17.12.18

Recensione: "Calibre" - Su Netflix

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Netflix mi regala, dopo il film Di Blair, un'altra piccola perla.
Probabilmente il film più autoriale che ho visto in quella piattaforma.
Due amici a caccia, un fatto di sangue, una scelta etica da prendere.
Thriller morale che pare quasi un Cuore Rivelatore formato gigante.
Tra paure, paranoie e minacce un drammatico a forte matrice psicologica che metterà anche lo spettatore, se vorrà, davanti a terribili dubbi

presenti spoiler

Mi piacciono tantissimo i thriller morali, quelli che mettono in crisi i protagonisti, quelli dei dubbi etici, delle decisioni da prendere, dei sensi di colpa, della tensione per cose commesse.
Quelli che più del mondo che c'è fuori indagano su quello che c'è dentro di noi.
Ed è così che mi ritrovo questo Calibre (forse tra tutti i film Netflix che ho visto il più autoriale e riflessivo) e non posso non amare quello che è una specie di Cuore Rivelatore di Poe (uno dei più grandi racconti di sempre) in formato gigante.
Un omicidio (involontario perdipiù), il non riuscire a convivere con lo stesso, il terrore di essere scoperti, quei tentativi di coprire il misfatto che, al contrario, peggiorano solo le cose.
Certo, a differenza del racconto di Poe qui l'ossessione dei protagonisti non arriva al climax finale ("Strappate quelle tavole! E' là! E' il battito del suo orribile cuore!") per cui l'assassino si autoaccusa, ma l'iter che viviamo è molto simile.
Credo che questo sia un ramo della psicologia interessantissimo, ovvero quello che studia i comportamenti umani che cercano, maldestramente, di coprire qualcosa che si è commesso.
L'ossessione nel non essere scoperti è così forte e viva che molto spesso è controproducente, è proprio questa accuratezza e meticolosità nel voler celare ad infondere negli altri il dubbio.
Calibre in questo senso è perfetto, un gioco psicologico tutto basato su frasi, sguardi, lettura di reazioni.

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Siamo - mi pare - in Scozia e due amici partono per un viaggio di caccia nei boschi.
Arrivano in un paesino di poche decine d abitanti, entrano nell'unica locanda del paese e sembra di assistere ad una delle scene clou del capolavoro Un Lupo Mannaro Americano a Londra.
In realtà questi boschi nordici mi hanno richiamato anche il sempre netflixiano The Ritual.
Ma no, siamo su due strade completamente diverse.
I due sono malvisti, come tutti i forestieri che arrivano in comunità ristrettissime (e la cosa è raccontata in maniera perfetta nel film, sono situazioni che ho vissuto nel mio paese molte volte).
Vanno a caccia, succede un incidente terribile.
E lì avviene la prima di una serie di scelte morali che il film, se uno ha voglia di affrontarle, ci proporrà.
Vedete, nel nostro calduccio di casa, nella nostra vita in cui cose così gravi non accadono, è sempre facilissimo giudicare.
Chi investe qualcuno e scappa, chi uccide un altro e scappa, chi terrorizzato compie gesti orribili.
Forse vi farà paura ma l'80% delle persone che commettono queste cose fino a un minuto prima eravamo noi, erano come noi, persone convinte che in casi del genere si sarebbero comportati in modo opposto, umano, civico, etico.
E invece cari miei a volte accadono cose così scioccanti per cui noi non siamo quelli che pensavamo di essere, per cui noi non agiamo come pensavamo di agire quando l'abbiamo scritto sulla nostra bella tastierina al pc.
E quindi io quello che fanno questi due ragazzi, sia nel bosco che poi, non lo giudico.
Anzi, mi fa paura pensarci troppo perchè io il terrore che non sarei il Giuseppe che credo ce l'ho.
Voi magari no, meglio per voi.
Torniamo a Calibre.
Avviene quel tremendo fatto di sangue (doppio).
I ragazzi provano a coprirlo.
Il film può veramente cominciare.
Ed è un film tutto basato sulla psicologia, sulle paure, sui sospetti, sulle paranoie.
Il regista è bravissimo a mettere piccoli elementi di tensione, come ad esempio l'uomo nel drugstore lontano dal paese (loro volevano depistarsi)  col suo "non ci sono altri cacciatori da questa parti" (come a dire che se i corpi verranno trovati sono cazzi), il piatto di cervo al sangue che fa rigettare Vaughn (il cervo che doveva colpire, il sangue dell'omicidio), i concetti di vita e morte (Vaughn sta per diventare padre e uccide proprio un bambino), il lapsus del "dovuti" al pub, le scene all'officina.
Tutto veramente perfetto.
Convince semmai meno la sottostoria con la ragazza, sottostoria che servirà poi a trovare un pretesto per bucare le gomme.
In questo frangente, però, conosceremo bene quello che sarà l'autentico cattivo della storia, personaggio molto ben costruito e contrapposto a Logan, il saggio del paese (saggio sì ma comunque sempre ambiguo e inquietante).
Bellissime location, attori in parte, grande atmosfera per un film praticamente privo di difetti.
Certo non ha le stigmate del capolavoro, ma del resto nemmeno l'ambizione d'esser tale.
E arriveremo a un'ultima mezz'ora davvero tesa e dolorosa, costruita anch'essa alla perfezione.

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Chi ha amato il grande Eden Lake proverà sensazione molto simili.
E alla fine l'ultima scelta morale-etica, la più difficile.
E, anche qui, Giuseppe non vi assicura di quello che avrebbe fatto perchè Giuseppe non ha mai dovuto compiere alcun gesto con un fucile puntato alla testa.
Il Paese (molto incisivo come viene mostrato, quasi un corpo unico, minaccioso e scostante) non poteva uccidere entrambi, impossibile.
E allora accetta di mandarne via uno, ma senza che prima questi non abbia pagato il suo debito di sangue.
E finisce un film dove hanno perso tutti, chi la propria vita, chi la propria serenità, chi i propri cari.
C'è un bambino da accudire, c'è un qualcosa per cui vivere ancora.
Ma la testa è altrove.
E quello sguardo in macchina finale è rivolto a noi, a noi che sappiamo, a noi che possiamo capire il suo inferno

7.5

19 commenti:

  1. Visto anch'io qualche tempo fa sottotitolato. Bel film, ben costruito con un crescendo di tensione che ti incolla allo schermo. Epperò la tua rece va oltre empatizzando come sempre con i personaggi.
    Vero, se ci trovassimo nei loro panni non possiamo sapere come reagiremmo, forse davvero in modo diverso da come la morale ci impone.Film che fa anche riflettere.
    Sempre grazie per i tuoi spunti.
    Ora prova con "L'affido". :)

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    1. c'è stata però più un'empatia da "ruolo" che da personaggio Elsa

      non direi che ho sofferto con loro (con Eden Lake invece sì, molto) ma che mi sono in parte immedesimato nei comportamenti e nelle scelte ;)

      grazie mille a te ;)

      eh, lo so, straconsigliato da tutti, dev'esse proprio bello

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  2. Film dalla trama "standard" ma nonostante cio mi è davvero piaciuto, a dimostrazione che anche se si fanno cose non originali ma si sá lavorare bene il prodotto che ne esce è di tutto rispetto

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  3. Ciao. Premesse: sono in ferie (tre giorni, che sarà mai), il mio umore non sta un granché bene, ho deciso che dopo aver rivisto Babadook con la tua recensione in testa e essere scoppiata a piangere, dovevo andare a frugare in qualcosa di altro recensito da te e che si allontanasse dal mio solito horror (cheppalle).

    Bene. Ho visto questo.
    I punti che tocchi nella recensione li ho accennati anche io nella mia testa durante la visione. Aggiungerei una mezza riflessione sul fatto che tra i due, si salvi proprio quel personaggio (ma si salverà poi davvero? Non voglio sapere cosa stesse guardando nel buio, alla fine. E soprattutto in quale buio).

    Ma. C'è qualcosa che mi respinge, in questo film. Qualcosa che (prendila con le pinze, son due robe assai diverse) mi fa tornare alla mente "a serbian film". Pensa che io credevo fosse ambientato in est Europa, manco avevo capito fosse scozzese. Chissà perché.

    Ha addosso lo sporco della natura umana. Forse lo trovo facile da digerire perché intuisco cosa avrei fatto io in quel bosco e non mi piace pensarlo. Non so. Detto questo forse mi manca "il buono". Un buono che non può essere impersonato soltanto da una moglie e un figlio in arrivo a casa, né soprattutto da un accudimento paterno finale col bimbo tenuto come un bambolotto, lontano dal proprio busto, l'attenzione rivolta al (proprio) buio e il sospetto che nulla potrà più andare al giusto posto.

    Scritto cose a caso.
    Leggimi quando avrai tempo, signore delle classifiche. Buon anno.
    (:

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    1. arrivo Marti ;)

      intanto ti ringrazio per commentare ancora nel blog

      e farlo con commenti così articolati

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    2. 6 giorni ;)

      ma i commenti migliori arrivo quando posso

      intanto per le tue parole su Babadook metto solo un <3

      calibre

      beh, a livello "fisico" lui è salvo, a livello di anima dannato per sempre

      quel finale (ne sono sicuro) è un rivolgersi a noi che sappiamo tutto. Lui ha suo figlio ma anche quella tragedia dentro. E ci guarda, per ricordarci che non ne uscirà mai

      quel che dici è molto interessante

      non solo per la cosa in sè (mancanza del buono nel film) ma anche per come giudichiamo lui, il personaggio pricipale

      davvero è un cattivo?
      Davvero è un bastardo?
      davvero è qualcuno che ha commesso delitti ingiustificabili?

      ecco, in queste risposte c'è forse anche quello che è mancato a te

      forse lui è un buono, io l'ho percepito tale, ma si è trovato (sempre forse) in una spirale terribile nella quale era impossibile - o quasi - agire diversamente

      di sicuro, come dici, quella "bontà" nulla c'entra con le ultime inquadrature, lì è semplicemente un padre che accudisce suo figlio (non avevo visto il dettaglio del tenerlo lontano), con al bontà c'entra poco

      quella, semmai, dobbiamo eventualmente riconoscerla prima

      grazie marti

      sperando che torni a leggere, scusa del ritardo ;)

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    3. Certo che torno, ho messo la spunta sulle notifiche :)

      Giuseppe. Sai (?) che vedo tutto e prendo tutto di pancia, io non ho altro modo di esperire la vita. Mi ha probabilmente disturbata il fatto che in quel buio non voglio buttarci nemmeno un'occhiata rapida, non ora :)

      È per questo che di commenti qui e ovunque ne scrivo pochi: i miei sono molto di parte.

      Detto ciò anche in questo caso hai arricchito e modificato la mia visione. Grazie a te.

      (:

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    4. ma i commenti di parte e di pancia sono sempre i migliori

      come dico per i blogger anche i commentatori dovrebbero essere tremendamente personali, le frasi fatte o lette mille volte servono a poco

      eh, io invece adoro i film che mi fanno vedere il buio. Tendenzialmente mi avvicinano alla luce ;)

      grazie carissima, ci si arricchisce a vicenda :)

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  4. Questo film l'ho scoperto e preso in considerazione grazie a questa tua recensione, per cui devo ringraziarti...
    Gran film, un po' Michael Powell, un po' un tranquillo weekend di paura...

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    1. onorato sia di averlo scelto per "me", sia del gradimento ;)

      vero!

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  5. Accidenti che film questo. Va detto che io nei buoni film ci entro sempre con tutto me stesso, come un bambino al parco giochi, ma qui è tutto talmente costruito alla perfezione, le atmosfere, le battute, i personaggi, le loro espressioni, che io dall'istante di quel maledetto sparo ho vissuto davvero l'angoscia del protagonista fino alla fine. Una scena eccezionale quella dello sparo, con un momento preparatorio che mette tutte le carte in tavola (la sua faccia, la sua voglia di farlo e contemporaneamente di non farlo mai, l'amico che gli dice "spara", il mirino che si muove sul cervo) e poi un montaggio esemplare che in quanto?, mezzo secondo?, ci mostra la tragedia. Ed è come se avessimo sparato noi.
    Bellissimo il tuo parallelo con il Cuore Rivelatore di Poe, grandissimo grandissimo racconto, e secondo me è vero, ci sta, siamo anche da quelle parti (ma quanto siamo con loro quando li portano nella foresta e il cane scopre il luogo della sepoltura?).
    E questo stare dalla parte dei protagonisti, a soffrire con loro, se ci pensi è davvero spiazzante. Assurdo. Se uno dovesse guardare semplicemente la cronaca dei fatti, i cattivi della storia sono loro, i due amici, sono loro gli assassini, mentre i locali sono le vittime. Qualcuno non brilla certo per simpatia, ma nessuno di loro si macchia di niente, nemmeno nell'agghiacciante finale. Eppure in Calibre noi veniamo sbattuti a parteggiare per gli assassini e a sperare di farla franca, perché è come dici tu, siamo noi che l'abbiamo fatto, non pensavamo di poterlo fare e invece l'abbiamo fatto.

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    1. ti volevo scrivere che stai diventando uno dei miei commentatori preferiti ma ora che ci siamo conosciuti lo sai già, ahah

      sì, è un film costruito in maniera straordinaria, e ho apprezzato che gioca sul togliere invece che sul mettere, tanti piccoli elementi, tutti essenziali per far vivere l'angoscia dei protagonisti e anche la nostra

      in questi casi bisogna lavorare di fino, sulla psicologia sottile, sui segnali, non sui macroeventi

      sì, credo che il riferimento a Poe sia buono, io ho vissuto le due opere in maniera abbastanza similare. Poi ci sono legato, la mia tesi si laurea fu su Tempo di uccidere di Flaiano che per me era un cuore rivelatore formato grande (non in generale eh, ma in alcune parti)

      sì, hai ragione, ma io credo che la nostra empatia vada al biondino e sì, sarà un assassino ma noi sappiamo perfettamente come sono andate le cose. Ed è allora difficile giudicare, sono tragedie che possono capitare quasi a chiunque. E forse la nostra empatia deriva proprio da questo, da questa paura che magari ci possa accadere qualcosa di simile, noi diventiamo lui

      ah, ecco, commento sta riga e poi vedo che sotto dicevi la stessa cosa te ;)

      eh, le piccole comunità sono quasi sempre infide e minacciose e io adoro quando il cinema le racconta ;)

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  6. appena visto.
    voto 7,5 anche per me.
    buona la tensione, gli attori, eccezionale l ambientazione (mi ha ricordato un viaggio fatto nel 2006 nelle highlands, i personaggi sono assolutamente verosimili).
    croce e delizia del film è l'essere lontanissimo da un prodotto hollywoodiano. Da un lato emerge la "ruspanza" e l autenticità, ma dall'altro la povertà di mezzi e qualche tempo morto che poteva essere colmato con qualche dialogo graffiante o qualche digressione sui protagonisti, che purtroppo non sono stati ben caratterizzati.
    peccato.
    come paragone, ho visto recentemente "contrattempo", e devo ammettere che è stato decisamente superiore a questo film.
    lo sguardo in camera finale mi ha gelato il sangue. Non vedevo l ora che comparissero i titoli di coda...

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    1. sì sì, contrattempo è superiore (ma lo è a quasi tutti, ahah)

      proprio te avevi commentato là (mi pare) e chiedevi di altri thriller su netflix

      forse Calibre è partito da là (adesso non mi ricordo che ti ho consigliato)

      al solito bel commento, ricordo abbastanza il film ma il tuo interessante discorso sui protagonisti non troppo ben caratterizzati no

      scrivi sempre "poco" ma ogni riga è veramente centrata, complimenti

      sì, bellissimo finale....

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  7. ciao a tutti. Bellissimo film , visto da poco, ..tensione alle stelle, personaggi giusti ecc ...mi sfugge però il finale, lo trovo un pochino "caricato" ...quale è il senso che "uno deve essere sacrificato" , e l'altro salvato perché?! ..

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    1. aspetta, se ricordo il film (abbastanza bene) i paesani fanno uccidere uno dei due ragazzi dall'altro

      lo trovai un finale perfetto. La "comunità" non poteva accettare quei due non venissero puniti ma, per evitare di sporcarsi le mani e rischiare con la legge, costringono uno dei due ad uccidere

      così la loro vendetta è compiuta, nessuno di loro rischia imputazioni (anche perchè se il ragazzo sopravvissuto parlasse dovrebbe rispondere anche di ben due omicidi, quello nel bosco e quello dell'amico) e lo stesso sopravvissuto vivrà il resto della sua vita nell'angoscia, nel senso di colpa e nella tragedia di quel che ha fatto (se non sbaglio il film si chiude anche con una interpellazione alla telecamera, come a dire "voi sapete l'inferno che sto vivendo")

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  8. Quando stavano andando nel bosco per finire il lavoro, stavo per cambiare canale, poi ho resistito fino al finale. devo ammettere che il regista ha fatto benissimo il suo lavoro, mi ha coinvolto in pieno. Gran bel film, consigliato.

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