13.6.14

I Tesori Segreti di Jolly Roger (N°3): Snakes on a film

Eccoci alla, splendida, terza puntata dell'affascinante viaggio nei sottogeneri Horror dell'onnivoro Jolly.
Non faccio alcuna presentazione visto che ne fa una, interessantissima e degna del miglior Quark, lo stesso Jolly.
Per gli appassionati questi articoli sono davvero una manna, mancava proprio nel blog una rubrica così che attraversasse trasversalmente la storia di questo genere.
Quindi vi lascio a lui, siete in buone mani.


Sette Passi di Mamba - Film horror e film thriller con serpenti velenosi (Mamba, Cobra Reali, serpenti Corallo)
Questa rubrica dovrebbe veder commentati esclusivamente film horror, mentre due dei tre film che seguono sono thriller. Però, la creatura protagonista dei film si merita in pieno l’eccezione: il Mamba Nero, il serpente africano, una meravigliosa macchina di morte. Il solo pensiero di imbattermi nella sua presenza mi provoca lo stesso orrore che proverei incontrando il Leatherface in persona…possiamo quindi dire che, in un certo senso, sempre di horror stiamo parlando!
A dir la verità, esistono sulla faccia della Terra serpenti molto più velenosi dei Mamba. Ad esempio, il Taipan australiano, il cui morso potenzialmente potrebbe uccidere ben 200 uomini, oppure il King Brown, o anche la tozza, grossa e mortale vipera australiana, chiamata Death Adder, il cui nome (“colei che porta la morte”) è già di per sé un presagio non molto ottimistico.
C’è la poca nota, ma incredibile, Laticauda Colubrina, affascinante serpente che vive in mare e che vanta il primato di essere il più velenoso al mondo…ma che, secondo i naturalisti, ha un’indole addirittura “tranquilla”, anche in presenza dell’uomo. Allo stesso modo, stupisce pensare che la maggior parte dei serpenti molto velenosi sono anche timidi e schivi: appena sentono un rumore, scappano a nascondersi nel primo buco che trovano. Inoltre, pur essendo così velenosi, spesso non mordono. E se mordono, spesso non iniettano tutto il veleno al primo morso, che è solo un avvertimento.
Il Mamba Nero invece no.
Quando morde, lo fa solo per uccidere. Ecco perchè ha una indice di fatality del 100%. Inoltre, ha un’indole abbastanza differente dai suoi simili: è un serpente nervoso e stupido (nel senso che non è incline alla paura), quindi può capitare che, anziché scappare, sia lui stesso ad aggredire per primo. Infatti, a differenza di altri serpenti, è molto territoriale: quindi, appena sente un rumore, anziché nascondersi potrebbe reagire andando ad attaccare chi sta invadendo il “suo” territorio. Ed essendo lui il più grosso serpente velenoso al mondo, nonché il più veloce, non è una bella cosa trovarselo davanti :-(
In Africa lo chiamano “Sette Passi”, cioè il numero di passi che riesce a fare un uomo che viene da lui morso prima di stramazzare a terra e agonizzare. Considerando che l’antidoto, anche se somministrato immediatamente, ha solo il 50% di probabilità di funzionare…allora il giusto antidoto è quello di lasciare in pace il Mamba nel proprio habitat, senza andare a rompergli le balle :-)
Nei film horror, in genere, non sono mai rappresentati serpenti velenosi – se non nei rari casi di cui sotto. Infatti, per la maggior parte, questi film hanno come protagonisti serpentoni enormi e non esistenti, dalle dimensioni assolutamente sproporzionate. Anzi, più passano gli anni e più sti serpenti cinematografici diventano giganteschi: Pito-sauri, improbabili anaconda di 50 metri…Invece, in natura ci sono serpenti molto più piccoli, però davvero letali. Come si dice, in natura le dimensioni non contano!

MAMBA (1988)



Questo film è di Mario Orfini ed è un gioiellino appartenente ai gloriosi tempi del thriller all'italiana.
La trama è molto semplice, ma efficacissima: a parte il serpente, ci sono solo due personaggi. Il primo, Gene, è un programmatore di videogames, un antipatico, uomo d'affari senza scrupoli, maniaco dell'ordine, cinico, calcolatore e freddo. È misogino e pure sociopatico.
Eva, la sua ex-morosa, è il contrario di lui: una ragazza molto semplice, dolce e carina; vive da sola in un bell'appartamento, disordinato a puntino, dove fa la scultrice.
Eva ha lasciato Gene, perché costui, un po' maniaco, la soggiogava, trattandola come un oggetto e pretendendo di comandarla a bacchetta. Gene, ovviamente, non ha perdonato Eva, perché, nella sua visione distorta, l’ha presa come una sconfitta personale e vuole vendetta…Eva deve essere solo sua oppure di nessun altro. Perciò architetta un piano orribile, una specie di video game. Egli acquista di frodo un Mamba Nero ed inietta ormoni sessuali nel suo corpo, in modo da moltiplicare la sua capacità di produrre veleno, inasprendo così la sua aggressività: se il serpente non si libererà del veleno mordendo qualcuno, finirà per impazzire e poi morire per auto-avvelenamento. Gene chiude Eva nell'appartamento a sua insaputa, dopodiché libera il Mamba dentro casa. Quando lei comprenderà di essere prigioniera tra quattro mura insieme alla Bestia… sarà una lotta senza esaurimento di colpi per la sopravvivenza, Eva contro il serpente, come vuole la miglior tradizione.  
Bel thriller, finale col botto!

VENOM (1981)



Philip è un bambino di circa 10 anni che vive a Londra. Suo nonno è un avventuriero che ha vissuto in Africa per molti anni e, dal nonno, il bambino ha ereditato la fascinazione nei confronti degli animali esotici…. Infatti, quella mattina il bimbo è tutto felice, mentre va al negozio di animali per ritirare la biscia che si è comprato.
Peccato che, per un fortuito scambio di pacchi, al bambino non viene consegnato il pacco con l’innocua biscia…bensì un pacco che era destinato all'istituto di tossicologia, che contiene…un Mamba Nero!
Un bambino sfortunato, direte. Beh, perché non avete ancora sentito il resto: quello stesso giorno, l’autista di casa, insieme alla cameriera e ad un terrorista (un fantastico Klaus Kinski), hanno deciso di rapire il bambino per chiedere un elevato riscatto alla sua ricca famiglia. La banda dei tre sa bene che in casa di Philip non c’è alcun cane da guardia…ma di guardia, purtroppo per loro, ci trovano addirittura un Mamba. Infatti, i tre rapitori irrompono in casa proprio nel momento in cui il bimbo apre la scatoletta con la sorpresa dentro, cioè il Mamba Nero, anzi Incazzato Nero, dopo la prigionia.  
La situazione precipiterà. Il bambino ed il nonno vengono tenuti prigionieri dentro la casa dai tre rapitori, impegnati in un’estenuante (e verosimile) trattativa con la polizia fuori dal palazzo, il tutto mentre, dentro casa, un pericoloso serpente si aggira indisturbato. Potrebbe essere ovunque.
Un cast d’eccezione, Klaus Kinski - più gelido del serpente, Oliver Reed e Nicol Williamson. Ma soprattutto lui, il Mamba, vero eroe del film, che sembra davvero saper distinguere tra buoni e cattivi…

KOBRA (1973)



Questo è un horror vero e proprio, non un thriller come quelli sopra. Non è propriamente un beast-movie, ma un horror della categoria “Mad Doctors” (che saranno oggetto di un prossimo capitolo della rubrica). In sostanza, i “Mad Doctors” sono quegli horror dove c’è uno scienziato pazzo che, per un motivo assolutamente inutile, effettua esperimenti altrettanto inutili, su una cavia assolutamente ignara…e quindi ovviamente non consenziente.
In questo caso, lo scienziato pazzo è un erpetologo, il Dottor Stoner, che assume un apprendista, David, interpretato da Dirk Benedict, proprio lui….Sberla, quello dell’A-team!
Il Dottor Stoner sta studiando una formula di sua invenzione per trasformare gli uomini in serpenti.
Sì, ma...perché trasformare gli uomini in serpenti?!
Questo non ci viene spiegato nel film, ma il Dottore è convinto che ciò sia utile. E noi gli crediamo!
In realtà Stoner è affascinato dai serpenti fin da piccolo ed in particolare del Cobra Reale. Perciò, il Dottore ritiene che trasformare un uomo in un Cobra equivalga in un certo senso a perfezionarlo, anzi a divinizzarlo.
Il Dottore inizia perciò a siringare potenti dosi del farmaco di sua invenzione nelle vene dell’assistente, facendogli credere che il ciclo di punture contenga un vaccino polivalente contro vari tipi di veleno - e che tale cura sia necessaria per chi, come loro, deve lavorare a stretto contatto con serpenti velenosi di vario tipo e con i rischi che la cosa comporta.
L’assistente, che nel frattempo si sta fidanzando con la figlia del Dottore, comincerà ad avvertire strani malesseri…
Kobra SSS SSSS, al di là del titolo buffo e della copertina un po’ sciocca (che ha evidenti allusioni sessuali), è un film fatto seriamente e mi ha abbastanza impressionato. Strother Martin, che interpreta il Dottore, regala un’interpretazione straordinaria, maneggiando con naturalezza serpenti di ogni tipo e facendosi anche mordere, senza trucco, tutto reale. Tanto di cappello!
Comunque, il vero protagonista del film è il Cobra Reale…ma, anche qui, il lavoro sporco non lo fa il Cobra.
Lo fa sempre Lui.
Il più cattivo.
Il Mamba Nero.

REGALO DI ANNIVERSARIO - Anniversary Gift (1987)



Parlando di thriller con serpenti velenosi, mi è tornato a galla questo sperduto ricordo che, grazie ad internet, ho riportato alla luce. Si tratta di un brevissimo episodio (20 minuti) della serie “Alfred Hitchcock Presenta", che riporto qui:
In realtà non è l’originale ("Buon Anniversario") del regista, che è datato 1959, ma il remake del 1987 (tutta la serie fu oggetto di ammodernamento dopo la morte del Hitchcock). Non sono riuscito a trovare in rete l’originale, comunque è del remake che io mi ricordavo. La situazione, più o meno, la stessa del film Mamba, ma a ruoli invertiti: qui è la mogliettina che, insieme all'amante, architetta un piano diabolico per sbarazzarsi del ricco, ma “inutile” marito, approfittando dello strano hobby di lui: collezionare serpenti, ragni, rettili e altre schifezze varie.
Il piano della donna consiste nel regalare al marito, per l’anniversario, un serpente Corallo, facendogli credere che è un Serpente del Latte. Infatti, il serpente Del Latte è colorato, innocuo e docile ed è noto per essere un serpente “di compagnia” (per chi ha questi gusti eh, io personalmente no!). E’ però praticamente identico al serpente Corallo (viene infatti chiamato Falso Corallo), che, al contrario, è un serpente dal morso letale e per niente di compagnia.
Mentre consegna al marito la scatola col regalo, la moglie finge di avere un impegno ed esce di casa, prefigurandosi la scena successiva: il marito che aprirà la scatola e, felice come una pasqua, inizierà a gingillarsi accarezzando il serpentello, andando però incontro a morte certa.
Invece, quando la moglie tornerà a casa…

11.6.14

Recensione: "Garage"




Io mi creo da solo delle personali trilogie...
E così dopo la terribile ma magnifica Trilogia Greca del Padre (Dogtooth, Attenberg, Miss Violence) mi si è "formata" spontaneamente senza che lo volessi la Trilogia Britannica dei Piccoli Uomini.
Sì, lo so che tecnicamente l'Irlanda è fuori dal Regno Unito e che la l'Irlanda del Nord è fuori dalla Gran Bretagna ma facciamo a capirsi no?
Tutto è partito dallo splendido Still Life, film italo-inglese che ha conquistato il cuore di chiunque l'abbia visto.
Poi solo due giorni fa arriva il nordirlandese Il Libraio di Belfast e adesso, per caso, mi ritrovo davanti questo film irlandese che più va avanti più mi rimandava con la testa agli altri due.
Ma allora ci deve essere una poetica comune, mi dico, in queste produzioni britanniche.
Oppure sono state semplici coincidenze.
Resta il fatto che tutti e tre i film narrano le "banali" e comuni esistenze di 3 piccoli grandi uomini.
John May e le sua anime da accompagnare nell'ultimo viaggio.
John Clancy e i suoi libri.
Josie e la sua pompa di benzina
Tutti e 3 i personaggi sono accomunati da almeno due caratteristiche.
La prima è l'assoluta bontà dei loro animi, la loro umiltà, il loro star defilati, la loro solitudine "sporcata" da brevi squarci di vita comune, la dignità e il poco rumore con i quali portano avanti le loro vite.
La seconda è l'attaccamento assoluto al proprio lavoro, la passione e la dignità che ci mettono dentro.
John con quella gente da cercare.
John con i suoi libri da vendere e prestare.
Josie con la sua pompa di benzina.

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Ecco, però Josie ha molti più problemi, Josie ha un ritardo e un handicap sia fisico che mentale, Josie non è come i due John.
Josie è la purezza fatta persona, un uomo che non riuscirebbe a far male nemmeno a una mosca, un uomo che ti dà sempre ragione, qualsiasi cosa tu gli dica, perchè lui si fida sempre del prossimo e non decide mai niente da solo, o se lo fa, ti chiede il permesso 10 volte.
Probabilmente questo film è un filino inferiore agli altri due, ha i suoi momenti di stanca e un doppiaggio italiano terribile, o almeno quello del protagonista.
Ma ci sono piccole cose davvero straordinarie dentro, e una caratterizzazione psicologica del personaggio principale davvero impressionante.
E così mettere semplicemente delle lattine d'olio fuori dal garage è una piccola grande soddisfazione, anche se quelle lattine non le comprerà nessuno. E insegnare il lavoro al giovane ragazzo, anch'esso disadattato, renderà orgoglioso Josie, anche se quel lavoro in realtà nemmeno esiste, perchè fare benzina o portare delle latte fuori possono farlo tutti e non ha bisogno di insegnamenti.
Josie che assiste alla terribile scena dell'uomo che uccide i cuccioli ma fa finta che sia giusto così, perchè quell'uomo gli ha detto che è giusto e non può essere altrimenti.
Josie con le sue passeggiate, le sue piccole bevute al bar, le sue chiacchierate.
Sì perchè in realtà a Josie piace vivere, è timido e disarmante nella sua purezza sì, ma non vuole nascondersi dal mondo.
Io ho trovato commovente vederlo ogni volta fare lavori inutili, come spostare un tubo di plastica, aprire e chiudere un libro, spostare una serranda, solo per far vedere a sè e agli altri quanto lavoro c'è da fare, quanto lui lo faccia volentieri, quanto quel garage e quella pompa siano tutto quello che ha.

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Ci sono persone come Josie che ti fanno vergognare di appartenere allo stesso genere.
Lo vedi e sembra felice perchè lui vuole sempre farsi vedere felice, lui con la sua pompa, con il suo nuovo amico, con la ragazza dei tabacchi e con il bar ha il suo paradiso. E sta bene così.
Ma basta un abbraccio troppo vero e troppo forte per perdere lei.
E basta una vhs avuta per caso per perdere lui.
E basta il progresso e il nuovo mondo per perdere la pompa.
Basta poco per perdere tutto.
E piano piano ci rendiamo conto che in realtà più il film andava avanti più Josie acquisiva consapevolezza.
Perchè la solitudine e il rendersi contro della propria condizione sono mostri che stanno sempre là, pronti a uscire dal buio per quanta luce provi a mettere nella stanza.
E andiamo allora a vedere cosa hanno provato quei cuccioli.
Ma prima liberiamo quel cavallo.
Bravo cavallo, bravo.

9.6.14

La Grande Letteratura nel Cinema (N°4): Il Racconto del Fungo

Eccoci tornati alla rubrica che ricerca le perle di sceneggiatura cinematografica, i migliori dialoghi, i migliori monologhi, i testi più importanti.
Beh, qui ci troviamo davanti ad una specie di Divina Commedia della Settima Arte, l'indimenticabile, affascinante e quasi incredibile Racconto del Fungo.
L'Autore ci sorprende con questa storia che mai ci saremmo aspettati, con questa incredibile rivelazione, con questa intuizione di una delle protagoniste che trasuda, oltre che pathos e drammaticità, anche Cultura, Storia e Arte (vedi ad esempio i riferimenti a Stradivari).
Ma prima c'è dell'altro.

Se il nostro estratto letterario parte infatti a 3 MINUTI E 10 SECONDI (quindi vi invito semmai ad andare subito là) i 3 minuti che lo precedono offrono comunque degli spunti meravigliosi, vera e credo necessaria anticamera allo straordinario Racconto del Fungo.

Come dimenticare infatti l'urlo impressionate a 0.08 secondi?

O al secondo 0.35 quando avviene uno dei capolavori degli ultimi 30 anni di horror italiano con la protagonista che urla:

"Tempo e Spazio qui sono alterati!"
E le altre due urlano in un modo IMPRESSIONANTE.
Si scoprirà poi che l'hanno fatto perchè hanno visto qualcosa di terribile ma a me piace ancora pensare che quell'urlo sia riferito alle parole di lei, fatelo anche voi.

La recitazione è magnifica, raramente la paura e il disgusto sono stati così esaltati.

Quando appare Elena il dolore suo e delle sue amiche è straziante.

Poi dopo il magnifico:

"Elena è morta"

parte il

RACCONTO DEL FUNGO

vi invito a leggerlo qui sotto e solo dopo a vederlo

ringrazio mio fratello per aver caricato sul tubo questa perla




"Io... io... io non riesco a capire..."

"Forse io lo so. Questa...questa specie di muffa già l'ho vista"

(con enfasi) "Dove??"

"E' un FUNGO SPECIALE... che cresceva solo... NEL SETTECENTO...SUL LEGNO DEI TRONCHI TRASPORTATI LUNGO CERTI FIUMI DELL'EUROPA DEL NORD... (ansima)... IL LEGNO CHE SERVIVA PER FARE I VIOLINI PIU' PREGIATI... I GUARNERI... GLI STRADIVARI"

(anche l'amica sembra conoscere a storia di questo fungo e conviene con lei, quell'orrenda morte è dovuta al fungo che cresceva nel settecento sul legno dei tronchi trasportati lungo certi fiumi dell'europa del Nord)

infatti dice: "Già...hai ragione"

e poi una delle frasi che la nostra letteratura non dimenticherà mai

"E' PER QUESTO CHE QUEI VIOLINI AVEVANO UN SUONO DEL TUTTO PARTICOLARE"

e poi

(disperata) "ma io non credo che..."

e qui arriva la Capra illitterata che prova a rovinare tutto perchè impaurita da tanta cultura e conoscenza

"CHE C'ENTRA CON QUELLO CHE HA UCCISO ELENA? CHE C'ENTRA LAVINIA???"

"Non lo so,capisco che può sembrare INCREDIBILE ma il fungo è lo stesso, credetemi... L'HO VISTO INGRANDITO IN ALCUNI DOCUMENTARI IN TV"

Poi ancora la capra:

"Senti, un fungo del legno non può ATTECCHIRE su una persona e DISTRUGGERLA IN POCHI MINUTI...quando l'ho lasciata Elena era normale"

"Anche questa casa era normale quando noi ci siamo entrate (digliene!), l'altro ieri non c'era  niente di strano e ora c'è questa mostruosa, oscura maledizione che ci uccide... una dopo l'altra... E TUTTO QUESTO VIENE DALLA MUSICA... DAL VIOLINO"

e la chiusa capolavoro del capolavoro

"E DA PAGANINI" CERTO!"

"Ma come di fa a fermare qualcosa che non è del mondo a cui noi apparteniamo?"

"Io so come"
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Meraviglioso








7.6.14

Recensione: Il Libraio di Belfast - BuioDoc - 9 -

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Ci sono dei piccoli film che riescono con la loro dolcezza, il loro garbo, la loro assoluta genuinità ed umiltà a toccarti il cuore e
rendertelo più leggero in qualche modo. Sono come una carezza. E uno una carezza può riceverla per un lutto, per amore, per affetto, per amicizia o per quello che vuoi, ma una carezza rimane una carezza ed è sempre bella.
Still Life ad esempio parlava di morte ma era una carezza dolcissima.
E questo piccolissimo documentario, che non so perchè mi ha rimandato proprio a Still Life, fa altrettanto.
Buffo come entrambi questi due film siano stati girati da "italiani" trapiantati all'estero, Uberto Pasolini in Inghilterra, Alessandra Celesia (la regista de Il Libraio di Belfast) in Irlanda del nord.
Forse ci voleva un pò del nostro cuore italiano per far uscire dalle nebbie britanniche questi due gioiellini.
John (stesso nome di Still Life...) Clancy è un ottantenne ex libraio.
Intorno a lui gravitano tre ragazzi, una cameriera che sogna di diventare cantante e due fratelli, uno rapper, l'altro disoccupato ma con tanta voglia di non buttarsi via.
E questo qui, l'accostare -apparentemente senza un preciso motivo- un 80enne a tre ventenni è solo uno dei tantissimi contrasti che ho notato in questo affascinante mediometraggio (54 minuti).
Il film, che in realtà è un documentario ma abbastanza costruito drammaturgicamente da renderlo quasi cinema, è infatti un continuo gioco di opposti, di contrasti.
E così nella prima scena vediamo John che tratta un libro come fosse un bambino e nella seconda Jolene (la ragazza) che gli parla di Facebok.

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C'è poi il contrasto tra John, persona di una cultura immensa acquisita in una vita intera e Robert, il ragazzo che legge tenendo un foglio sotto le righe per andare dritto e non conosce il significato di alcune parole.
Personalmente ho trovato queste scene di una forza grezza magnifica, vedere questo ragazzo con la cresta che tenta di leggere a voce alta mettendo un "non la so" in una parola ogni 4 è straordinario, dà quella sensazione di approccio alla cultura da zero, quella voglia malgrado tutti i propri limiti e le proprie difficoltà, di conoscere, imparare, capire, l'essenza dell'apprendimento.
E la regista in questo gioca ancora su dei contrasti perchè mentre John, chiamato John il Libro da quanto la sia vita sia stata indissolubilmente legata ai testi, mentre John dicevo legge Bambi, Robert, il ragazzo punk che fatica a leggere, legge dell'Antica Roma, magnifico.
Ma non finisce qui il gioco degli opposti. E così dopo la scena in cui John ascolta leggere una poesia davanti a degli anziani ciechi c'è Connor, il fratello di Robert, che canta il suo primo pezzo rap, ossia la musica che in qualche modo ha tentato si sostituire la poesia nei nostri anni.
Ma ancora contrasti e contrasti, come quello tra la magia dell'arte, del racconto, della parola e la storia di Belfast fatta di polvere da sparo, di urla, di proteste, di giovani vite perdute e di bombe che esplodono.
O il contrasto tra Robert che corre con i roller nella nebbia e nella notte di Belfast mentre in sottofondo c'è l'opera di Puccini che il ragazzo sta ascoltando.
Il film è anacronismo in ogni sua inquadratura.
E John ne è la personificazione, una persona dai modi gentili, garbati, ma non incapace di sprizzare una vitalità straordinaria, un'ironia affatto stantia. John è ancorato nel suo passato ma è perfettamente integrato al presente. E pure al futuro se vogliamo, alla voglia di sognare.
E legge Bambi perchè ha ancora voglia di meravigliarsi come un bambino.
John che sta con i ventenni e sa sia ascoltarli che parlargli, John che tratta i libri e il suo lavoro come una passione e una specie di missione (e, scusate l'intromissione personale ma sentirlo parlare della sua libreria mi ha portato in maniera impressionante alla mia videoteca, a quei film che come i suoi libri andavano e non tornavano, ai soldi che non venivano chiesti, alla voglia di condividere una passione senza pensare minimamente al guadagno), John che dorme nel letto dove è morta sua madre, John che ha rischiato di morire per colpa dell'alcool, John che ama la vita, ama i suoi libri, ama la bellezza che si cela nelle parole e nel racconto, e quanto è bello sentirlo parlare, sentirlo leggere o raccontare di storie passate, con quell'atteggiamento mai pedante, mai saccente ma solo di uno che se sa una cosa ama condividerla.

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E l'incipit del film, con quel suo primo piano oppure l'altro primissimo piano del lavaggio dei capelli sono cinematograficamente forse il punto più alto del film, con quel viso che si perde nel tempo ma quegli occhi ancora vivi, ancora in cerca di cose e ancora capaci di fare sorridere gli altri e di voler sorridere anch'essi.
Poi in Giappone arriva lo tsumami.
E piove anche a Belfast.
Lo tsunami travolge tutto, ci vorrebbe una nuova arca cantano nell'ultimo, straordinario pezzo che chiude il film, ci vorrebbe una nuova arca perchè quello tsunami sta travolgendo un'intera era, un'intero mondo.
Ma c'è ancora la possibilità di salvarsi, due a due come fecero gli animali possiamo entrare nell'arca e aspettare che finisca la pioggia.
E nella tua coppia vorresti aver vicino John che ti racconta altre storie.
Vorresti averlo vicino mentre sali nell'arca.
Oppure averlo vicino anche soltanto in questa casa e in questo finale che è solo vetri e pioggia, pioggia e vetri.

( voto 8)

5.6.14

Recensione "Parentesi Tonde" - Gli Abomini di Serie Z - 23 -

 


                    Per la PRIMA volta in vita mia ammetto che non ce l'ho fatta.
Ci ho provato, ve lo giusto, ho visto di tutto in vita mia e credevo che niente mi avrebbe fermato.
Ma stavolta non ce l'ho fatta.

Ho resistito alla prima battuta del film, non "battuta" nel senso comico del termine ma proprio alla PRIMA COSA che dicono:

- "Ma se io mi nutro e tu ti nutri, Frank Sinatra?"

Sono arrivato persino al minuto numero 2 (due), al PRIMO dialogo tra due personaggi:

- L'ho lasciato proprio sull'altare
- Tanto morto un Papa se ne fa un altro
- Meglio soli che male accompagnati
- Ogni lasciata è persa

così, di fila, ve lo giuro, una dietro all'altra, senza respiro

sono andato avanti, superando anche la seconda barzelletta dello stesso essere -che poi ho scoperto chiamarsi col nome evocativo di Pippo Pelo-  che esordì 4 minuti prima con quella fulminante su Sinatra

- Sai cosa fa la bambina Alice quando esce dall'acqua?
- Sinceramente non so nemmeno chi sia la bambina Alice
- Nemmeno io ma so che quando esce dall'acqua si acciuga

Ho passato anche questa, e poi anche questa che sfida il non sense in maniera brutale:

- oggi il mio ragazzo mi ha lasciato
- portava i mocassini?
- sì, glieli ho regalati io

e poi basta, kaput, al minuto 19 ho capito che affrontare i successivi 58 non lo meritavo nemmeno io, per quanto male voglia farmi.

Il fatto è che se sei il Pizzighettone col Real Madrid soccombi, per forza.

E se affronti il Real Madrid della Merda soccombi, per forza

Schierato così:


NOME: Karim

COGNOME: Capuano

CONOSCIUTO COME: Il Fascino Discreto della Terza Elementare

RUOLO NEL FILM: Trombatore Illitterato

BATTUTA CULT: Qualsiasi



NOME: Sosia

COGNOME: Di Bud Spencer

CONOSCIUTO COME: Sosia di Bud Spencer

RUOLO NEL FILM: Sosia di Bud Spencer

BATTUTA CULT: non pervenuta




NOME: Raffaella

COGNOME: Lecciso

CONOSCIUTA COME: Sorella Ancora Più Scema di Loredana Lecciso

RUOLO NEL FILM: Zoccola Potenziale

BATTUTA CULT: "A me piace usare il cervello"



NOME: Francesca

COGNOME: D'Auria

CONOSCIUTA COME: Supina

RUOLO NEL FILM: Zoccola Conclamata

BATTUTA CULT: "Perchè sai, ogni volta che vedo te mi viene voglia di baciarti o coltivare interessi vari"



  NOME: Giucas

COGNOME: Casella

CONOSCIUTO COME: Il Mago che Tutti Noi Vorremmo Sparisse Veramente

RUOLO NEL FILM: Prete

BATTUTA CULT: "Guardami!"



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NOME: Patrizia

COGNOME: De Blank

CONOSCIUTA COME: Principessa Pelle Meravigliosa

RUOLO NEL FILM: Sè Stessa

BATTUTA CULT: "Non pretendevo due guardie del corpo Full Optional come Kevin Costner, ma almeno un modello base"



NOME: Antonio

COGNOME: Zequila

CONOSCIUTO COME: Er Mutanda

RUOLO NEL FILM: Il Marito Lasciato all'Altare per cui Morto un Papa se ne fa un altro, Meglio Soli che Male Accompagnati e Ogni Lasciata è Persa

BATTUTA CULT: Non ho avuto la fortuna di vedergli aprir bocca



NOME: Flavia

COGNOME: Vento

CONOSCIUTA COME: La Magnifica Bellezza dell'Abisso Mentale

RUOLO NEL FILM: Passava di Là

BATTUTA CULT: nessuna, questo non è un film impegnato politicamente



 NOME: Eva

COGNOME: Henger

CONOSCIUTA COME: Rappresentante della casta giapponese del TroiaFui

RUOLO NEL FILM: Si Spoglia e Si Gira (anzi, mannaggia, si gira e si spoglia)

BATTUTA CULT: Non ci interessa



             Sì, lo so, ne ho messi solo 9, ma bastano e avanzano.
Vi ho risparmiato Pippo Pelo, Marco Columbro, i due body guard e altre forme di vita più o meno intelligente che appaiono e scompaiono..

Io credo sinceramente che questo sia il punto più basso mai raggiunto non solo nel cinema ma nell'immagine in movimento in generale

un giorno finirò di vederlo magari, questi sono delle specie di suicidi assistiti che alla fine ti rinforzano.

ma se volete una recensione su Parentesi Tonde io ve la faccio

o.k

recensione su Parentesi Tonde

( è un film di merda )

VOTO 0

un ringraziamento ad Alessio per avermelo fatto trovare

esiste solo sul tubo, in una versione di merda poi

4.6.14

Recensione "Maps to the stars"

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presenti spoiler

Hollywood brucia si diceva una volta.
E qui in un certo senso brucia per davvero perchè il fuoco, l'incendio, è uno dei fil rouge che attraversa l'intero film.
Il fuoco di due incendi nel passato che hanno generato fantasmi veri o fittizi, il fuoco di un suicidio che liberi un mal di vivere e un senso di sconfitta che non ce la si fa più a nascondere, il fuoco metaforico di un sistema che si sta sgretolando.
Hollywood collassa, potrebbe anche dire Cronenberg.
Magari è capitato solo a me ma mentre guardavo questo capolavoro mancato del maestro canadese avevo delle sensazioni che mi rimandavano a un altro film.
Quale, mi chiedevo in sala, quale era.
Poi d'improvviso l'illuminazione, Inland Empire.
Ecco, avevo le sensazioni di Inland Empire ma decriptate, svelate, manifeste.
La stessa tensione, la stessa sensazione di qualcosa in agguato, la stessa atmosfera opprimente, uguale densità, uguale ferocia e pericolo nel vedere rappresentato questo cinema nel cinema, questo film che s'ha da fare dentro il film, questo film che si ricollega al passato, gli stessi fantasmi, quasi un horror sotto le luci dei riflettori, tutto uguale al film di Lynch ma con una facilità di comprensione, o più che facilità di comprensione- perchè Maps to the star è tutto fuorchè un film facile da analizzare- il poter comunque disporre di un intreccio facile, anche banalotto nel quale poter trovare molto più facilmente gli elementi per l'analisi.
Un Inland Empire per il pubblico insomma, non solo per sè stessi.
Dicevamo
Hollywood collassa


Una Hollywood dove ti droghi pesantemente a 10 anni, dove tutti fanno sesso con tutti, dove ci sono santoni guru buddhisti che poi picchiano selvaggiamente i propri figli, dove i soldi, le grandi case, le chevrolet e le piscine sono la patina sotto la quale le star vivono la propria vita infelice, dove tutto è ipocrisia, tutto, perchè il cinema stesso è ipocrisia, perchè anche quando rappresenta il vero lo fa ingannando con l'arte.
E chi lavora nel cinema l'ipocrisia la mangia a colazione servita da una colf.
E il pensiero non può che andare a PSH, o a HL, o a tutti quelli che chissà che provavano, chissà che sentivano mentre faticavano a sorridere davanti alle luci della ribalta.
Credo che in questo film ci siano cose meravigliose, scene superbe.
Cronenberg conosce lo star system e lo massacra letteralmente.
Tutti i rapporti sono basati sulla finzione, tutti poi, a casa, da soli, hanno scheletri nell'armadio.
O fantasmi, sì fantasmi invece che scheletri.
Come quello che vede Havana, il fantasma della madre, quella madre che la violentò e il cui successo passato come attrice la tormenta, quella madre nella quale malgrado tutto vuole identificarsi adesso, vuole interpretarla, così, quasi per sconfiggerla, sublimarla.
O i fantasmi che vede il piccolo e arrogante Benjie, uno che a 10 anni aveva già tutta Hollywood ai suoi piedi, uno che a 13 ha già vissuto tutto (Culkin?) e conosce la vita meglio di tanti altri. Ecco, questo l'ho trovato il personaggio più straordinario perchè per quanto odioso più si va avanti più lo trovi intelligente, consapevole, lucido. Lui vede fantasmi di bambini morti, lui che praticamente lo è stato un bambino morto, e non solo perchè in passato rischiò di morire ma perchè bambino in realtà non lo è mai stato.
Fantasmi, fantasmi, fantasmi.



Ma tutto bene o male si regge in piedi, il castello di menzogne di Hollywood non crolla, anche perchè l'ipocrisia sta proprio nelle sue fondamenta.
Poi arriva lei, la ragazza ustionata, e tutto cambia.
Io credo che la figura di lei sia la figura esterna che entra nello star system portandoci dentro la vita vera.
E l'impatto di questa drammatica vita con il castello delle menzogne è devastante, tutto collasserà.
Ma prima...
Prima due parole su una fantastica Julianne Moore in un ruolo dal coraggio leonino, il ruolo di un'attrice frustrata e depressa che non riesce a cancellare i fantasmi del passato. Un ruolo che la vede parlare di sesso, fare sesso, defecare, drogarsi, di tutto. E questa fantastica attrice ci mette dentro tutta sè stessa.
Ma tutti eccellono in realtà.
E Pattinson lavora ancora con Cronenberg passando soltanto dal sedile di dietro a quello davanti.
Ma torniano alla ragazza ustionata, una Wasikowska che con il ruolo di ragazza difficile o malata ci sta facendo troppo l'abitudine, quasi un Michael Shannon in gonnella.
Lei non fa parte di Hollywwod, lei è qualcosa di vero che torna là.
E niente sarò più come prima, il suo personaggio infetta ancora di più un malato già terminale.
Il problema è che questo film non riesce a non superare un certo limite.
E tutto è troppo esasperato, portato alle estreme conseguenze.
Aveva delle premesse straordinarie ma il collasso è troppo potente, troppo distruttivo.
Fratelli che si sposano con sorelle, figlia piromane e psicopatica, bambini che muoiono di continuo (ma che portano a quella gelida e fantastica scena dell'esultanza della Moore, impressionante), tentativi di omicidi, omicidi, suicidi, pallottole che partono per sbaglio.
No, è troppo, troppo.
Cronenberg perde il senso della misura e arriva alla distruzione completa di una famiglia (metafora dell'intero star system) in tempi troppo rapidi, con modalità troppo esasperate, veloci e automatiche.


Anche l'intreccio non funziona al massimo, qualche storia si evolve male o non si evolve al fatto, il richiamo ai fantasmi e al passato troppo opprimente. Le scene del fantasma della madre di Havana ad esempio sono troppe e troppo simili (secondo me le più deboli del film), i gesti violenti troppi e a volte quasi gratuiti.Questo è un film che un tantino asciugato, con meno cose e meno avvenimenti, un pò più ancorato alla realtà, sarebbe stato indimenticabile.
Ma c'è tantissima roba buona dentro.
Io ho trovato incredibile, forse la scena più forte, quella del padre che picchia la figlia, potentissima, quasi un horror.
Ma si arriva alla fine con la sensazione che manchi qualcosa nell'intreccio ma paradossalmente ci sia qualcosa di troppo nelle scene.
Resta comunque un film da vedere, imperdibile.
Uno di quei film che poi ci pensi sopra.
E ancora, e ancora.

( voto 7.5)

3.6.14

I Forum de Il Buio in Sala (N°1) : La Scena Perfetta




Quattro o cinque anni fa proposi in un forum di cinema di cercare di rintracciare, se c'è, la Scena Perfetta.
Fu molto difficile spiegarmi perchè ovviamente molti proponevano scene meravigliose, girate da dio, senza una sbavatura.
Ma la scena perfetta è un'altra.
La scena perfetta è quella dove puoi rintracciare l'anima di un film, quella dove tutto, tutto, dalla recitazione, alle musiche (se presenti), dal significato alla "posizione" nella quale è inserita nel mosaico film, tutto è perfetto.
La scena perfetta è quella che non smetteresti mai di vederla perchè dentro c'è tutto quel film, è quella, per citare il mio profilo, dove testa, occhi e cuore hanno la loro parte, è quella che a volte, anzi molto spesso, combacia con la scena madre.
Ma non è detto che lo sia.
Certo la tecnica è importante, certo i dialoghi sono importanti, tutto lo è, ma dovete riuscire a trovare delle scene che trascendano da tutto, che abbiano dentro qualcosa di oltre, che celino all'interno, a volte anche in maniera molto nascosta, l'anima del film.
E sì, è ovvio che la soggettività, la nostra sensibilità, la nostra lettura della scena siano importanti.
Difficilmente troveremo scene perfette oggettive perchè ognuno di noi le può leggere in maniera diversa, ognuno di noi può provare sensazioni diverse, ognuno di noi, paradossalmente, può ritenere inutile una scena che un altro ha trovato di impressionante forza e significato.
Quindi inutile commentare le scelte altrui.
O meglio facciamolo ma rispettando le scelte.
L'unica cosa che chiedo è quella di capire cosa intendo io per scena perfetta.
Insomma, piani sequenza di vorticosa bravura, dialoghi straordinari o semplici immagini bellissime con musiche indimenticabili non servono a nulla.
Io vi metto un esempio.
In realtà credo che l'immagine copertina del post sia l'esempio più adatto ma ci arriveremo.
Intanto metto questa.
E rischio subito perchè questo film perlopiù è odiato.
Ma in questa scena, e in maniera impressionante, c'è tutto il film dentro, tutto.
E in più è girata da Dio e ha delle musiche, le riconoscerete, patrimonio dell'umanità.
Spero partecipiate.
Non dovete farlo per forza di fretta.
Ogni volta, se vorrete, aggiungerete in questo post le scene che volete.
E, sarebbe meglio, motivate la cosa.

Magari il post lo tengo in evidenza.
E comunque scriverò sotto questo video tutte le vostre citazioni.



HGW XX7 Il viaggio finale di padre e figlio in Big Fish
https://www.youtube.com/watch?v=x7FzZKIfQXw

CIKU Daniel Day Lewis e il riflesso su quello che poteva essere in L'età dell'innocenza
https://www.youtube.com/watch?v=G97h69rCSA0

JACOPO Il dialogo del siciliano negro in Una vita al massimo
https://www.youtube.com/watch?v=w_8vSNGgSXw

KELVIN Il bluff delle banconote in Le Conseguenze dell'amore
https://www.youtube.com/watch?v=V5KrRclkkDM

ROCCO La morte della Volpe in Grizzly Man
https://www.youtube.com/watch?v=kPPZSJ4vC3U

2.6.14

La Grande Letteratura nel Cinema (N°3): L'Epifora e Anafora delle Fettine Panate

Ed eccoci alla terza puntata della rubrica culturale de Il Buio in Sala, quella che ricerca i migliori testi nelle sceneggiature cinematografiche. Qui le due precedenti.
Ormai si sa, le serie tv hanno raggiunto, se non superato, il cinema tout court.
E mi piace per questo prendere uno straordinario estratto letterario da una serie tv del passato, della mia adolescenza.
Cercavano di spiegarmi le figure retoriche al Liceo ma io tra epifora, anafora, antistrofe, allitterazione e quant'altro mi perdevo un pò.
Meno male che in questa puntata riuscii finalmente ad avere un esempio vero ed esplicativo della cosa.
In realtà l'Autore ci offre un mix non del tutto corretto delle figure retoriche sopracitate, tanto da rendere il suo pezzo ancora più straordinario.

Come sempre:
LA PRIMA VOLTA ASCOLTATE L'AUDIO LEGGENDO IL TESTO
LA SECONDA GUARDATE IL VIDEO




Ohhhhhhh ohhhh ohhhh ohhh ohhhh

Licia: Beh, oggi devo proprio ricordarmi di fare la spesa
Non ho più niente in casa!
Allora, vediamo un pò... stasera cosa faccio?

Mirko: Fettine Panate, dai amore ti prego, fai le Fettine Panate, tu le fai da impazzire di bontà!

Andrea: mmm, Fettine Panate, ho sentito parlare di Fettine Panate, dove sono, mi piacciono!

Licia: E va bene, non ho proprio altra scelta, per questa sera Fettine Panate, d'accordo? (notare anche qua l'uso della Retorica, nella sua accezione più plebea di domanda retorica)

I due: Evviva! (risata successiva di controllato giubilo)

ELLISSI TEMPORALE, SIAMO ALLA SERA DELLE FETTINE PANATE

LICIA RIENTRA A CASA

Mirko: Ciao!

Licia: ohhh

Mirko: che c'è?

Licia: Mi sono scordata le Fettine Panate

Andrea: (affranto) ohhhhh

Licia: Oggi ho pensato a tutto, tranne alle Fettine Panate!
Beh... ma voi preferite mangiare... oppure sapere che un amico è contento?

I Due (uno convinto e l'altro no): Sapere che un amico è contento!

Licia: Allora siete proprio bravi, sì sì.
Vi meritate una magia!
(posando sul tavolo un cartoccio informe di non so cosa) Ecco le Fettine!

I Due: Evviva Licia!

Mirko: Evviva la nostra fatina!

Andrea: Evviva le Fettine Panate!

(in realtà in sottofondo si può ancora sentire Mirko che dice: sapevo che non ci avresti delusi ma credo sia una sfumatura che rovina il testo originale che deve e non può non finire che con "fettine panate")