tanto cinema sotto, c'è una sceneggiatura che fa impallidire quella di migliaia di film, c'è un montaggio pauroso, ci sono attori su attori che, paradossalmente, sono ancora più esaltati per essere presenti con la sola voce, c'è un senso estetico. Se poi per te, e giustamente, il cinema non può prescindere dalle immagini ok. Ma allora rischiamo di ghettizzare anche i cartoni a quel punto

      5 Perchè impoveriscono il settore? io se facessi podcast e scoprisis che una serie di Alvarez in podcast è arrivata in piattaforma brinderei a champagne. Finalmente qualcuno che è riuscito a portare quest'arte dove conta, finalmente anche il mondo del cinema si è aperto ad esperienze nuove

      insomma, non son d'accordo su mezza cosa che dici ma trovo ogni tua frase super interessante e sensata ;)

      un abbraccio

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    2. In effetti, dopo aver letto le tue opinioni , devo ammettere che le mie considerazioni sulla questione delle piattaforme di streaming sono un po’ obsolete... probabilmente ho ancora qualche resistenza culturale che mi fa pensare che su Netflix debba trovarsi solo un certo tipo di prodotto, e su Audible uno totalmente diverso... distinzione che in futuro avrà sempre meno senso, soprattutto per opere “ibride” come questa. Resto invece della mia opinione quando dico che la sola parte audio di Calls sarebbe stata sufficiente alla godibilitá dell’opera... ma questa è solo una questione di gusti personali (e comunque Il buio in sala resta la pagina di cinema più in linea con i miei gusti, qualche diversità di punti di vista ci vuole 😀). Grazie per la risposta e per i sempre preziosi consigli di visione!

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    3. mi dà sempre un piccolo brivido quando qualcuno che ha espresso posizioni molto nette è capace, dopo un contradditorio, non dico a cambiare del tutto idea ma ad ammettere di aver esagerato oppure dire di vedere ora la cosa in un'altra prospettiva

      è sintomo di grande intelligenza e umiltà

      sì, il futuro è nelle piattaforme, rendiamole più varie possibile, documentari, film di merda, film di grandi registi, film di nicchia (ce ne sono decine anche su Netflix ma son tutti nascosti), podcast, film sperimentali, tutto

      anche perchè, come dicevo, secondo me quei singoli settori ci guadagnano (ad esempio solo grazie a Calls ora io ho voglia di cercare nel tubo cose simili)

      beh, l'altra cosa non potevi cambiare idea, non era un'opinione, era un fatto, incontestabile, per te solo l'audio sarebbe bastato

      e sì, lì son gusti

      e contento che spesso combaciano ma ancora più contento quando non combaciano e quanco, come qua, ad una mia recensione esaltata (che però, lo ripeto, è riferita a quell'esperienza, ho voluto raccontare quelle due ore e mezzo e non vedere Calls dal di fuori), dicevo ancora più contento quando a recensioni esaltate così fanno da contraltare commenti più tiepidi come, per ora, i vostri due

      a presto

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  3. Caro Giuseppe, ho visto la serie che hai consigliato e indubbiamente vale la pena visionarla.

    Debbo ammettere che fin dalla prima puntata mi sono trovato a mio agio poiché amo i film incentrati unicamente sui dialoghi (in ordine sparso mi vengono in mente esempi come "7 Anos", "Buried", "Mother!", "Una pura formalità", "Venere in pelliccia", "Il colpevole", "L'uomo che venne dalla Terra", "Carnage", "La morte e la fanciulla", "Il metodo", "The Elevator", "The Lighthouse", "Toc Toc", "American Hangman", "Cosmos" e chissà quanti altri ne dimentico), opere dove la parola, il tono e l'enfasi definiscono la scena in modo assolutamente prevaricante rispetto alla fotografia, la scenografia e gli effetti visivi.

    Ho apprezzato davvero tanto il taglio che è stato dato alla narrazione (facciamo "vedere" allo spettatore quale sia la fine per poi raccontare come tutto è iniziato) e la durata assolutamente ideale (poco meno di venticinque minuti a puntata) porta a condensare lo sviluppo della trama in episodi decisamente densi di accadimenti e di colpi di scena.

    Il finale, per certi versi, mi ha un po deluso anche se, lo riconosco, è stata una delle scelte migliori che lo sceneggiatore potesse fare.

    Tutto il resto è solo contorno ma che assume una importanza fondamentale (oggettivamente splendida la rappresentazione geometrica spaziale delle conversazioni!) e che non risulta mai inutile o pretestuosa.

    Sicuramente sono soddisfatto del tuo consiglio e ho apprezzato molto questo lavoro.

    Non siamo ai livelli di Devs ma l'esperimento, per me, è stato assolutamente superato.
    Fabrizio

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    1. Oh, so il tuo nome!

      ahah, è la prima volta mi sembra

      sono molto contento del tuo apprezzamento e mi è piaciuto molto il commento in generale

      anche se sulla lista che hai fatto sono in disaccordo su alcuni titoli riguardo il fatto che i dialoghi siano l'aspetto migliore e principale del film (mother e lighthouse su tutti) ma molti altri ti appoggio e altri ancora non li ho visti

      riguardo il finale che ti ha deluso ma trovi ottimo come sceneggiatura ti viene in mente altro che ti sarebbe piaciuto di più?

      Devs un giorno arriverà, spero ;)

      Elimina
    2. No Giuseppe, conosci il mio nome da anni!!! :)

      Per quanto riguarda "Madre!" e "The Lighthouse" intendevo dire che se anche la bellezza di queste opere non risiede UNICAMENTE sui dialoghi, sicuramente sono film in cui l'azione verbale degli attori è fondamentale (come in altri film che ho citato).

      Sul finale non posso entrare troppo nel merito altrimenti rivelerei cose che gli altri lettori non devono assolutamente sapere (pena il rovinare tutto il castello narrativo costruito) ma, cercando di essere il più possibile vago, l'aspetto scientifico, a mio parere, non riesce a spiegare perfettamente tutto ciò che lo spettatore ha assistito fino a quel momento.
      Ho la netta sensazione che qualcosa (non entro nel merito) sia stata volutamente lasciata fuori come per dare allo spettatore la percezione del dubbio: davvero il finale riesce a chiudere il cerchio o tu, spettatore, sei convinto di altro?

      E' proprio questo "altro" che s'insinua nella mente di chi vede questa serie e la fine sembra quasi una sorta di risposta ufficiale, istituzionale da parte del regista ma, come ben sappiamo, a volte la verità ufficiale non risponde a tutte le domande...










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    3. Sì, probabilmente è l'opposto, il nome me l'avevi detto subito (magari 6-7 anni fa) ma poi non l'hai mai ripetuto e ora come ora avevo dimenticato

      ah, ma così sì, sono d'accordo

      ma se ti rileggi avevi scritto che in quei film la parte dialogica è "prevaricante" rispetto a tutte le altre

      e, insomma, almeno in madre! e lighthouse i miei ricordi più belli non sono nei dialoghi ma in altro

      beh, ma a parte che, ti assicuro, chi non ha ancora visto una cosa non si mette a leggere tutti i commenti, men che meno quelli lunghi (dove si capisce che si è andati nell'interpretazione) men che meno qui nel buio in sala che si sa si parla a ruota libera, se volevi parlarne (o vorrai farlo in futuro, anche su altre cose) basta scrivere

      SPOILER !!

      e poi scrici

      comunque sì, vero, la parte scientifica non viene spiegata benissimo, anche se forse è un bene, avrebbe reso la serie troppo complicata. Poi, se ci pensi,non essendo un film normale ma di sole telefonate è normale che alcuni aspetti non possono essere approfonditi

      a me va benissimo così, so a cosa serviva quella macchina, se non so come ci riusciva non importa

      più che altro il mio dubbio è su The Beginning

      perchè è cominciato tutto con quell'uomo? in che modo è cominciata la cosa?

      di sicuro intuiamo che c'entra il deserto, magari la macchina era lì, ma perchè tutto inizia non si sa

      sul finale quella è la mia interpretazione ma, come dici, è un finale molto intuitivo, non esplicito, e sicuramente dei dubbi vuole lasciarli

      ma, come saprai, amo i finali non ad interpretazione certa :)

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  4. SPOILER !!!


    Veramente in "The Beginning" l'aspetto più sbalorditivo è quando a Mark (il protagonista) gli risponde Alvarez in persona!
    Se poi vediamo quale personaggio interpreta allora il discorso prende una piega assolutamente differente (e ritorniamo all'aspetto scientifico).

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    1. Ah, ma quel Jesus? è Alvarez? guarda, io appena letto quel nome mi si è accapponata la pelle

      mi sono ripromesso di rivedere tutto per capire meglio, anche st'aspetto

      ma del resto anche altri personaggi parlano di Dio in persona che li ha istruiti

      ma nell'ultima puntata sentiamo parlare solo di scienza, quindi il discorso si fa complesso

      che quella macchina, più che sulle temporalità, abbia aperto un varco tra il nostro mondo e quello divino? magari è così, e le temporalità solo una conseguenza (che si sa nell'Eterno il tempo non esiste)

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  5. Si, è interpretato da Alvarez.

    Come ti ho già detto, parlare di viaggi astrali, linee temporali, multiversi e quant'altro e poi spiegare il tutto con la Scienza mi sembra qualcosa di forzato.

    Se dobbiamo fare i pignoli allora si potrebbe dire che non c'è poi così tanta differenza tra "Calls" e "Dark" poiché moltissimi argomenti sono in comune (anche se trattati in modo assolutamente differente).

    Ma secondo te il finale (ossia l'ultima puntata) spiega perfettamente la fine (ossia la prima puntata)?
    Per me NO.

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    1. sì, anche gianluca qua sopra cita Dark come ispirazione

      L'ultima puntata "annulla" The End per me

      il giovane scienziato proprio all'ultimo momento (appena prima che il cielo si aprisse) ha spento la macchina

      e allora semplicemente il mondo è andato avanti come se niente fosse successo

      ma è come se l'umanità avesse comunque vissuto quel futuro che non c0è stato, e quindi fosse diventata consapevole di dover essere migliore, di amare, di voler bene, di dimostrare gli affetti e i sentimenti

      e allora vediamo quell'uomo che torna dalla sua ragazza (la telefonata è la stessa, identica, ma adesso lui è tornato)

      questa è la mia interpretazione eh, magari emotiva, non so, ma l'ho vissuta abbastanza con sicurezza come tale

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  6. Ipotizziamo che tu avessi ragione ossia che l'ultima puntata mette a posto tutto: allora perché il primo episodio s'intitola "La fine"?

    Quella puntata è straordinaria per tutto quello che rivela allo spettatore...

    SPOILER!!!

    E' la cronaca, secondo per secondo, del trapasso di una persona, da un universo fisico ad uno spirituale.
    E' una sorta di narrazione dell'inizio di un viaggio astrale, viaggio da cui non si può tornare indietro e tutto questo sarebbe opera di una macchina creata da uno scienziato???

    Qui andiamo oltre "Dark" (dove almeno il finale ha una parvenza di scientificità), partiamo dai piani alti (ambito spirituale) per scendere sempre più in ambito multidimensionale, ancor più giù nell'ambito temporale e finalmente toccare terra con l'ambito scientifico...

    Lo spettatore però è partito dall'alto (ricordati il finale della prima puntata) e il tutto viene spiegato con la razionalità della Scienza?

    Mah, ho seri dubbi, molti dubbi, troppi...

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    1. beh, si chiama La Fine perchè in effetti parlava della fine, dell'apocalisse

      e perchè narrativamente e come struttura per me è geniale (prima la fine, poi l'inizio, poi tutto il resto in fila con un qualcosa che annulla proprio la fine)

      riguardo il resto i tuoi appunti sono interessanti e condivisibili, nemmeno ci avevo pensato troppo che una serie che parla tanto di spiritualità, in effetti, poi risolve con una macchina scientifica

      resta il fatto, come dicevo, che però può essere interessante il concetto per cui una trovata scientifica in qualche modo apre la porta tra il mondo fisico e quello spirituale

      però capisco il tuo (dis)appunto

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    2. tra l'altro, come ti dicevo, è come se quella Fine l'abbiamo vissuta davvero, in una realtà parallela però

      ma in qualche modo questa realtà parallela è entrata nel nostro ricordo, rendendoci migliori e capaci di vivere al meglio la seconda possibilità

      quindi quel finale può essere successo, ma nel treno a fianco (citazione)

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  7. SPOILER!!!


    La puntata finale può, più o meno, spiegare le precedenti puntate ma non può chiarire le prime due, assolutamente no.

    Tra l'altro, l'aspetto che più mi ha colpito è che gli episodi sono incentrati UNICAMENTE sui rapporti UMANI, sui rapporti SENTIMENTALI (a vario titolo, tra marito e moglie, tra madre e figlio, tra figlio e padre, etc.) e che questi vengono assolutamente SVENTRATI da eventi praticamente sovrannaturali che però, sembrerebbero avere un'unica causa scientifica!

    No, c'è qualcosa di più, c'è quel Jesus che mi ha paralizzato, ci sono quelle morti che sono una più strana dell'altra (separazione corpo-spirito, disgregazione fisica, mutazioni), morti che non sono causate da un individuo ma che accadono perché qualcosa è ormai imminente, qualcosa che cambierà tutto e tutti.

    La stesse comunicazioni telefoniche sono esemplari: la voce di una persona può rivelare tutto, anche le sensazioni più intime e nascoste ed è proprio attraverso queste comunicazioni che lo spettatore vive i vari eventi.

    Tutto si riferisce sempre e comunque alle sensazioni UMANE, alle percezioni sensoriali (il concetto di Tempo, per esempio) che appartengono al DNA umano, tutto è sempre vissuto con il cuore, le emozioni, lo stupore, l'incredulità e mai con il raziocinio, la logica e il ragionamento.

    No, per me non ci può essere solamente una risposta scientifica, o per lo meno, quella macchina è andata ben oltre l'aspetto materiale e fisico della realtà umana...

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    1. molto bello, interessante e condivisibile sto commento, anzi, direi una perfetta analisi dell'anima di Calls

      e, ripeto, il tuo appunto è molto pertinente

      ma l'unica risposta che so darti è quella che te hai scritto perfettamente nell'ultima riga, ahah

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  8. ...che poi, ma non voglio rovinarti nulla, c'è molto di "Devs" in "Calls", davvero tanto...

    Buonanotte Giuseppe

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    1. Se durava due ore e mezza anche quella la vedevo ;)

      ma, anche se lo dico da anni, so sicuro che un giorno me sbloccherò con le serie più lunghe

      e so anche quando

      notte, grazie di avere arricchito l'analisi de sto film (il topic per essere raeliani)

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    2. Anch'io non sopporto le serie, non parliamo poi quelle che durano 4, 5 o più stagioni, roba assolutamente intollerabile per me.

      Devs però è una stagione unica, con sole 8 puntate, in nessuno modo la si può inserire nell'insieme di quelle "lunghe": volere è potere.

      Ah, dimenticavo che il mio nick NON HA NULLA a che fare con quel movimento religioso, ma proprio niente!!!

      Sono solo Rael, non sono un raeliano.


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    3. Pensa che quando ho scritto "raeliano" manco ce ripensavo al movimento religioso, intendevo proprio "una cosa tua"

      cavolo, non ricordavo sta cosa che fosse stagione unica e solo 8 puntate, è precisamente il format massimo e perfetto che ancora mi dò con le serie

      ottimo ;)

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  9. Un'esperienza audio-visiva unica, breve e intensa. Anche grazie alla breve durata dei singoli episodi, uno tira l'altro, ma ogni trama è autoconclusiva. Se ci si lascia andare, le immagini delle onde elettromagnetiche, il ritmo del dialogo, la tensione/adrenalina portano lo spettatore in altra dimensione; paragonabile ad un viaggio psichedelico, quasi stupefacente (senza alcool e droga). L'attenzione non scema mai, anzi la curiosità dell'evoluzione dei fatti porta a far scorrere le 2 ore abbondanti come un viaggio temporale; che si realizza attraverso la distorsione spazio/tempo proprio come quella che caratterizza la serie. Alcune trame mi pare di averle già "sfiorate" in un "Ai confini della Realtà" o in un racconto di fantascienza, ma questo aggiunge solo mistero e curiosità. Ho provato emozioni e il timore di una "non" soluzione o un finale debole, mi ha distratto nell'ultima puntata, ma poi ....
    Ottima esperienza. Un prodotto sicuramente consigliabile, con una fruibilità originale molto contemporanea

    voto ****

    (ora ti leggo)

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    1. Scusate non c'entra niente ma non sapevo come inserirmi e ho bisogno di un parere ASSOLUTAMENTE!stasera ho visto parlami di lucy di giuseppe petitto e la fine proprio non l'ho capita e se non me la spiegate impazzisco...due ore per poi non capirci niente! Chi conosce il film?

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    2. stefano : direi che siamo perfettamente d'accordo

      e sono contento che, apprezzamento a parte, anche te hai messo in primo piano l'esperienza Calls, più che il giudizio oggettivo e distaccato

      lucrezia : ti giuro è la prima volta che sento in vita mia questo titolo, almeno io non posso aiutarti :)

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    3. scusa Lucrezia, anche io "parlami di Lucy" non l'ho visto

      Giuseppe. Si è più un esperienza audio-visiva che una Serie Tv (almeno per come le abbiamo intese fino ad ora). Di certo la visione (sottolineo "visione") non si dimentica

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    4. Sì sì, l'ho messa tra le serie tv solo per la struttura ad episodi, è una cosa a sè :)

      tra l'altro un mio grande amico ha fatto un lavoro assurdo che non so come condividervi, ha analizzato ogni episodio, tutte le temporalità, tutte le cose che tornano e mille altre cose

      tipo una mega tabella con 100 caselle, ahah

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    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Rispondo a Lucrezia.
    Ciao, io direi che quasi tutto il film non è altro che allucinazioni; quelle di una donna sconvolta dal dolore e che solo alla fine, forse a causa dell'ulteriore shock dovuto allo scontro e alla morte (presumo) del marito si rende conto, ricorda, quanto è successo il giorno del compleanno della figlioletta Lucy. Cioè che la bimba si impicca nella sua stanzetta, dopo la lite con la mamma che poi la trova lì, così. Lei a buona ragione perde sensi e senno. Poi se non è questo che volevi sapere, dimmi che ci confrontiamo.

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  11. Beh dopo aver letto la tua intro me la sono sparata in una nottata, che dire... un'esperienza ansiogena e lisergica, roba che i sette minuti di terrore di Perseverance levate (per altro durante la "visione" più di una volta mi sono venute in mente associazioni con la tematica astronomica, direi inevitabilmente). Gran bella scoperta.

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    1. poi se ci pensi alla fine siamo sempre nel tuo mondo, è come se fosse un film in una stanza :)

      perseverance non conosco, se posso mi informo

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  12. infatti è molto claustrofobico... me so svegliato e guardavo male tutti per strada, più del solito -_- Perseverance è un robot che hanno mandato in esplorazione su Marte di recente, me sa che ha trovato solo i palloni calciati da Bernardeschi \o

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  13. Io l'ho amata, in un mondo di serie fotocopie finalmente qualcosa di nuovo, diverso e soprattutto che funziona. È più di una serie è un'esperienza, un gioco di ruolo tra regia e spettatore, i cui ruoli si confondono. Mi ha fatto letteralmente impazzire e alcune puntate sono dei veri e propri capolavori. Il filo rosso che non si palesa subito prende poi una piega eccezionale con la puntata finale. Per me è già il capolavoro dell'anno!

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    1. Mi ritrovo in tutte le tue righe "Sophia"

      almeno come esperienza credo che resterà quella dell'anno :)

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  14. Io l'ho guardata gustando un episodio alla volta, e con l'audio originale. Il giudizio comunque non cambia: serie grandiosa!

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    1. ma sei quel Cannibal?

      scherzi a parte, è da quando eravamo solo io, te, james e un altro paio a parlà immeritatamente de cinema che non avevamo uno scambio ;)

      vengo a vedè se ne hai scritto

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