12.2.20

Recensione: "Uncut Gems" (Diamanti Grezzi) - Su Netflix - 31 - (e la mia concezione di ritmo nel cinema)


Dopo Good Time (stupendo) il nuovo film dei fratelli Safdie è, se possibile, ancora più bello, di sicuro una evoluzione, un portare ancora più all'estremo tutto quello che avevamo visto nel film precedente.
Cinema di impressionante rapidità, fatto di dialoghi, scene, musiche e vicende talmente veloci che si sovrappongono una sull'altra senza però sgretolare mai il film, anzi, rendendolo un tutt'uno potentissimo.
Per quanto mi riguarda uno di quei film paradigma di una certa idea di cinema, uno di quelli che più volte citerò come esempio.
Ah, un Sandler grandissimo.
E ne approfitto per dire la mia su concetto di ritmo nel cinema

presente uno spoiler oltre metà recensione

Su Sandler.

Ho intravisto polemiche sulla bravura del Sandler attore.
Io faccio presto a dire la mia dato che dei suoi ho visto solo 3 film, Ubriaco d'amore, Reign over me e quest'ultimo.
Quindi, insomma, che cazzo devo dire? non ho nemmeno termini di paragone sul ricredermi di quanto sia grande come attore.
Specie in Uncut Gems

Sul ritmo

Forse è arrivata l'ora che io dica la mia sul concetto di ritmo nel cinema.
Probabilmente ci saranno studi e versioni ufficiali ma io mi limito a dire come la penso.
Se dovessi definire il ritmo di un film direi che è la capacità che quello stesso film ha di tenerti con sè.
Se tu resti sempre con lui, se non perdi attenzione, se pensi il meno possibile, se non ti stanchi, quel film ha un ritmo formidabile.
Certo, dipende anche molto dalle cose che accadono dentro lo stesso film ma quello è marginale, più che quello che accade conta come questo viene mostrato, raccontato.
Per capirsi credo che chi segue questo spazio trovi noiosissima una forsennata sequenza di gare automobilistiche stile Fast and Furious.
Mentre magari riesce a restare affascinato da un'inquadratura lunga e ferma di Haneke.
Da un lato abbiamo la velocità, dall'altro la staticità.
Eppure c'è più ritmo nella seconda che nella prima.
Questo perchè ogni inquadratura di ogni film è composta da mille cose, dall'inquadratura stessa, da come si mette in relazione con le altre, dai movimenti degli attori, dalle musiche, dai dialoghi o dai non dialoghi, dal significato della scena, dalla fotografia, dalla scenografia.
Quando un film ha ritmo tutte queste cose, tutte queste decine di informazioni, vanno simultaneamente nel nostro cervello e, tutte assieme, ci tengono incollati al film.
Poi possiamo vedere il concetto più in forma orizzontale, ovvero come susseguirsi di scene.
E anche lì intervengono tanti fattori, come la narrazione, la costruzione, il montaggio, la capacità che ha il film di interessarti a quello che verrà dopo.
In ogni caso il ritmo sarà quella sensazione di essere allo stesso passo del film, del riuscire a ballare con lui, come un tango, a prescindere da quello che mostra.
Quando senti che il tuo partner si sta staccando il ballo rischia di compromettersi.
Quindi quando direte che un film ha ritmo significherà che voi siete stati lì con lui senza fatica, senza inciampare, in modo naturale e sinuoso.
E, attenzione, si possono anche avere casi di ritmo tutti giocati sull'assoluta assenza dello stesso, anzi, del suo rompersi.
Prendete i film di Roy Andersson, quelle sequenze glaciali e staccate una dall'altra, la nemesi del ritmo.
Eppure ne restiamo (o almeno parlo per me) affascinati, il tempo passa e non ce ne accorgiamo.
In definitiva se hai scritto una scena che funziona di per sè e collegata in modo significativo a tutto il resto un film non avrà mai un calo


Su Uncut Gems

Questo è uno di quei film che mi resterà in memoria per sempre perchè lui questo concetto di ritmo lo porta su lidi visti poche altre volte prima.
Attenzione, qui siamo in uno di quei casi in cui quello che vediamo, e come ci viene raccontato (montaggio, musiche e dialoghi), fa pendant col concetto di ritmo in senso lato.

Insomma, Uncut Gems è film velocissimo, impazzito, che va a una velocità che (bravo un lettore che me l'ha suggerito) noi che veniamo da un altro tipo di cinema (per età) non riusciamo a star dietro, non è la nostra velocità di persone nate 40 anni fa.
Ma questo è uno di quei casi in cui la velocità del tutto non crea noia ma, al contrario, attenzione, atmosfera, tensione.
Magari ci sono anche altri film "veloci" che danno queste sensazioni agli spettatori (altrimenti i botteghini non premierebbero solo la spazzatura) ma qui siamo davanti ad una rapidità di cinema volta a chi il cinema lo ama, non agli estimatori- legittimi eh - dei Luna Park.
Credo di trovarci davanti ad una specie di miracolo di sceneggiatura e di regia perchè girare un film videoclipparo (madò se è abusato sto termine... ma ancora oggi mi sembra uno dei più azzeccati) che causa nello spettatore le stesse sensazioni del grande cinema d'autore è impressionante.
Il film comincia e poi finirà senza che te hai quasi respirato. E in tutto questo fai pure in tempo a provare tensione, ad apprezzare la recitazione, la sceneggiatura, le musiche.
Magari non ci sono tante tematiche, quasi nessuna, ma che cazzo ce ne frega, intanto siamo entrati in una Ferrari e abbiamo fatto un giro della città, una bellissima città, con alla guida Michael Schumacher.
Sempre un lettore ha tirato fuori (se l'abbia letto da qualche parte non so), il termine "multitasking".
Perfetto.
Questo è il prototipo di un cinema multitasking, un cinema che contemporaneamente racconta di più cose, un cinema in cui i dialoghi, diversi dialoghi, si intervallano continuamente uno sopra l'altro, in cui le vicende, diverse vicende, si intervallano continuamente una sopra l'altra, un film dove noi non siamo altro che il nostro protagonista, ovvero uno che deve portare avanti 5 cose contemporaneamente cercando di non impazzire, ascoltando tutto con le orecchie, seguendo tutto con gli occhi, elaborando tutto con la testa.
Se c'è spaesamento, se a volte non capiamo chi parla, chi è quello, che voleva l'altro, tutto questo caos non è un errore ma, anzi, la perla del film, un film che racconta la confusione di una vicenda, di un uomo, di un'intera città che non riesce a dormire o pacificarsi.
Tutto è così overload che la coscienza alla fine si perde, che se hai fatto 30 non fai 31 ma 200.
La scena in cui Howard sembra finalmente aver risolto tutti i suoi problemi con i 175.000 di Garnett è emblematica.
La tua vita è a rischio, non hai altre possibilità, all'ultimo secondo (come all'ultimo tiro di una partita di basket) ti salvi e che fai? Scommetti tutti quei soldi e non li dai a chi devi.
Una scelta incredibile, senza senso (ragazzi, non so se avete capito la scommessa ma ha giocato 175.000 dollari e la sua stessa vita praticamente su chi prendeva la prima palla della partita) ma che è perfettamente sensata in questo film delirante, in questa scalata all'Everest del Rischio che ad ogni metro in cui arrivi, anche fossero 8000, segue poi l'adrenalina di andare ancora un metro più in alto.
Per poi arrivare al paradosso - scena magistrale e raggelante l'omicidio finale - in cui quel tuo voler andare sempre più su ti fa davvero arrivare all'insperata e salvifica vetta (la vincita milionaria) ma quella vetta rappresenterà la tua morte, una specie di Icaro che ha voluto volare verso il sole per l'ebrezza del volo.
Io non so come i fratelli Safdie abbiamo potuto creare una struttura così potente che poggia sul niente, non ha grandi pilastri ma migliaia di pali che la sorreggono, pali di voci, dialoghi, musiche, montaggi velocissimi, vicende che si sovrappongono.
Come migliaia di formiche una vicina all'altra che lavorano incessantemente ma, se le vedi dall'alto, sembrano un corpo unico e perfetto.
Ma i Safdie questa idea di cinema a tripla velocità ce l'avevano già data col bellissimo Good Time, film che almeno in un aspetto, quello del racconto umano dei propri personaggi, era ancora superiore.


Eppure lì si c'erano un paio di scene in cui quel ritmo si rompeva un pò, in cui quel ballo si frangeva.
Qua no, qua siamo all'evoluzione di Good Time (film che comunque può per storia, personaggi ed emozioni risultare superiore), come se quella fosse stata una prova d'autore.
Ancora una volta, ovviamente, abbiamo bisogno - come in Good Time - di un tempo quasi reale (2-4 giorni), dell'unità d'azione senza alcuna divagazione, abbiamo bisogno di tutto questo perchè non ci deve essere tempo per pensare e soppesare, nè da parte di Howard nè da quella dello spettatore.
Il nostro protagonista deve essere travolto da un evento e deve fare in fretta, frettissima.
Ma, attenzione, tutto questo non senza pensare ma pensando in maniera velocissima.
Ne nasce un film di dialoghi non solo serratissimi ma talmente serrati da andare uno sopra l'altro, un film di grandissima colonna sonora (che, tornando al ritmo, a volte basta da sola a darlo in alcuni film o scene), di una regia che più che pura regia è un miracolo di montaggio di inquadrature, di una sceneggiatura che racconta una storia di banalissima semplicità (anche scemotta e ridicola, vedi la faccenda della pietra milionaria del Potere) ma lo fa in una maniera talmente esplosiva che sembra quasi una specie di Joyce messo in pellicola.
Non dimentichiamo poi la tensione e l'atmosfera.
Difetti?
Beh, magari non è uno di quei film che ti resta nel cuore (Good Time di più) e tutti quelli che sono i suoi pregi (ritmo, delirio, storia banale, scelte assurde) sono pregi sempre lì lì per diventare proprio difetti.
Ma, per il resto, un film che per quello che voleva essere non poteva dare risultati migliori.
Tra l'altro i Safdie mi sembrano una di quelle tipologie di registi che amano e fanno amare i propri personaggi a prescindere dall'amabilità degli stessi, anzi, anche quando sono detestabili. Sarà il loro riuscire a renderli icone, il come li costruiscono, il loro stargli sempre addosso, il nostro non poter pensare troppo, ma sta di fatto che tifiamo quasi per un personaggio che, analizzato a bocce ferme, è quasi squallido.
E la sua morte ci fa pure male.
Traditore, ipocrita, truffatore, arrivista, ce l'ha tutte Howard.
Eppure il film non ti dà il tempo di odiarlo, sei troppo preso dalle sue paure, sei troppo "come lui" per farlo.
Ma che bello poi quell'incipit in Etiopia, quell'entrare dentro quella pietra e ritrovarci nel colon di Howard.
E tutto questo si ribalterà nel finale, se prima eravamo partiti dalla pietra per finire dentro Howard adesso entriamo dentro di lui e torniamo alle luccicanze della gemma che diventano anche quelle dell'Universo, a creare quest'affascinante sensazione che tutto sia collegato, o che almeno quella pietra e Howard, e tutto il suo destino, fossero tutt'uno.
E che bello anche che tutta sta sceneggiatura sia stata costruita su dei fatti assolutamente reali, come la serie dei Playoff di Boston.
Come se quelle partite dipendessero in qualche maniera dal mondo filmico che è stato inventato.
Certo, il film racconta anche New York, l'avidità di certo mercantaggio ebreo, altre cose.
Ma il nostro occhio è strettissimo, una lente di ingrandimento su un solo personaggio e tutto il delirio che gli succede accanto.
Sarà una provocazione ma questo film somiglia a uno che non gli somiglia per niente, ovvero il Figlio di Saul.
Howard e la sua follia nel voler salvare la situazione e intorno a lui impazza di tutto, voci, morte, pericolo, tutto è in campo e fuori campo, tutto può travolgerlo da un momento all'altro ma lui, senza coscienza o con una coscienza figlia del caos in cui vive, pensa solo alla sua missione.
A volte ci sono segni che il caos l'ha sopraffatto (le scene in cui gira con un maglione con l'etichetta ad esempio) ma in realtà è incredibile come sembri sempre sul pezzo, concentrato, capace di analizzare i rischi e avere alternative e scuse per i disastri.
A livello umano ho trovato stupenda la scena in cui parla con la moglie, in cui le chiede scusa e lei in mezzo alla festa e senza scomporsi gli risponde che è un essere disgustoso che gli fa schifo anche toccare.
Che donna, una donna che abbiamo visto sempre in buoni rapporti con lui, che vedevamo volergli bene e proteggere i figli in maniera magnifica.
Una donna che nemmeno gli avrebbe mai detto nulla se lui non avesse avuto il coraggio di dirle quelle cose. Grandissima dignità e orgoglio, complimenti.
Poi lui che torna subito dall'amante...
Eppure in tutto questo schifo quando muore ci restiamo impietriti, forse grazie alla magnifica costruzione della scena, quel passaggio dalla felicità più grande al morire.
E boh, mi sono accorto di aver scritto tutto sto delirio velocissimamente, come fossi nel film, e non aver ancora preso in mano gli appunti.
E a sto punto non lo faccio, mi sembra di essere già andato lungo così.
Non vorrei perdere ritmo e solo andarli a prendere, leggerli ed elaborarli significherebbe pensare.
E nella recensione di un film così, forse, pensare è l'ultima cosa da fare

20 commenti:

  1. Che ansia di film. Sempre al massimo. A me ha dato sta sensazione di fastidio continuo, di nervoso.alla fine ho sbroccato, ho metabolizzato e ho capito che mi era piaciuto. Ciao

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  2. Ho visto entrambi i film dei fratelli Safdie nel giro di 1 mese.
    Mi sono ritrovato perfettamente in quello che hai scritto. Due film di una velocità disturbante, al limite da farti salire il nervoso e spegnere la TV, ma allo stesso tempo ipnotici da non riuscire a farlo. Arrivi alla fine. Titoli di coda e pensi: Cosa cavolo ho appena visto? Pazzesco.
    Seguo sempre i tuoi consigli continua così.

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    1. ahah, ormai sono quasi 11 anni, il "continua così" è passato da un pezzo, la domanda da porre semmai è "allunga la chiusura più che puoi"

      grazie mille

      anche te in poche righe detto l'essenziale

      è un tipo di film e di cinema quasi unico per quanto mi riguarda

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    2. Sono un novellino su questo blog. Sono appena 2 anni che spulcio senza commentare ma oggi non ho resistito. Ahahah
      A presto

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  3. Bellissima la tua recensione, concordo su tutta la tua analisi anche se mi è piaciuto di più Good Time, forse perchè mi sono un pò persa durante la scommessa sul basket di cui non capisco niente, forse perchè la storia mi ha preso di più. Mi ha messo molta ansia anche questo, e pur non amando Adam Sandler qui è stato bravissimo (anche per la sua faccia da babbeo), e quando l'hanno ucciso ci son rimasta male. Il montaggio è davvero pazzesco, ma si era già vista la bravura dei registi nel film precedente. Mi hai fatto ridere per il multitasking, che è prerogativa delle donne, ma loro sono due quindi è plausibile, anche se trovo che ci sia solo una storia che sta incollata al protagonista, e quando elogi la moglie. Io ho visto per tutto il film, prima della scena da te citata, il disprezzo nei suoi occhi nei confronti del marito e il sopportarlo solo per via dei figli, ma sarà la visione delle donne verso altre donne :)

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    1. ti spiego la scommessa se vuoi, non è difficile (ma lo è per chi del mondo delle scommesse o del basket sa nulla)


      la pazza scommessa di Sandler era in 3 parti

      calcola che le scommesse multiple (ovvero quelle in cui devi azzeccare più cose) le vinci solo se le azzecchi tutte (a parti rari casi, ma non ci importa adesso)

      la scommessa era che

      1 i Boston vincessero la partita, insomma che la squadra verde, quella di Garnett, vincesse

      2 che lo stesso Garnett facesse un totale di 26 tra punti e rimbalzi, insomma che la somma tra i punti (canestri) e quella dei rimbalzi (quando gli altri sbagliano tiro e sei tu a prendere la palla) fosse di almeno 26

      3 e, questa era la più immediata ma anche la più incredibile, che Garnett prendesse LA PRIMA PALLA della partita. Insomma, le partite di basket cominciano con l'abritro che alza la palla in mezzo ai due giocatori, uno dei due la tocca per primo.
      Ecco, se Garnett non toccava per primo quella prima palla la scommessa da 175.000 dollari era già PERSA. Insomma tutta la vita di Sandler era in una azione ridicola, solo toccare quell'unica palla

      ahah, dici che essendo due uomini riescono a fare quello che riuscirebbe a una donna?

      carinissima questa ;)

      no no, hai ragione, quel disprezzo si percepiva. Ma fino a quella scena poteva essere semplicemente quello per non essere il padre che sperava e per tutti i casini in cui si metteva

      mentre in quella scena secondo me diventa una cosa molto più intima, molto più profonda

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    2. Grazie per la gentile spiegazione, avevo capito solo il punto 1, non conosco le regole del basket, tanto meno mi intendo di scommesse. Gentilissimo come sempre :)

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  4. Questo film è un esempio incredibile di esperienza cinematografica "pura": è quasi tutto in superficie, conta solo l'azione e la messinscena. Non che non ci siano temi, personaggi complessi, ma questi temi e personaggi ci vengono presentati con un linguaggio cinematografico puro, che paradossalmente diventa ancora più profondo proprio perché non cerca di dare spiegazioni e interpretazioni a ciò che rappresenta. Forse è vero che Good Time crea più empatia, ma qui siamo a un livello ancora più complesso per l'orchestrazione così precisa degli elementi in campo, un mondo che sembra disegnato per attaccare Howard da ogni lato, acustico e visivo (come già in Ubriaco d'amore, non a caso). Poi che bello che è un cinema che ci lascia la libertà di scegliere, di schierarci con o contro di Howard, di presentarci una realtà così com'è, senza compromessi o giustificazioni, confidando nella nostra intelligenza di mettere insieme i pezzi. Per me è quello che voleva essere Climax, senza quell'accanimento un po' gratuito che tende a distanziarmi sempre un po' dal cinema di Noè, e con uno stile mai facile che guarda alla tradizione del cinema dei '70 per fare qualcosa di così originale e rischioso. Grazie a Netflix, certo, ma per un film così avrei voluto la sala

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    1. al solito grande commento (poi stavolta si concorda in toto, quindi poco da dire, ahah)

      vero, è talmente grande la potenza di questo tipo di cinema e racconto che quasi la profondità è data dalla tecnica stessa, come se il coinvolgimento più che sulle vicende dipendesse dall'emozione sul come ci vengono raccontate

      sì, l'ho scritto anche io, qui siamo ancora oltre Good Time, come un'orchestra che ha messo dentro altri 15 strumenti

      e quel senso di accerchiamento che dici è proprio il motivo per cui ho citato Il Figlio di Saul

      io credo che siamo talmente coinvolti dal non riuscire nemmeno a capire se dovremmo stare dalla parte di Howard o no, noi diventiamo lui anche nostro malgrado

      capisco anche il tuo paragone con Climax e cosa non ti ha convinto di uno e convinto nell'altro

      se fosse stato in sala era già uno dei 5 dell'anno, l'uscita solo su Netflix lo penalizzerà

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  5. pazzesca la colonna sonora di entrambi i film (goog time, uncut gems), Oneohtrix Point Never (ovvero Daniel Lopatin) per me è un idolo, per chi non lo conoscesse consiglio praticamente tutta la sua discografia, un mix di drone/elettronica/ambient e sperimentazioni varie.
    se vi appasionate al genere allora ascoltate anche l'altro mostro che è Tim Hecker (il suo capolavoro è Love Streams)

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  6. Anche a mè è piaciuto molto. Adam Sandler perfetto con quell'aria sempre un po dimessa da uomo comune martoriato dalla vita (resterà sempre nel mio cuore per reign over me). Hai ragione, ritmo pazzesco, un vortice adrenalinico che segue la goffa vicenda di questo personaggio egoista, impulsivo, emotivo, stanco della sua mediocrità che cerca di fare "il botto" per svoltare. Il sogno americano dell'americano medio quindi. La velocità con la quale cerca di arricchirsi mostra da subito la fragilità del suo "piano", come in parallelo alla fragilità e inconsistenza dei suoi rapporti umani: è un uomo che ha già "tutto" ma non sembra dar valore alle cose importanti della vita inseguendo un' idea di felicità e "redenzione" impossibile. Un uomo che ha sbagliato tutto insomma. Ho quasi voglia di rivederelo

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    1. è anche nel mio cuore per quel film ;)

      commento perfetto amico, non potevi fare lettura e riassunto migliore

      io lo rivedrò sicuro, e io non rivedo quasi mai

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  7. Bellissima recensione come sempre.. e bellissima la riflessione sul concetto di ritmo in un film..io per dire trovo piu ritmo in un film come Ida che in jn film come appunto fast and furious..
    Uncut gems è molto "videoclipparo. il ritmo forsennato e i dialoghi a tratti fastidiosi e ridondanti la fanno da padrone ma alla fine tutto funziona alla perfezione. Se devo trovare un difetto e per un cultore dell'immagine come me non un difetto da poco, il senso dell'inquadratura e la fotografia sono a mio avviso abbastanza povere e per questo non riesco a dare al film piu di 7.5.

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    1. sì sì, è quello che volevo dire, a volte ci può essere più ritmo in una inquadratura ferma di due persone in silenzio che in un inseguimento vorticoso in macchina

      il ritmo è quanto il film ti tiene con sè

      beh, se mi dici così allora mi aspetto che i tuoi corti siano bombe visive ;)

      te sei fregato da solo eh, ahah

      (bravo)

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