28.2.20

I Film della Quarantena - Giorno 4 di 30 - Recensione: "A Taxi Driver" - Cinema


Quarto appuntamento con i film ai tempi della Quarantena.
Stavolta sono andato al cinema (da noi per fortuna ancora aperti) anche se, in realtà, A Taxi Driver non credo sia stato distribuito (forse è stato un evento speciale solo di Perugia).
Quindi mi dispiace, non cercatelo in sala.
A Taxi Driver è un film magnifico, l'ennesimo della filmografia sudcoreana.
Giusto un paio di difetti mi bloccano dal considerarlo un piccolo capolavoro dei nostri tempi.
Il film è ambientato nel 1980, durante le proteste della popolazione  coreana contro la neo-dittatura instauratasi nel Paese, autrice di un colpo di stato.
Un giornalista tedesco e il suo autista coreano si recano nella città epicentro della rivolta.
Prima si ride, poi, piano piano, A Taxi Driver diventa un'opera struggente sulla vita, sugli ideali e sul coraggio

Uno vede in loandina la faccia sorridente di Song Kang-ho (a proposito, inutile dire per l'ennesima volta quando sia grande st'attore, tra l'altro - curiosità -  anche qui nel ruolo di un autista, come in Parasite), dicevo uno vede la faccia sorridente di Song nella locandina e si dirà che A Taxi Driver è una commedia, un film fatto per svagarsi, magari pure un mezzo trash (chè quando gli orientali vanno sul comico il trash è sempre dietro l'angolo).
E in effetti per una buona mezz'ora il mood del film è quello.
Poi però - ed è in questa gestione che sto film è perfetto - più si va avanti più la connotazione drammatica, anzi, tragica, farà capolino. 
In modo costante ed inesorabile, non con un'alternanza di generi che, invece, l'avrebbe ucciso e depotenziato.
Tanto che sono arrivato alla fine tra le lacrime.
Un pochino quello che avevamo visto con lo splendido Chien, per capirsi.

Siamo in Korea del Sud, nel 1980.
Nell'anno precedente ci sono stati ben due colpi di stato, il paese non riesce ad uscire dalla dittatura.
Viene istituita la legger marziale, viene repressa ogni richiesta o manifestazione democratica.
Il popolo inizia a insorgere.
Una città sarà epicentro di tutto questo, Gwangju.
In un tristissimo giorno della storia coreana l'esercito inizierà a sterminare tutti, i corpi che resteranno a terra saranno migliaia.
Se noi abbiamo un documento di tutto questo è grazie ad un giornalista tedesco, Jurgen Hinzpeter. 
E al tassista di Seul che riuscì a portarlo a Gwangju.


All'inizio del film facciamo la conoscenza con il nostro Kim, simpatico e un pò cialtronello tassista di Seul.
Vive a casa con la figlia e ha grandissimi problemi di soldi (deve pagare 4 mesi di affitto e per farlo li chiede un prestito al... padrone di casa, scena divertentissima).
Capiamo subito che è un buono (molti clienti lo fregano) e un uomo non troppo cresciuto.
Questa esperienza lo farà maturare, gli farà scoprire le cose importanti, gli ideali e forse un pochino anche una parte di sè stesso, bellissima, che non conosceva.
C'è poi "Peter" (non è il nome reale), giornalista tedesco che, a differenza di Kim, ha due palle quadrate.

Quasi per caso viene a sapere della situazione delicatissima coreana. Senza pensarci un attimo parte per Seul. In realtà avrebbe dovuto accompagnarlo a Gwangju un autista diverso ma Kim riesce a rubare il lavoro al collega, approfittando che la tariffa per quel viaggio è pari al debito dell'affitto.
Kim, a differenza dell'autista ufficiale, sa l'inglese solo a malapena ma un pò "alla napoletana" (oh, senza offesa eh, nel senso di come i napoletani riescono a cavarsela ed adattarsi a tutto) riesce a conquistare, piano piano, la fiducia di Peter.
Per tutta questa prima parte assisteremo a un divertente film sull'incomprensione linguistica (penso a Papi Chulo, presente nel guardaroba) che ha dalla sua due ottimi personaggi (e due interpretazioni perfette).
Poi arriveremo al posto di blocco.
 Il film - e noi con esso - si sta avvicinando all'inferno.
Kim prende quasi una mulattiera per arrivar a Gwangju (in un film che è un continuo dedalo di strade laterali, di sideways).
Siamo a Gwangju.
Iniziamo a vedere la città semideserta, accenni di scontri e distruzione.
Arrivano un gruppo di studenti (gli studenti furono tra i capifila della protesta).
Ma il film in maniera mirabile ci mischia le carte, ci fa vedere questi ragazzi come stupidotti, tutto è molto leggero, come ad esempio quando sono all'ospedale e hanno quasi ridicole fasciature ovunque.
Siamo già dentro la tragedia ma il climax è appena partito, i due generi sono ancora abbracciati insieme, non si sono dati l'addio.
Benzina gratis, cibo gratis (prima sequenza emozionante del film), iniziamo a capire come tutta la comunità stia cercando di unirsi per fronteggiare l'inferno che sta vivendo.
Non è questione di comunismo (ovviamente l'esercito uccise tutti accusandoli di quello), semplicemente di un magnifico aiuto reciproco per combattere la barbarie.
Ma ormai l'anima nera e tragica del film si è svelata, da adesso niente sarà più come prima.
E così A Taxi Driver diventa un film a tratti struggente, emozionantissimo, pieno di eroi sconosciuti.
La figura dello studente che si sacrifica per la verità ("Vai! Corri! Mostra a tutti quello che sta succedendo") è davvero commovente ad esempio.
Ma ci saranno tanti gesti di eroismo, si presume veri e documentati ma che, comunque, anche presi solo come finzione filmica, colpiscono lo spettatore.
Come quei tassisti che si gettano sotto i colpi di proiettile per prendere i feriti o come quel soldato che malgrado scopra la verità decide di lasciarli passare.
Ci saranno ancora piccole scene di respiro (davvero dolcissime quella del cibo piccante o la confessione notturna di Kim - in coreano - sulla perdita della moglie, moglie che lo pregò di comprare quel taxi al posto di buttare soldi per cure inutili) ma ormai siamo in guerra, quello che prima era mostrato in maniera edulcorata e quasi simpatica adesso lo vediamo in modo crudo.
Morte, feriti, urla, un massacro.
Hun Jang si muove da Dio nei dedali della città, nel frastuono, nelle sparatorie, sempre con quella nebbia di polvere, spari e fumogeni che offusca tutto.


Ed è incredibile come queste piccole automobili verdi, questi Taxi, diventino personaggi pari agli esseri umani, tanto che a volte confondiamo il coraggio dei secondi con quello dei primi.
Non a caso quando nel finale Kim torna a casa col Taxi distrutto ci sembra quasi che sia stato lui l'eroe di tutto il film, non chi lo guida (a proposito, qua uno degli errori del film, Kim che ha vissuto 24 ore di inferno tra sporcizia, fughe, sudore, ferite, botte a terra e fumo, ma ha le vesti immacolate).
Esiccome ho accennato a una incongruenza non possono non parlare di alcuni difetti che, ahimè, hanno leggermente intaccato il grandissimo valore del film.
A Taxi Driver esagera troppo in alcune "escape scenes", pochissimo verosimili.
I nostri protagonisti vengono inseguiti più volte, anche a pochi metri, ma riescono sempre a salvarsi.
Ad un certo punto c'è una scena quasi del tutto sbagliata (o forse mal montata), quando Peter e Kim si separano sul tetto.
Vediamo gli scagnozzi a 3 metri (3 metri) da Peter, 5-6 persone. Poi l'attenzione si sposta su Kim che viene quasi ucciso. Lo salverà Peter che, non sappiamo come, non solo è riuscito a seminare 6 giovani a due metri da lui, ma è rimasto addirittura in loco e ha potuto salvare l'amico.
Per non parlare della magnifica (a livello di regia e di pathos) scena dell'inseguimento finale, quella coi taxi e le camionette della polizia.
Veramente, non è credibile dall'inizio alla fine, sia come dinamiche, sia con quell'arrivo dal nulla dei taxi (questa sì scena emozionante ma "sbagliata" e retorica), sia come comportamenti.
Peccato perchè è girata in modo esemplare.
Ecco quindi che quando A Taxi Driver fa troppe concessioni al genere (action/war/survival) fa storcere un pochino il naso, magari emoziona ma perde di verosimiglianza.
E in più - e questo è un passaggio di sceneggiatura che non ho capito o, magari, non ho colto - non è possibile che la vicenda delle scarpette per la figlia non abbia un finale.
In sceneggiatura se una cosa la cominci (loro che parlano a casa delle scarpe) e poi la riprendi (lui al mercato che le compra) poi la devi finire, e io non so dove sia finita.
Ovviamente questo è un film che è anche l'esempio perfetto di quanto all'epoca (ma oggi non è che sia molto diverso) moltissimi crimini potessero essere taciuti oppure venduti all'opinione pubblica in maniera completamente opposta alla realtà (vi prego, vedete L'immagine mancante)
Di come la massa veniva manipolata dal potere. Di come degli eroi potessero esser fatti passare per dei criminali.


Non andrei nel lato politico del film perchè non mi compete e perchè penso che ogni dittatura - de facto - sia un abominio.
Film così però servono a conoscere pagine di storia dimenticate o mai conosciute, e gliene daremo sempre merito.
Questo grazie anche a figure come quelle di Hinzpeter, figura magari ambigua per qualcuno (visto che riprende tutto invece che aiutare) ma che rappresentano invece quel diritto/dovere di cronaca, quell'urgenza del mostrare che, tante volte, sono servite a far conoscere al mondo i crimini più orrendi.
Hinzpeter morirà senza aver mai più incontrato il suo tassista, il suo eroe.
Non sappiamo il perchè Kim diede un nome falso, magari per modestia, magari per paura (credo più la seconda).
Ma questa storia dell'amicizia di due uomini e del coraggio di un popolo vi emozionerà moltissimo.
Fosse stato solo un filo più sobrio sarebbe già nei miei film del cuore

8





LISTA FILM QUARANTENA

Giorno 1 - Tous le dieux du ciel - Guardaroba
Giorno 2 - O que arde - Guardaroba
Giorno 3 -  Tre film sul terrore dell'ignoto - Archivio blog
Giorno 3 - A Taxi Driver - Cinema

9 commenti:

  1. Che sorpresa!!! Sono veramente contenta che tu l'abbia visto, davvero, te ne parlai e da poco ho comprato il DVD. Sono legata a questo film perché è stato il film d'apertura del mio primo TFF, nel 2017. Ricordo ancora gli applausi a fine visione!

    È un film che mi ha emozionato e nonostante non sia perfetto ti porta piano piano alla fine facendoti vivere le situazioni in ogni sfumatura, il sorriso e la risata, fino ad arrivare al dramma vero e proprio che ti colpisce al cuore.
    Ricordo che all'epoca andai a cercare notizie, volevo sapere quanto fosse romanzato, perché si, dai, la scena finale dell'inseguimento è davvero eccessiva...Seppi che il protagonista che non si fece trovare per paura di ritorsioni, uscì allo scoperto solo dopo l'uscita di questo film, immagina la cosa incredibile di sapere che hanno girato un film su un pezzo della tua vita!!

    A Taxi driver ha riscosso premi vari, è una storia che merita essere conosciuta, a livello politico ha creato scalpore e ancora oggi se ne parla.

    Sono davvero contenta di aver trovato la tua recensione!

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    1. ah, ecco, quindi avevo ragione in rece che non si fece trovare per paura

      nel film forse quella scena passa con un messaggio diverso, una specie di "umiltà", forse per farci amare di più il personaggio

      cavolo, non sapevo che poi fosse venuto fuori, peccato che "Peter" fosse già morto, la cosa è molto triste

      ora magari mi cerco sta cosa ;)

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    2. Rieccomi, volevo ragguagliarti su quello che ho trovato.
      Su www.Mymovies.it alla voce "A taxi driver" trovi la recensione che lessi io di Emanuele Sacchi del 30 novembre 2017 che dice: "Il vero tassista che di cognome fa Kim come il protagonista del film, ha rivelato la propria identità al mondo solo nel settembre 2017, a seguito del successo conseguito dal film di Jang Hoon. Per decenni ha preferito rimanere nell'ombra, in un Paese mai completamente pacificato e riconciliato.

      Andando oggi a ricercare per darti notizia, ho cercato invece sotto la voce del giornalista Jurgen Hinzpeter. Sotto Wikipedia ci sono diversi siti in Inglese, in uno c'è la foto del figlio del tassista che a sua volta tiene delle foto in mano che mostrano il giornalista con suo padre. Racconta che suo padre morì quattro anni dopo i fatti di Gwangju. Era rimasto profondamente toccato dall'esperienza e aveva iniziato a bere. È morto per un tumore al fegato. Racconta anche che lui e il giornalista si conoscevano da anni e non è vero come viene raccontato nel film che lui porta via il posto a un suo collega...Queste dichiarazioni risalgono al 2018.

      Volevo essere precisa e dirti cosa ho trovato. Adesso la verità non so quale sia....
      Quello che mi ha colpito è sapere che il giornalista voleva essere seppellito a Gwangju ma la famiglia non ha onorato il suo desiderio.
      Ci tenevo ad aggiungere questo, che non cambia il fatto che loro purtroppo non si siano potuti incontrare, ma sapere che la sua morte è collegata a quegli eventi mette davvero una gran tristezza.

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    3. beh, assurdo come diano per ufficiali due storie così opposte...

      eppure credo che avere delle prove in questo caso non dovrebbe essere difficile

      molto interessante anche la cosa sulla sepoltura del giornalista

      ma a fine film in quell'intervista reale si capisce bene quanto tutta la sua vita sia rimasta legata a quelle incredibili giornate

      quando posso arrivo su the witch

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    4. Tranquillo, spero che stai bene tu e tutti gli amici del blog, è un periodo difficile, anche se non si vuole parlare di film è importante stringersi insieme e comunicare ( a un metro di distanza ahah!). Da oggi i parenti non possono più entrare in struttura a trovare i loro cari, sai che lavoro in una casa di riposo, speriamo che tra qualche mese possiamo riderci sopra e ripartire, per il commercio è un collasso, chi gestisce cinema e teatri altrettanto, per l'Italia,per la nostra economia, non ci voleva.
      Un grande saluto a tutti.

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  2. Ciao! :-)
    Allora, anche a me certi momenti hanno lasciato interdetto (gli elicotteri/paracadutisti che vanno e vengono, per così dire, all’occorrenza, i taxi nel finale che spuntano dal nulla e gli inseguimenti da te citati) ma credo siano lungaggini e… chiamiamole “forzature” lievi e perdonabili considerata la qualità complessiva del film e che un po’ siamo abituati a vedere nel cinema Anche sudcoreano (penso ai film di NA Hong JIN, con tutti quei personaggi – soprattutto i poliziotti – un po’ dementi)… Ma, per il resto, film bellissimo, ce ne fossero. Anch’io come credo chiunque ho passato la prima mezz’ora a ridere, dopodiché il clima del film si è “appesantito” man mano che si avanzava… e mi sono commosso più di una volta per i valori e i sentimenti che trasparivano dalle immagini.
    E poi niente, un’interpretazione di Kang Song-Ho mostruosa, credibilissimo sia nel registro comico che in quello drammatico. Mezzo punto in più secondo me solo per questo!
    Ah e, per finire ti volevo chiedere (una curiosità mia): l’hai poi visto in v/o?

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    1. sono assolutamente perdonabili ma senza di quelle questo film era perfetto, straordinario, quindi dispiace che qualche sporcatura spettacolare non me lo farà entrare nel mio Olimpo

      io mi commuovo spesso ma sto film nell'ultimo anno è stato uno di quelli che a emozione mi ha più colpito

      Song incredibile come sempre

      sì! ho aspettato l'ultimo giorno - mercoledì - per vederlo in lingua. Mi sono preso un grosso rischio (da giovedì non c'era più) ma ci sono riuscito

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  3. Con Taxi Teheran non c'entra niente lo so, ma vedo delle similitudini, o sbaglio? Comunque la riscoperta del cinema coreano mi sembra cosa buona e giusta.

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    1. non l'ho visto ma se ricordo bene era un film in cui tante persone salgono a turno su un taxi

      se fosse così ricorderebbe moltissimo il nostro cartone L'Arte della felicità

      però sì, in ogni caso sono due film con gran parte della loro durata dentro un taxi, anche se questo quasi tutto nel solo primo tempo

      per il resto super d'accordo ;)

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due cose

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3 ciao