26.9.19

Recensione: "Il Regno"


Un grande thriller politico, ancora adesso in qualche sala italiana, di un giovane regista che, dicono, fa un film più bello dell'altro.
Film verboso, "tecnico", anche confuso nei suoi inciuci ma dalla sceneggiatura impeccabile, perfetta.
La storia di Manuel, politico corrotto che a forza di mazzette vive una vita di lussi e apparentemente perfetta. Poi lo scandalo viene a galla, tutti lo scansano, tutti lo additano come unico colpevole. E Il Regno diventa un film che è una spirale sempre più stretta per Manuel, sia fisica, che giudiziaria, che psicologica. In qualche modo, però, quest'uomo - grazie a una calma impressionante - sembra sempre poterne uscire.
Fino ad un finale da vero e proprio trhiller e ultimi 20 minuti magnifici.

Se c'è un genere che proprio fatico a vedere è quello dei film che raccontano il mondo della politica. Intendiamoci, parliamo comunque di cinema che "mi faccio piacere" e provo a vedere, non è l'action, la commedia romantica o il film in costume per capirsi.
Quando so che alla regia c'è qualcuno di valido, quando vedo un gran bel cast e quando qualche amico fidato me lo consiglia il rischio me lo prendo.
E, nel caso de Il Regno, ho fatto proprio bene.
Sì, certo, ho faticato a tratti, a me gli inciuci politici attirano davvero poco e il film, in questo, è davvero "tecnico", oserei dire persino troppo tecnico, tanto che si fa davvero fatica a tratti a capire cosa succede, chi ha tradito chi, chi è di quel partito e chi di quell'altro, quali sono i capi d'accusa e chi sta sopra chi.
Ad un certo punto ho pensato però che questa "confusione" sia stata voluta dal regista (Sorogoyen, molto giovane e, dicono, con già 3 grandi film all'attivo), regista  che con Il Regno non ha voluto tanto raccontare una vicenda specifica ma, appunto, catapultare lo spettatore in un marasma politico tentacolare del quale è difficile vedere i contorni.
O, se di vicenda specifica o circoscritta si tratta (una specie di Mani Pulite spagnolo potrebbe essere) si è comunque optato per questo racconto confuso, pieno di nomi e funzionari, nel quale non si capisce bene chi sia realmente colpevole e chi innocente (ma, forse, è proprio questo il messaggio del film, tutti colpevoli).
Del resto, restando ai thriller politici (e, fatemelo dire, anche etici) c'è stato recentemente un altro grande film, Il Mostro dalle mille teste di Plà.
E anche qui c'è la stessa sensazione, quella di ritrovarsi al cospetto di un mostro indefinito, fatto di tanti volti e tanti apparati.


Ma andiamo nel dettaglio perchè c'è una scena emblematica già all'inizio del film.
Partiamo con un ottimo piano sequenza nel quale vediamo il nostro protagonista, Manuel (il solito grande Antonio de la Torre) parlare al telefono in spiaggia.

Ecco, da questo momento in poi sappiate che non lo lasceremo mai più (incredibile, davvero non ricordo una scena senza di lui) quasi fosse, ad esempio, la Lawrence di "madre!".
Il piano sequenza termina in una tavolata, si mangiano freschissimi gamberi rossi. E si passa da una ripresa di 3-4 minuti continuata (il P.S.) al proprio "opposto", ovvero un montaggio velocissimo, da un'inquadratura al secondo. Ecco, in questo montaggio, in questa gente che parla e noi non capiamo che dice, c'è già l'anima del film, un'opera che racconta di bella vita, frasi mezze dette, favori, occhi ammiccanti, tradimenti, confusione.
In quel tavolo c'è già tutto.
Manuel ha una bella famiglia, una figlia che ama e da cui è molto amato (bellissimo sto rapporto, davvero profondo), una moglie tutta d'un pezzo e di grande rigore morale (per questo odierà il marito che, comunque, aiuterà per amore).
La sua vita scorre tranquilla, tra accordi vari, tanti soldi e qualche possibilità di ulteriore carriera.
Poi la merda viene a galla, Manuel viene scoperto.
Ovviamente non è l'unico ad aver rubato, anzi, c'è la sensazione che non ci sia uno solo là dentro a non averlo fatto (compresa la leader del partito, interpretata dalla grande attrice che fece la madre in Contrattempo).
Ma tutti lo lasciano solo, lo scansano, fanno finta che sia l'unico marcio.
Da qui inizierà un thirller tesissimo (anche la colonna sonora aiuta) in cui anche se ogni singola cosa che accadrà sarà sempre e solo contro Manuel, eppure, incredibile, non vedremo mai quest'uomo perdere un metro, rassegnarsi, consegnarsi alla giustizia. Anzi, più prove contro di lui vengono fuori, più vicende gli succedono a sfavore (la doppia chiavetta nelle scarpe, la talpa nella gita in barca, tutti gli altri membri del partito schierati contro di lui, il suo avvocato che lo tradisce, gli ex compagni che gli trovano la ricetrasmittente nel palazzo dell'imprenditore, sembra quasi un Paperino ad un certo punto) più lui lucidamente non solo riuscirà a resistere e gestire la famiglia, ma anche a pianificare un suo modo per uscirne.
Tra tutte le tematiche che un film come questo può tirar fuori (l'etica, l'onestà, l'ipocrisia, il potere) viene anche fuori questa incredibile forza umana di un uomo sì completamente colpevole e discutibile, ma anche uno capace che più la sua vita va a rotoli più trova la forza di restare in piedi.
 Personaggio notevolissimo.
E' vero che inizia a vivere ossessionato (ogni persona che incontra è per lui uno che lo sta osservando) ma non perde mai lucidità.
E arriviamo così agli ultimi fantastici 20 minuti, minuti che, a differenza di tutto quello che viene prima - a volte un pò faticoso da seguire - hanno un ritmo straordinario e presentano 3 sequenze magistrali.
La prima è quella nella casa della ragazzina, un'abitazione in ristrutturazione dove dei ragazzi stanno organizzando un party.
Tesa, bellissima, quasi surreale per quell'ambientazione, perfetta.
Manuel cerca un'agenda, quell'agenda che condannerebbe insieme a lui tutti i membri del suo partito.
(forse la stessa agenda che vediamo nel pranzo iniziale).
Poi abbiamo la scena dell'autogrill, dell'inseguimento, dell'incidente e dell'omicidio, anche questa un capolavoro di tensione e regia. E niente, Manuel esce "illeso" anche da incidenti mortali, come illeso è sempre in qualche modo riuscito ad uscire da tutto quello che gli accade nel film.
E quell'omicidio terribile che compie è, se mai ce ne doveva esser bisogno, la conferma di come ormai lui vada dritto per il suo obiettivo, in un modo inesorabile, senza più nessuna attenzione per nulla, nessuna remora, nessuna etica, nessun rispetto, nemmeno per la vita umana.
Un mors tua vita mea, letteralmente.
E arriviamo così all'intervista finale (oh, la Lennie dopo "Magical Girl", "Contrattempo" e "Tutti lo sanno" mi sembra sempre più bella e brava).


Dieci minuti finali spettacolari, solo di dialogo.
Manuel che in diretta televisiva vuole sputtanare tutto il mondo politico spagnolo, lei che malgrado abbia un grandissimo scoop tra le mani fa di tutto per cambiare discorso e spostare tutte le accuse solo su Manuel (il che ci fa pensare che attraverso quell'agenda anche il mondo della giornalista sarebbe pesantemente colpito), lui che capisce di esser stato tradito anche da lei e le dà un ultimatum.
E lei che allora, spalle al muro - e il film si chiuderà con questo - fa un'ultima accusa a Manuel, molto più etica ed intima.
Un duello psicologico scritto da Dio in cui entrambi i personaggi (e anche lei ha qualcosa da nascondere) sono lì lì per crollare, un duello che va a chiudere un film dalla grandissima sceneggiatura e tensione.
Peccato non lo abbia vissuto tutto come forse meritava, ma credo che il problema sia solo mio.
Dategli una chance

7/7.5

11 commenti:

  1. Visto ieri sera, gran film in tutto. Una cosa mi ha colpito, forse è stata solo una mia impressione: certi primi piani del protagonista sembravano quasi una soggettiva di chi guarda da dietro lo spioncino di una porta, quell'effetto rotondo, hai presente? Tu ci hai fatto caso?

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    1. no!

      ma bellissima descrizione, ho anche capito, ahah

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  2. Pensaci, per favore. E dammene una interpretazione! :P

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    1. eh, dovrei rivederlo ;)

      di certo è un film di persone nascoste e che si nascondono, persone braccate, persone indagate, quindi magari questo effetto è tipo "stiamo vedendo qualcosa che non dovrebbe essere visto e di illegale"

      come se con la regia scoprissimo cose nascoste

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  3. Giusto ragionamento. Se trovo qualche rece che ne parla, te la posto. Se no nulla, sarà stata una mia "fantasia". Ciao Giusè.

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    1. fantasia mezza geniale però ;)

      semmai son qua ;)

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  4. Anche io visto ieri sera, l'ho trovato ottimo. Io sono più per il thriller sporco, grezzo, faccio un pó fatica con i film patinati come Contrattempo o appunto Il Regno, ma se sono scritti da dio come questi ben vengano (vale anche fuori dalla Spagna, ad esempio con The Loft). Poi capisco che questa scelta di raccontare i problemi dell'1% della popolazione, i ricchi, i potenti, o entrambi, serve anche per tirare fuori gli scheletri dall'armadio di una nazione che è rimasta scioccata dalla crisi del 2008. Quell'anno credo sia stato un Vaso di Pandora, ha smascherato un teatrino dal quale gli spagnoli non si sono ancora ripresi. Non credo sia un caso che nel tesissimo, magnifico scontro televisivo finale (hai presente Gone Girl, quando Ben Affleck deve affrontare la gogna mediatica in quel talk show scandalistico, se la cava alla grande ma non ti fanno vedere come? Ecco, avrei voluto che fosse così ;) Manuel dice di essere in politica da 15 anni, dal 1993. Insomma siamo nel 2008, si vede persino dai cellulari un po datati di questi super-ricchi, e uno tsunami politico sta per travolgere la Spagna. Non credo sia un caso, per me è la più grande genialata del film.
    Ed è più o meno a partire da quegli anni che gli spagnoli hanno reagito, fortunatamente per noi amanti di cinema, con una New Wave straordinaria di thriller, uno più bello dell'alto. E la Grecia, forse ancora più colpita dalla crisi, si è costruita la reputazione di patria del cinema disturbante. E noi italiani invece? Beh, al 90% abbiamo continuato con le solite commedie del c**** ovviamente :) Che poi i grandi autori ce li abbiamo anche noi eh, e i grandi registi di thriller pure (vedi che cosa ha fatto Sollima con quel mezzo capolavoro di Soldado, ma anche Garrone in un certo senso o Igort col bellissimo 5 è il numero perfetto), ma il cinema grande, quello mai che si faccia contagiare dal grande cinema.
    Tornando al Regno, ottimo anche nel suo essere verboso, pur con momenti in cui ti chiedi che stia succedendo (per dire quando sono nell'autogrill, prima dell'incidente stradale, che fine ha fatto il suo avvocato?). Mi ha ricordato molto il russo Leviathan, anche se ritengo quest'ultimo infinitamente superiore, nel modo quasi horror in cui ti presenta questo Stato-Piovra, capace di divorare persino chi lo sfruttava a suo vantaggio, impossibile sfuggirgli, impossibile fidarsi (persino la giornalista fino all'ultimo aveva qualcosa da perdere nel collasso del Regno).
    Per non chiudere con troppa amarezza ti consiglio un film secondo me sottovalutato, sempre spagnolo, che parla più o meno delle stesse cose de Il Regno, ma con un banchiere al posto del politico. Si chiama Desconocido. 3 motivi per guardarlo:
    1 C'è un magnifico Luis Tosar, quello di Bed Time.
    2 Si svolge quasi interamente nella sua macchina, con i due figli e la voce del numero sconosciuto (desconocido) che lo chiama.
    3 É un thriller spagnolo, e questo dovrebbe bastare a tutti ;)

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    1. dopo 10 giorni eccomi ;)


      il regno non direi "patinato" come Contrattempo ma raccontando comunque di un mondo di potere e soldi l'effetto è quello, lo sporco che dici è solo dentro le persone

      io non conoscevo sto scandalo, alla mani pulite, spagnolo, l'ho conosiuto proprio grazie al film

      l'intervista finale credo sia splendida, la parte migliore (non so che scrissi in recensione ma speso una cosa del genere, ahah)

      il caso della Grecia è incredibile, probabilmente quei film (o almeno non tutti) non raccontano la grande crisi ma sono menti e idee che sono venute fuori per quella

      quando il mondo si ferma ed è in crisi l'arte paradossalmente può migliorare, anche osare di più

      pensa che ho rivisto proprio ieri Suburra, per me magnifico

      noi abbiamo tanti autori grandi ma "divisi", non c'è una corrente o una scuola

      ci può stare, anzi, ci sta, il paragone con Leviathan che però vedeva le cose dall'altro lato, ovvero dalla parte del cittadino

      e per questo ti consiglio un film molto bello e similissimo, Un Mostro dalle mille teste

      cazzo, devo vederlo!

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  5. Io invece del Mani Pulite spagnolo non sapevo nulla, pensavo che la data fosse simbolica visto che è l'anno della crisi mondiale partita alla Goldman Sachs. Mi sono sbagliato evidentemente :) però il ragionamento ci stava.

    Sulla intervista l'abbiamo scritto tutti, è spettacolare.

    Chissà, forse i due Fabio di Mine e Ride vogliono tirare su qualcosa del genere. Intanto vedrò di vedermi Suburra, avrei pure il dvd.

    Un mostro dalle mille teste mai sentito. Desconocido è molto sottovalutato, io lo adoro. E gli attori poi...troverai delle sorprese ;)

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    1. il riferimento ai due Fabio è per farmi andare subito a leggere il commento su Ride credo, ahah

      speriamo di vederlo e, a sto punto, avè ste sorprese ;)

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    2. Mi hai beccato, in quanto a doppi fini do filo da torcere persino al Manuel de Il Regno hahaha.

      Quando vorrai cercalo, non insisto oltre sennò so che non te lo vedi più ;)

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