18.9.10

Recensione: "Afterschool"


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Valutare e al contempo commentare un film come Afterschool è impresa veramente ardua. Senz'altro è una di quelle pellicole che a seconda di serata, predisposizione, attenzione e, soprattutto, "angolazione" di analisi ( insomma, da dove il film lo si vuole prendere) può risultare o un'opera straordinaria o un esercizio di stile e psicologia fine a se stesso. Comunque, già il fatto che un film ti ponga in queste condizioni è a mio parere un merito.
Il semiesordiente Campos dimostra di saperci fare alla regia e la sua mano, le sue scelte, sono già ben visibili alla sua opera prima. Un giovane regista che riesce già a crearsi una cifra, un marchio è senza dubbio da plaudire ma allo stesso tempo sarebbe forse preferibile all'inizio fare più cose, sperimentare più stili, tentare di non fossilizzarsi in un unico metodo. E invece Campos ci regala una lunga sequenza di quadri fissi, alcuni bellissimi (come quella del pranzo a mensa giocata tutta sui piani di ascolto), ma non dinamicizza mai la regia tanto da provocare un minimo di noia anche a uno, come me, che considera il vero cinema action quello in cui a muoversi e sparar colpi non sono i protagonisti sullo schermo, ma i neuroni in testa (badate bene, non è un autocomplimento, amo i film che fanno attivare i neuroni anche se ne avessi soltanto uno o due...). Non definirei piani sequenza quelli che ci propina Campos. E' vero, sono inquadrature uniche, ma non possiedono la dinamicità che ci si aspetta da un piano sequenza. In questo senso la regia ricorda moltissimo (per restare a quest'anno) quel gioiello che è Lourdes.

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Passiamo però alle tematiche, al messaggio, a , come mi piace definirla, l'anima del film.
Robert è un ragazzo nella fase più difficile dell'adoloescenza, quella del tentativo di accettazione, del cercare di uniformarsi agli altri, delle prime esperienze sessuali, del distacco dagli affetti (sta in un college lontano da casa). Ha una passione irrefrenabile per i video amatoriali, spesso di argomento sessuale o violento. Un giorno per sbaglio si trova a filmare a scuola la morte "in diretta" di due ragazze,da lui (non) soccorse per overdose da medicinali. Il ragazzo, come del resto tutta la scuola, inizia ad attraversare un periodo difficile, in un'atmosfera quasi surreale, nel quale manifesta più volte episodi di violenza repressa e non. Il filmato della morte lo ossessiona ma non c'è mai pena per quello che ha vissuto nè compassione per le vittime. Robert è un ragazzo apparentemente privo di emozioni se non rabbia. Mentre la scuola pensa soltanto a ricordare le due ragazze a mò di Studio Aperto (in questo senso eccezionale la scelta di mostrare i 2 montaggi) senza preoccuparsi più di tanto di capire cosa è in realtà successo (se non con indagini di facciata) Robert al contrario è turbato dalla verità e forse nasconde qualcosa. 

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Ad inquietarlo ancora di più c'è un filmato nel filmato di qualcuno che stava riprendendo lui quando, a sua volta, si era ritrovato a riprendere la morte delle ragazze. Questo passaggio a mio avviso unito all' ottimo finale ci dà la chiave di lettura migliore. Robert non è completamente innocente, tutt'altro. E la sua paranoia di video amatoriali lo porta a reificare il suo senso di colpa in filmati che in realtà (a mio parere) non esistono e lo perseguitano come quello appena citato o quello di chiusura al film. Robert è filmato, si gira, non c'è nessuno.Addirittura credo che sia messo in discussione anche il motivo stesso della morte delle ragazze (overdose? con tutto quel sangue in testa?). C'è reticenza in Campos e tante le domande non risposte (mi ricorda Cachè).Forse perchè Afterschool non è altro che la trasposizione in audiovisivo della difficilissima adolescenza di un ragazzo che, come tanti altri, rischia che la sua vita venga compromessa da una solitudine esistenziale profonda e assassina.

( voto 7,5 )

18 commenti:

  1. Sembra molto interessante, direi che lo inserirò nelle prossime tornate di film.
    Carina anche la digressione sull'azione, soprattutto se confrontata con l'idea che ho espresso dell'evasione di quel tipo come "pausa" dei neuroni. Ottimo confronto!
    Ad ogni modo appena l'avrò visto ti farò sapere.

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  2. E' vero, senza farlo apposta abbiamo espresso lo stesso concetto da 2 punti di vista. L'avevo già scritto però eh...


    Quando lo vedrai completa la lettura, voglio sapere la tua versione dei fatti. Ciao.

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  3. Ciao Dae,
    mi hai messo voglia di vederlo. Ho sempre amato i film con tematiche sociali e protagonisti borderline. Mi sembra di capire che questo film sia così. Una sorta di Benx? (che non ho visto, ma ho letto che ne parli bene)
    Ciao

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  4. Ciao Dembo. La tematica sociale è fortissima ma non esplicitata al massimo. Insomma sta all'analisi di ognuno di noi tirare fuori più considerazioni possibili da Afterschool. Sì, è molto simile a BenX per tante cose ma molto diverso per accadimenti.Senz'altro è molto meno emozionante ma è forse proprio questa freddezza (pari al protagonista) il suo pregio maggiore. Mentre Ben X però poi può godere di una visione quasi universale, questo non è per tutti. La staticità di regia e plot possono risultare indigesti. Guarda, io non sapevo se dargli un 5 o un 9, per questo ho scelto il 7,5. Fammi (fatemi) sapere. Ciao!

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  5. concordo: un buon film, anche se in effetti il rischio di stile non è del tutto scongiurato..
    però questo campos al prossimo film penso che farà ancora meglio

    qui se ti interessa trovi la mia rece
    http://pensiericannibali.blogspot.com/2010/07/il-doposcuola.html

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  6. Ottima rece Marco. In effetti siamo d'accordo praticamente su tutto poi al solito io ho il solito mood un pò troppo positivo.

    Abbiamo anche citato entrambi Cachè...

    Vedo che hai nominato Dogtoooth. Sto ancora aspettando la distribuzione (me ne hanno parlato benissimo). Alle brutte me tocca ....... (non lo scrivo per etica professionale).

    Forse, alla seconda opera di Campos, ragionando a ritroso capiremo che Afterschool è quasi un capolavoro.

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  7. uno dei miei film preferiti, fantastico.
    ma la scena di quando presenta il suo video? con il loro dialogo mentre il filmato continua?
    e la scena del soffocamento? e quella della cerimonia?
    incredibile.

    in realta' c'e' il secondo film di campos, ma non ho letto belle cose a riguardo. ovviamente devo vederlo per giudicare, quindi per ora non posso esprimermi a riguardo. il film e' "simon killer", 2012, se vi dovesse interessare.

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    1. cavolo carissimo amico mio, sono passati 3 anni e 1 mese dalla visione, le scene che dici le ricordo pochissimo, non sai quanto mi dispiace perchè mi piace da morire ricordare e confrontarsi su singole scene.
      quasi mi invogli a rivederlo mannaggia

      comunque parlavo solo di opera prima, non unica :)
      anche se lo era allora

      se passi prima per simon killer fa un fischio

      che tenerezza ripensare adesso ad Ezra Miller, all'epoca non era nessuno per me, adesso invece dopo Kevin e Noi siamo infinito è uno dei miei talenti preferiti...

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  8. Piccola critica alla recensione...Un piano sequenza non necessita di dinamismo, un piano sequenza può tranquillamente essere a camera fissa.

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    1. Permettimi di dire che quello che ho scritto in recensione è perfetto ;)

      in realtà ho 10 mesi di master in sceneggiatura dopo la laurea

      ho scritto che tecnicamente quelli di Campos possono essere piani sequenza ma io fatico a definirli tali

      altrimenti se te domani vai a teatro, piazzi una telecamera davanti al palcoscnico e filmi tutto lo spettacolo allora sei un grandissimo regista, hai fatto un piano sequenza di 2 ore e mezza ;)

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    2. E non c'è nessuna sequenza a camera fissa nella storia del cinema ad essere ricordata come grande piano sequenza

      prova a scrivere "i migliori piani sequenza della storia"

      non ce ne sarà nemmeno uno senza movimenti di macchina

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    3. ma volendo possiamo metterne 50 di telecamere fisse

      dico che difficilmente sono questi a entrare nella storia

      e poi nella recensione lo dico perfettamente, se quelli di afterschool, tecnicamente, sono dei piani sequenza io comunque fatico a considerarli tali

      e l'esempio che ho fatto del teatro non è una forzatura

      ad esempio, se doveste descrivere i film di Roy Andersson (devo scrivere una rece sua dopo) che direste?

      che sono un insieme di scenette a camera fissa o un insieme di piani sequenza?

      ecco, mai mi verrebbe in mente la seconda descrizione

      comunque ci siamo capiti, è tutto oggettivo, poi sta a noi usare i termini come vogliamo ;)

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  9. Scusa se mi intrometto ma voglio capire.
    Nonostante lo spieghi molto bene sulla rece di Pvc-1.
    Se io prendo la mia videocamera con una cassetta video di 60 minuti.
    Mi dimentico accesa la videocamera con rec attivato e giro così per il mondo con la tele appesa al collo , ogni tanto gioco con il gingillo dello zoom.
    Registro involontariamente un film di 60 minuti.
    Cosa ho fatto un film con unico piano sequenza?

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    1. esattamente, hai fatto un involontariamente e in modo probabilmente orribile e malestro un film(ato) in piano sequenza

      ma qui potremmo aprire l'ennesimo nuovo fronte

      ovvero quello della differenza tra fiction e documentario

      nel documetario, nel riprendere la vita vera (insomma, documentario tout court, non alla Minervini o Rosi) fare un piano sequenza non dico che sia obbligatorio, ma di sicuro è facilissimo

      se vado a riprendere i bambini di una favela posso traquillamente riprenderli per due ore di seguito. tanto quello che conta è restituire la realtà, senza filtri.
      Non ci vuole niente, può farlo chiunque

      per questo userei la denominazione di piano sequenza solo per le opere di fiction. Perchè lì stai riprendendo qualcosa di scritto e costruito, qualcosa che può andar male.
      E allora sì, c'è il virtuosismo, sì, c'è il rischio di fare questa cosa

      per ricapitolare per me il piano sequenza presuppone un qualche minimo movimento di macchina (anche minimo eh, anche girare una stanza in 10 minuti) e la ripresa di un'opera di finzione

      altrimenti è o teatro o vita vera

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  10. In effetti la ripresa di una recita a scuola , era quello l’esempio dove volevo andare a parare.

    Se nella stessa recita di due ore .
    Stacchi per cambiare la cassetta che dura un ora e riprendi a girare poi, magari stacchi ancora perché c’è la suora che ringrazia il pubblico tra il primo e secondo tempo.
    Alla fine comunque hai girato un unico piano sequenza.
    :)

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    1. sì, ma era l'esempio che avevo fatto qui sopra a Calvario con il teatro

      teatro o recita a scuole sempre teatro è ;)

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due cose

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3 ciao