6.9.19

Festival del cinema di Venezia 2019 - giorno 8 - 6 settembre


LAN XIN DA JU YUAN (saturday fiction)
di Lou Ye

FUORI CONCORSO

1941, Shangai è una città dove coesistono più forze armate e di inteligence dei paesi coinvolti nel 2° conflitto mondiale. L'attrice Jean Yu vi fa ritorno per recitare apparentemente nello spettacolo del suo ex amante.
Spy story in salsa agrodolce basata tutta sull'ambiguità dei personaggi: consigliabile solo a veri appassionati di genere e produzioni orientali.
Voto: 5


NEVIA
di Nunzia De Stefano 



ORIZZONTI

Riccardo Simoncini

Dopo Sole di Carlo Sironi, la componente italiana nella sezione Orizzonti si concentra nuovamente su storie al limite, con protagonisti giovani adolescenti che devono confrontarsi con un contesto di vita complesso. Se in Sole questo era rappresentato da una maternità surrogata, che quindi offriva il pretesto per raccontare cosa significasse essere genitori, in Nevia il paesaggio cinematografico in cui sono immersi i personaggi è rappresentato dai campi container, un luogo dove tutta la vita è condensata. È come un mondo in miniatura, dove c’è tutto, a misura d’uomo. Così si usa un piccolo carrello, opportunamente modificato artigianalmente, come mezzo di trasporto attraverso cui muoversi e districarsi per le vie di quei luoghi così tanto al limite. Prodotto da Matteo Garrone (e in effetti tanto garroniano nella messa in scena e felliniano nella costruzione dei personaggi) e diretto dalla sua ex moglie, Nunzia De Stefano, Nevia è un racconto dolce e delicato di cosa vuol dire essere giovani in un mondo che ti obbliga a diventare adulto. Nevia (interpretata da un’indimenticabile Virginia Apicella) ha 17 anni, ma, nonostante l’età, è più matura e responsabile degli adulti stessi. È infatti lei ad occuparsi di tutto, dal guadagnare soldi all’occuparsi della sorellina. Nevia si rifiuta, però, di adeguarsi ad un mondo marcio e corrotto fino al midollo, dove la criminalità e la prostituzione sembrano agli occhi di tutti l’unica via possibile per la sopravvivenza. Non per Nevia, che conserva dentro di sé una purezza e una determinazione che le permettono di non adeguarsi a quel contesto così umanamente basso. 

Meglio allora un circo, così grande e ampio (rispetto a quel mondo in miniatura dei campi container), e allo stesso tempo colorato e buffo nella sua diversificazione. Meglio animali, maghi, clown e trapezisti. 
Meglio la vita e la sua voglia di inseguirla. 


ATLANTIS 
di Valentyn Vasyanovych

ORIZZONTI

Filippo Tassinari

2025, Ucraina Orientale. Ad un anno dalla fine della guerra, Sergeij, ex soldato, si trova a vivere in un paese devastato. Alla chiusura della fabbrica, trova una opportunità unendosi ad una missione di recupero cadaveri di guerra.

Lunghi piani sequenza, a macchina prevalentemente fissa, disegnano una realtà devastata dalla guerra e senza apparente speranza, se non quella di andarsene. Una modalità originale per trattare un tema attuale e non pienamente conosciuto, provocando un forte impatto nello spettatore. 


Voto: 7

GLORIA MUNDI
 di Robert Guédiguian

CONCORSO

Filippo Tassinari

A Marsiglia nasce Gloria. La neo-nonna informa l'ex marito, padre naturale della neo-mamma e attualmente in carcere, della nascita. La numerosa famiglia, di cui Gloria è l'ultima arrivata, dovrà fronteggiare le difficoltà, principalmente lavorative, della moderna società.

Il classico film incentrato sui dialoghi, cui Guédiguian ci ha abituato, dove non manca mai la moglie Ariane Ascaride. Oltre alle tematiche familiari/relazionali, la pellicola presenta una interessante sottotraccia critica al modello economico e sociale odierno. 


Voto: 7

BABYTEETH

 di Shannon Murphy

CONCORSO

Filippo Tassinari

Milla è una ragazzina, malata di cancro, che incontra Moses, tossico ventenne. Si innamora di lui e, siccome ciò sembra darle un motivazione mentre sta combattendo la malattia, i genitori acconsentono alla frequentazione, prendendolo anche a casa.

Tra la commediola e il dramma adolescenziale che ha già avuto brillanti predecessori e non sembra non poterne reggere il confronto. 


Voto: 5
Riccardo Simoncini

Vita e morte che combattono furiosamente. Milla (Eliza Scanlen della serie Sharp Objects) è un’adolescente gravemente malata. Una ragazza che avrebbe tutta la vita davanti, ma che è costretta invece a percepire la morte come una presenza costante ed imminente. Quando, però, inaspettatamente capita qualcosa di bello, come un primo amore, all'improvviso un soffio vitale cambia ogni sua percezione. La morte, magari, è sempre lì, presente, all'angolo, ma non la percepisci, provi a distaccartene, perché la vita ti ha invaso. Sembra poi che la risposta ad ogni tipo di problema sia ricercata da tutti nei farmaci: sostanze per ridurre l’ansia, alleviare il dolore o eliminare del tutto un stato di sofferenza. 

Ma se i farmaci sono semplicemente sostanze che operano per sottrazione, riducendo o eliminando qualcosa presente in eccesso, essi non possono nulla nell’addizione, per colmare un difetto, una mancanza. E così nessun farmaco potrà riempire la vita. Per quello serve altra vita, altre persone. Un amore che implichi condivisione. Il film funziona (almeno parzialmente) fin quando permane questa lotta tra poli opposti, tra lo slancio vitale e la forza distruttrice della morte, finché non prevale la componente sentimentale e (almeno quella sarebbe l'intenzione) commovente. Perché a quel punto si entra in un vortice di banalità e di stilemi stilistici ormai consolidati per far leva sul pubblico e che hanno la pretesa di essere autorialità ma che risultano spesso solo pretenziosi. Così il risultato finale è che non si prova più compassione, ma solo pietà. E questa è la grande differenza che separa un grande film, da un film potenzialmente grande.

PSYCHOSIA

di Marie Grahto


SETTIMANA DELLA CRITICA

Riccardo Simoncini

La mente è quella componente del cervello che permette l’elaborazione e la percezione della realtà. Se noi prendiamo un qualsiasi evento che accade su di noi (esempio una ferita) o intorno a noi (esempio un pericolo), la mente riuscirà a crearne un equivalente mentale, logicamente intuibile e razionalizzabile. Quando però qualcosa a livello mentale non funziona, si inizia a parlare di patologia, di malattia mentale. In questa condizione non c’è più correlazione e corrispondenza tra la realtà e l’evento mentale. Queste due entità sono totalmente scisse e separate. La mente e il cervello si contrastano, lottano e non si riflettono. Si può soffrire, per esempio, come se ci fosse un pericolo evidente, anche se nella realtà si è al sicuro. Si può vedere, o più correttamente percepire, qualcosa che non esiste nel mondo reale. Da questi presupposti parte Psychosia, che indaga (anche se non con la dovuta attenzione ed originalità) la malattia mentale in un istituto psichiatrico, dove la presenza di ragazze esteticamente bellissime, e quindi apparentemente sane, contrasta invece con la condizione patologica della loro mente.
Così la ricercatrice Viktoria viene chiamata in un istituto per aiutare (o meglio studiare) Jenny (la protagonista di Holiday, Victoria Carmen Sonne, che trovate sul Guardaroba de Ilbuioinsala), una giovane con tendenze suicide. Ed è su quel rapporto tra poli opposti che si concentra il film. Victoria e Jenny appaiono come figure antitetiche in ogni loro caratteristica. Sembrano rappresentare quella lotta costante tra razionale e irrazionale. Victoria è una ricercatrice, nel senso che cerca senso e logica, basandosi su regole e procedure standardizzate, nell’irrazionalità patologica di Jenny. La prima è formale, nei vestiti e negli atteggiamenti, la seconda, invece, è libera, sfrontata, imprevedibile. 
Quegli opposti arriveranno ad attrarsi e parlarsi. Entreranno a patti. Ma poi lotteranno fino a quando quella lotta non si risolverà in un incontro. Decisivo e finale, che determinerà le sorti di un cervello diviso dalla sua mente. Purtroppo però l’equilibrio narrativo tra i personaggi, non è lo stesso che si stabilisce nella messa in scena, dove tutto pare eccessivamente artificioso e autoreferenziale. E quindi fin troppo fastidioso. 

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