6.9.22

Recensione: "Men"

 


Terzo film di Garland che vedo e, per quanto mi riguarda, terza grande opera.
Se Ex Machina aveva accontentato tutti, se Annientamento pure (ma in senso contrario, quasi tutti l'hanno poco amato), questo Men è di sicuro il suo film più divisivo.
Del resto è il più complesso, il più coraggioso.
Harper, dopo il suicidio del marito, decide di prendersi una pausa e si regala una breve vacanza in un piccolo paesino inglese.
Il posto e la casa sono bellissimi ma i paesani sempre più inquietanti...
Forse quel luogo e quelle persone hanno un significato ben preciso.
Nella recensione, come, sempre, cercherò di dare una mia interpretazione (senza aver letto una riga altrove) che, giocoforza, sarà molto carente (se non nulla) su alcuni aspetti del film (specie i simboli pagani) ma almeno ha il vantaggio di essere sincera.
Un film di uomini e donne, rapporti tossici, pregiudizi e rinascite.


Per prima cosa, ci tengo a dirlo anche se chi bazzica qua lo sa benissimo, qualsiasi cosa dirò di Men è frutto solo e soltanto della mia visione e della mia interpretazione.
So che dentro questo film - è palese - ci sono simboli e riferimenti molto espliciti ma sono a cose che io, però, non conosco.
Questo è un blog e come tale - secondo me - dovrebbe sempre essere specchio e voce di chi lo tiene, come fosse un diario personale.
Quindi se volete cercare interpretazioni più esaustive e corrette del film andate in rete, sono sicuro ce ne saranno moltissime.
E se volete riportarle qua in commento sono contentissimo, renderete il post molto più interessante e completo.
Però, ecco, il mio suggerimento è sempre quello di guardare i film con i propri occhi, sforzarsi tanto di tirar fuori idee proprie e solo poi, semmai, andare a cercare in rete le grandi Risposte.

Terzo film di Garland e seconda conferma che io e questo autore abbiamo molta affinità elettiva.
Dopo lo strepitoso debutto con Ex Machina e dopo quel gran film che è Annientamento ecco che Garland si tuffa nel thriller psicologico, in un film molto ostico, di grandissima suggestione ma anche di tanto rischio.
Sì perchè Men non è un film per tutti. E quando io dico queste frasi lo dico in senso orizzontale, non verticale. 
Non quindi perchè è un film a cui tanti non possono arrivare (odio sto concetto) ma un film che ha un taglio così particolare da, evidentemente, non poter incontrare i gusti di tanti.


Harper (una strepitosa Jessie Buckley) è una donna che ha appena perso il marito, in modo davvero tragico.
Decide di fare quindi un piccolo viaggio esistenziale nella campagna inglese, in una casa stupenda immersa nel bosco vicino ad un piccolo paesino.
La sua permanenza è sconvolta dalla presenza dei minacciosi abitanti del luogo e dai ricordi personali della tragedia appena successa.

La Buckley, dopo il grandissimo "Sto pensando di finirla" qui di Kaufman, torna in un film molto simile come atmosfera, denso, angosciante, psicologicamente devastante.
E, restando a Kaufman, è molto interessante vedere un'altra analogia, ovvero quella col suo splendido (e anch'esso molto angosciante) film d'animazione Anomalisa.
Sia là che in questa opera terza di Garland avremo l'escamotage degli stessi volti per tutti i personaggi, anche se con due significati molto diversi, anzi, analizzando le tematiche direi quasi opposti.
Non mi stupirei se, vista la scelta della Buckley e questa somiglianza trai due film, Garland fosse un grande estimatore e studioso di Kaufman.
Sono due registi che volano sempre alti, molto ostici entrambi, anche se la scrittura di Charlie resta unica al mondo e difficilmente paragonabile a quella di qualsiasi altro.

Garland prende molto dalle sue precedenti opere, eccome.
Intanto in tutte e 3 c'è la presenza del bosco, anche se i paesaggi naturali sono sempre trattati in modo diverso.
Se in Ex Machina la natura tutta intorno è "gigantesca" e quasi atta a "incorniciare" e sottolineare la solitudine della splendida casa del genio protagonista (e anche in Men avremo una casa magnifica, solitaria, incastonata nella natura), se in Annientamento invece la stessa natura - egualmente sconfinata - ha una valenza straordinariamente metaforica (il tumore, le metastasi, l'autodistruzione) qui, se vogliamo, ha un significato più "classico", ovvero quello del luogo perturbante, minaccioso, fucina di disagio e orrore interiore ed esteriore.
Garland è eccezionale nel restituirci questi luoghi, i suoi film hanno immagini mozzafiato e, cosa molto particolare viste le tematiche, sono sempre luminosissimi.
Anche in questo Men ci sono almeno un paio di scene nel bosco - per l'appunto luminose - da togliere il fiato, vedi quella sottolineata dalla musica classica. Un pò come in Midsommar il terrore e l'inquietudine possono essere illuminati anche da luci potentissime e svolgersi in plein air.
Ne approfitto per la mia solita - misera e povera - unica riga sulla colonna sonora, variegata (si passa da brani pop a musica classica a scene in cui è composta unicamente dalla eco delle parole della protagonista).
Molto particolare la scelta dell'ultimo brano, forse "strana" (troppo leggero per quello che abbiamo visto) ma in perfetta sintonia con il significato del finale.

La regia di Garland è esatta, perfetta, ogni inquadratura è puro occhio e geometria, senza dare mai però la sensazione di un'ossessione in questo senso.
Siamo davanti, però, ad uno di quei registi in cui le bellissime confezioni (e nel cinema una bellissima confezione è sempre appagante) sono sempre e comunque al servizio di contenuti molto importanti.
Garland ha bisogno di parlare di cose, è evidente, e che sia maestro nell'estetica è solo uno splendido corollario.
Dico subito (oddio, subito, ho già scritto fin troppo) che Men - film di cui ogni 5 persone che me ne hanno parlato 4 lo hanno massacrato- non è un mezzo capolavoro nemmeno per me.
E' faticoso, ha una struttura che tende un pò troppo alla ripetizione, ha l'idea dello stesso volto che sì lo rende inquietante ma dà ad alcuni personaggi anche una piccola aurea macchiettistica.
E sì, il ritmo può sfiancare ma questo avviene quasi sempre quando il ritmo di alcuni film - come questo - non è tanto basato su fatti esterni che accadono ma su processi interni psicologici. E in Men ogni cosa che accade è metafora e figlia di qualcosa che sta accadendo nella testa di Harper, tanto che potremmo pensare che tutto quello che vediamo - dalle location, ai personaggi, alle azioni - sia assolutamente soltanto immaginato (non sto dicendo che lo sia ma ai fini dell'interpretazione poteva esserlo).


Ok, ma quindi di cosa parla Men?
Inizialmente potremmo pensare che sia un film sull'elaborazione del lutto, con tutte le fasi che questa elaborazione richiede e tutti i fantasmi che crea.
Non che questa lettura non ci sia, ma è soltanto quella più manifesta.
In realtà, per me, questo è un film che parla di uomini e donne, di rapporti tossici e di, consequenzialmente, come questi possano influire per sempre nella nostra percezione dell'altro.
Harper ha avuto una storia con un uomo narcisista, tutto incentrato su sè stesso e che le faceva pesare, in modo subdolo, qualsiasi cosa.
Arrivare a dire alla persona amata "mi ucciderò e tu ti sentirai in colpa per sempre per questo" credo sia una delle cose più terribili che si possano fare.
(tra l'altro scena bellissima)
Lui, poi, il suicidio lo commetterà veramente e quindi quelle parole diventeranno macigni.
Ma Harper aveva già cominciato un processo di distaccamento e di maggior amor proprio, era ormai convinta della scelta di lasciarlo e quel tremendo schiaffo che riceve non è altro che la certezza finale.
Harper decide quindi di intraprendere questo viaggio esistenziale, di recupero di sè, e di eliminazione di tutte quelle tossine che aveva addosso.
Da qui inizia il vero e proprio film nella sua testa.
Tutti gli uomini che incontrerà in quel paesino (attenzione, questa cosa non poteva accadere nella città dove viveva, serviva proprio un luogo-altro, metaforico) avranno lo stesso volto.
Non è il volto del marito (il significato del film sarebbe stato lo stesso ma avremmo avuto tutt'altra sceneggiatura, tutt'altra atmosfera, e il significato troppo manifesto) ma quello del suo locatario, il primo uomo incontrato in questo viaggio fuori di sè e al tempo stesso dentro di sè.
E' un uomo buono ma in qualche modo infido, ambiguo.
Ecco, da qui in poi ogni uomo incontrato in quel paese rappresenterà una tipologia di maschio che, vista la relazione tossica avuta in vita, Harper vedrà in maniera pericolosa e subdola.
Da, appunto, il locatario che sembra affabile ma in realtà nasconde un lato che mette i brividi al ragazzino che la insulta pesantemente, dal poliziotto che non la protegge al prete che finge di starle vicino quando in realtà la giudica e, sotto sotto, la desidera, dagli avventori del bar che arrivano a molestarla a casa fino all'uomo nudo, immagine simbolo una per tutti del maschio, che la terrorizza continuamente.
Harper, ormai, per ovvie e motivate ragioni, ha questo concetto degli uomini, dei "Men" e tutto quello che pensa di loro viene trasposto in questi diversi personaggi con un solo volto, ognuno una faccia diversa di un Uomo comunque sempre uguale, un uomo di cui aver paura, di cui non fidarsi, un uomo pronto a giudicarti, tradirti, usarti psicologicamente e, finanche, violentarti.
E' quel "pregiudizio" che molte donne sono costrette a formarsi, dopo aver avuto esperienze terribili con uomini altrettanto terribili. Sarà difficile per loro (come del resto per noi rovesciando le cose) avere di nuovo fiducia nell'altro sesso e non vedere i nuovi uomini con gli occhi feriti, impauriti, martoriati ma anche più consapevoli che si sono formati con le relazioni precedenti.
E' un pò quello che avviene quando bambine o ragazzine vengono stuprate, quasi sempre il loro rapporto col maschio è rovinato per sempre.
Questo pregiudizio (mi riferisco all'esempio di Harper, non all'ultima frase) è sbagliato ma assolutamente condivisibile. 
E Harper è appena uscita da quella storia e da quel suicidio, magari le cose più avanti cambieranno.
Ovviamente, accanto a questa nuova, terrifica, visione che ha adesso Harper verso l'Uomo, c'è anche un bellissimo percorso personale di crescita, indipendenza e rafforzamento, evidentissimo nelle scene finali.


Se infatti all'inizio del film Harper è terrorizzata da tutto quello che le accade, poi, più andiamo avanti più inizierà a capire, a gestire, fino addirittura ad arrivare a un finale dove si sentirà più forte del "mostro", mostro che ormai le fa quasi pena e non più paura.
Non è un caso che quando finalmente il giochino viene svelato (gli uomini diventano un'unica creatura e quella creatura si trasforma nel suo ex marito) lei risponde stavolta a quel suo patetico parlargli (le stesse frasi del pre-suicidio) in modo quasi annoiato, "superiore", come a fargli capire quanto lui sia ridicolo e quanto ormai non possa farle più del male.
Ne approfitto per evidenziare come due film apparentemente diversissimi come Ex Machina e questo alla fine parlino entrambi di donne manipolate, manovrate a proprio piacimento da due narcisisti, e poi capaci entrambe di ribaltare la situazione, l'androide del primo film con l'intelligenza, Harper con la consapevolezza.
Entrambi i film finiscono con donne ormai libere dal loro "creatore-carceriere", capaci di riscoprirsi come esseri a sè stanti ed affrontare la nuova vita in modo autonomo.
(la risposta di Harper nel finale è assolutamente equiparabile al finale di Ex Machina, non certo per accadimenti, ma per significato, un "non ho più bisogno di te").

E' anche vero che in Men di simboli ce ne sono tantissimi altri. Ma, come dicevo, non credo siano alla mia altezza. 
Anche se, qualcosa, arrampicandomi e leggendo tutto nella mia ottica, posso dirla.
Harper appena arriva mangia la mela dell'albero, inutile dire che richiamo abbia.
Ma, se ci pensiamo, la punizione per quella mela (donna, partorirai con dolore, uomo...) rappresenta in qualche modo il ruolo che hanno donna e uomo nella vita di tutti i giorni. Insomma, proprio il contesto dal quale Harper sta cercando di uscire. Direi che quindi calza a pennello l'avere mangiato la mela come preludio nell'entrare in questo mondo orrorifico (che altro non è che il mondo che viviamo tutti i giorni, quello dei ruoli diversi e della divisione) dove lei si ritroverà, il mondo dal quale vuole staccarsi.

Il tunnel, specie se oscuro, è da sempre immagine inquietante e simbolo di un pericolo che non conosci ma anche probabilmente di un percorso che devi affrontare.
Anche questo credo sia calzantissimo, Harper deve affrontare quel tunnel (dove alla fine c'è l'uomo). 
L'eco lo vedo come un affrontarlo in maniera serena, forte, vitale, quasi un rassicurarsi (non a caso la voce nell'eco torna a te).
Come avevo detto all'inizio salto tutta la parte dei simboli pagani. Posso solo dire che mi sono sembrati riguardare la donna e il parto e, in questo senso, sempre collocabili nella mia lettura, ovvero quella di un mondo che dalla notte dei tempi dà alla donna un unico identico ruolo. Da quello cerca di fuggire (tra le altre cose) Harper.
E non è un caso che nel finale, nella magnifica e terribile scena del quadruplo parto, quella esperienza sia invece trasposta agli uomini, a significare tante cose ma, tra le tante, anche questo ribaltamento per cui, adesso che Harper ha completato il suo percorso, sta a "loro" prendere il suo ruolo, il suo dolore.
Ho pensato anche che quei molteplici parti significhino quello che dicevo anche qua sopra, ovvero il pregiudizio ormai indissolubile verso gli uomini.
Ogni uomo genera un altro uomo, ad libitum, e tutti sono uguali.
E tutti, se volete, alla fine sono come il suo ex marito, tanto che quello diventano (vedi anche le ferite che Harper gli infligge, identiche a quelle del marito suicida).
Ci tengo a dire un'ultima cosa.
Se è vero che il film racconta una tipologia di uomo orribile (la tipologia che Harper con la sua esperienza ha ormai creato, ma anche, oggettivamente, la tipologia reale di molti uomini) è anche vero - e questo li fa diventare ancora più piccoli - che questo loro usare e  violentare (psicologicamente e non) le donne deriva in qualche modo da una loro inferiorità quasi autodichiarata.
E lo vedremo anche nel film

"Questo è il tuo potere
questo è il controllo che eserciti"

si sente dire Harper

Perchè (e lo avevamo affrontato nel bellissimo Il Sabba) è questo il potere che hanno le donne, quello di far impazzire gli uomini che poi, essendo più forti fisicamente, si vendicano su loro stesse.
Ma il potere che esercitano gli uomini su alcune donne è appunto il potere di un debole che non sa riconoscere l'esatto opposto, ovvero che lei abbia più potere di lui, che lui dipenda da lei, in tutto e per tutto.

Ma torniamo ad Harper.
E' seduta in casa.
Ha visto quegli uomini partorirsi a vicenda, in modo penoso.
Lui è tornato.
Non è cambiato.
E' cambiata lei.
Esce, è stato un percorso dolorosissimo e di sangue, quasi come un parto.
Ma quel parto ha dato alla luce una donna nuova.
"Alla luce", in tutti i sensi

34 commenti:

  1. Sai, a parte la mela, dei simboli pagani c'è non troppo - e messo alla c***o, se mi permetti il francese.

    Per il resto, film che ho trovato incredibile.
    La capacità di incutere timore ma soprattutto il "gioco di specchi" finale. Tra l'altro, riguarda bene le fatture che negli ultimi minuti roporta "la creatura"... Un particolare che pochi hanno colto e che mostra l'attenzione dietro questo progetto, per me.

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    1. Ahah, ok

      Però la mela è tutto tranne che simbolo pagano!

      Sono molto contento di questo "incredibile", sto leggendo critiche quasi ovunque

      Aiuto, mi spieghi meglio la cosa che dici del finale??

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  2. Hai fatto bene a specificare: Men NON è un film a cui tanti non possono arrivare, perché nei concetti di fondo che lo muovono è lapalissiano. Però è un film che può essere o meno apprezzato a seconda di come ci si approccia. Io, personalmente, l’ho trovato “antipatico”, l’ho vissuto come il mansplaining di un uomo che dice a me, donna, che il mondo è un posto brutto, popolato da uomini brutti, zeppo di dolore, e che devo comunque combattere senza arrendermi, accettarlo senza chinare la testa ma comunque accettarlo perché è così. Ah, e sgravare anche un figliolo, ci mancherebbe, perché è il ciclo della vita, stacce. Insomma, io e Garland continuiamo a non andare d’accordo ma gli riconosco una capacità rara di mettere in scena immagini bellissime e sconvolgenti.

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    1. Ahah, questa tua stroncatura è deliziosa e comunque, in qualche modo, racconta molto bene il film

      Io ho invece adorato la tematica e soprattutto come è stata messa in scena!

      Manco Ex Machina ti è piaciuto?

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  3. parto con i consigli di visione. Cercate di vederlo senza aver visto il promo, senza leggere il riassunto della trama, senza vedere la locandina (beh alcune). Eh si, al Cinema, abbagliati dalla bellezza mozzafiato del verde luminoso delle campagne inglesi, la prima parte del film è un piacere visivo, pieno di tensione, ansia e suggestione. Ci sono elementi discordanti, si percepisce qualcosa che non è chiaro, ma il mistero non è così svelato, e il comprenderlo a me ha dato soddisfazione. Difficile commentare senza spoilerare (lo farò di seguito in box apposito), così soffermandomi un attimo sulla capacità visiva di Garland (di cui ho apprezzato "Ex machina", meno "Annientamento") e sul suo stile ben definito sempre sviluppato in paesaggi luminosi e colorati (l'horror ha vita anche alla luce, vedi "midsommar"), arrivo al lungo finale. Cronemberg si impadronisce del finale del "Suspiria" di Guadagnino. Esagerato, ripetitivo, confuso, gratuitamente estremo. Il senso complessivo dell'opera l'ho compreso, credo (leggi spoiler qui sotto), ma i conti non mi tornano. Io amo la suggestione, l'emozione che da il cinema, ma senza la solidità della sceneggiatura, perdo piacere. Eccellente la colonna sonora e le interpretazioni (soprattutto di J. Buckley)

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    1. SPOILER

      l'elaborazione del lutto? un lutto strano, che rischia di pesare sulla propria coscienza; "se mi lasci mi uccido". Ma Harper è la vittima di un maschio narciso, debole, ricattatore. Lei era già consapevole, lei era già andata oltre e quella morte è l'occasione per riappropriarsi della sua intimità, della sua autonomia. Eppure il retaggio di violenze fisiche, verbali e soprattutto psicologhe non è svanito, anzi quella morte le ha riportate a galla. Al punto che, anche in vacanza, in un luogo tranquillo, ideale, tutti gli uomini che incontra diventano tutti uguali, ognuno replica dei vizi, delle prepotenze, delle arroganze tipiche degli uomini; del suo uomo. Ecco fin qui tutto bene, ma poi cosa è successo? quello cha accade è reale? sembra di Sì, soprattutto con il finale e l'amica che arriva in soccorso (che ormai non è più necessario). Harper prende coscienza, quello che la terrorizza viene esorcizzato, il suo carnefice nelle sue molteplici forme, si "annienta" dopo che gli sono state inferte le medesime ferite che ha riportato il marito suicida. Infatti "Men" diventa suo marito, è sempre stato suo marito e ora fa solo pena; è patetico. Ok il film è tutta una metafora, va bene, ma poi i fatti reali? cosa è davvero accaduto?

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    2. "abbagliati dalla bellezza mozzafiato del verde luminoso delle campagne inglesi, la prima parte del film è un piacere visivo, pieno di tensione, ansia e suggestione. Ci sono elementi discordanti, si percepisce qualcosa che non è chiaro, ma il mistero non è così svelato, e il comprenderlo a me ha dato soddisfazione"

      bravissimo, quel verde e quella sensazione di ansia, tensione e volontà di capire sono elementi che tengono sempre alto Men, sia a livello visivo che di scrittura

      sì, gli horror luminosi, quando funzionano, hanno sempre quel qualcosa in più (o almeno non giocano con i trucchetti degli altri)

      so benissimo come la pensi col cinema, meglio quello solido, razionale, magari anche realistico. O, anche quando - come Men - non realistico, comunque devi trovare una tua coerenza. Insomma, odi le parti oscure o non spiegabili. Io di solito il contrario, sempre se la parte oscura, però, è raccontata da grandi autori e non a cazzo ;)

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    3. sì sì, siamo d'accordo su tutto, anche sulle "interpretazioni" che soddisfano o meno, a secondo di come, noi spettatori, si abbia piacere nel soddisfarle (o meno) :-D
      [Ipse dixit]
      ...e tardi e meglio che vada a nanna

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    4. Sì sì, ma infatti quando ti ho letto pensavo di leggere me, ahah

      (a parte quella cosa)

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  4. Ottimi commenti e interpretazioni (anche quelle di Stefano Tacconi). Film che da il suo meglio nella fotografia e nella protagonista, con la sempre bravissima buckley, già ottima con Kaufman ma soprattutto nell'ultima stagione di Fargo. La metafora dell'elaborazione del lutto ma soprattutto del superamento del senso di colpa generato da abusi (perchè alla fine il marito era un molestatore, sfigato ma molestatore, dato che alla fine la mena e la induce a sentirsi colpevole della sua dipartita) mi è parsa un po' misera e fin troppo vista, soprattutto negli ultimi tempi. E il carosello splatter alla Society è troppo lungo e rischia il ridicolo involontario, come pure il ruolo multiplo del cattivo (?) Sicuramente c'è dell'altro, mitologie pagane, il green man (chi si ricorda l'altrettanto pertubante ma confuso Sir Gawain e il Cavaliere Verde?). Non il miglior Garland, comunque merita una visione. P.S. a proposito, il capolavoro di questo autore è la miniserie DEVS... straordinaria. Vi invito a recuperarla.

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    1. Scusa anche a te per il ritardo! (ma se ricordo bene quei giorni commentasti tipo 3 film, gli altri due risposto)

      Ah, ecco, la Buckley è anche sull'ultimo Fargo. Del resto ha un viso fargosissimo, ahah

      Il tema sì, credo sia ormai molto, troppo sviluppato. Non il come però, nel come trovo Men un film abbastanza unico. Anche se capisco perfettamente non possa arrivare o persino irritare

      il carosello è lungo e sì, come dici, forse troppo. A meno che uno, come me, non pensa di averne colto il significato (ossia, il mio significato, non quello giusto) e allora trovavo quel ripetersi sempre più inquietante ed esemplificativo

      eh, di Devs me lo dicono tutti, basta, devo vedella!

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  5. Provo a dare la mia interpretazione di questo film,che ho amato in maniera viscerale,si tratta solo della mia personalissima visione del film e di come io l'ho vissuto.

    Il titolo 'Men', per me è volutamente provocatorio,non è un film filofemminista, non è un film antipartiarcale, non è un film contro gli uomini e tantomeno un film che prende le difese delle donne.
    Credo,sempre secondo la mia personale visione,che Men è un film che va letto tenendo conto del personale punto di vista del personaggio di Harper e della sua dolorosissima esperienza,una donna che vuole con tutte le sue forze liberarsi dal suo passato e che per farlo decide di fare un viaggio.

    Harper è piena di tenacia,coraggio e buoni propositi riguardo a questo viaggio,le sue aspettative sono ottimistiche,questo viaggio le farà dimenticare tutto,così appena arriva nel villaggio è immersa in un atmosfera fiabesca e irreale.
    I colori del villaggio sono fluorescenti,saturi ed esasperati,l'erba è di colore fluo e fluttua come se si trattasse di uno sfondo patinato di un iphone,di quelli che si attivano di defaut quando smetti di usarlo.
    L'atmosfera è dannatamente irreale,così come sono poco realistiche le aspettative della protagonista,che nel tentativo disperato di dimenticare il suo passato,ne rifugge a più riprese. Più cerca di fuggire dal suo dolore, più i suoi demoni la rincorreranno dal passato. La perseguiteranno generando altri mostri che a loro volta genereranno altri mostri,tutti uguali,sempre gli stessi,sempre con la stessa faccia,quella del locatore del villaggio in cui è in vacanza.

    Harper è tenacissima,fortissima nella sua fragilità e riuscirà finalmente a combattere contro lo spauracchio di quell'uomo meschino,piccolo,manipolatore che altri non è che il marito,solo quando finalmente riuscirà a 'vederlo' con le sue vere sembianze,con la sua vera faccia e non con le sembianze e la faccia del fattore.

    Il suo ex ad un certo punto lo vediamo comparire accanto a lei sul divano,subito dopo il dialogo con quest'ultimo, vedremo Harper che ha combattuto i suoi demoni e finalmente li ha sconfitti: Harper ha addosso il sangue del marito,lo ha ucciso lei e stavolta lo ha fatto per davvero.

    Questa è solo la mia personalissima chiave di lettura ma volevo condividerla qua e soprattutto è con questo commento che io ne approfitto per ringraziarti di queste tue riflessioni sul film preziosissime ma soprattutto per ringraziarti per il tuo blog che in questi anni è diventato come un vero amico per me e mi fa compagnia nei momenti più disparati.Volevo anche ringraziarti per aver sopportato tutti miei interventi.Chiara E

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    1. wow Chiara, eccellente e pertinente rilettura del film. Grazie

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    2. Figurati:)grazie a te!

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    3. prima di risponderti voglio che torni qua a dirmi che leggi le risposte e a dirmi chi sei

      ho in mente due Chiara E.

      se non torni non te rispondo! ahah

      ma mi interessa anche perchè devo chiederti qualcosa del commento (bellissimo)

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    4. Eccomi qua,sono Chiara Elleboro:)

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    5. Oh, allora avevo ragione! testimone qua sopra Stefano che su fb ho scritto "secondo me è Chiara Elleboro" ma non avendoti più trovato sul social non sapevo come...sapello

      perfetto, allora o stanotte o domani ti rispondo e chiedo una cosa

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    6. Figurati:) ho solo cambiato un po’ il nome

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    7. Anzi, lo faccio "subito" (virgolette d'obbligo visti i tempi della risposta)

      Allora, la tua premessa è "sorprendente", visto che sì, io e tanti altri abbiamo letto questo film in quel modo, ovvero come un rifiuto del maschile (paura/odio/rifiuto) di una donna manipolata e molestata fino a poco tempo prima

      la tua lettura dell'ambientazione è molto bella ed è vero, c'è un forte clima di irrealtà (paradossalmente una iperealtà, ovvero una realtà così precisa e perfetta da risultare...finta)

      Quello che non capisco (ho riletto due volte) è tutta la seconda parte. La trovo perfetta ma identica a quello che ho scritto io e anche stefano mi pare.
      Ovvero che per colpa dell'esperienza col marito tutti gli uomini che incontra Harper rappresentano, in qualche modo, l'archetipo che con quel marito ha conosciuto, tutte le parti più brutte del maschio.
      E sì, solo alla fine quei mostri diventano quello che sono sempre stati, ovvero la personificazione del marito. E adesso lei può ucciderlo, sconfiggendo i suoi demoni e, al tempo stesso, riappropriarsi del tutto di sè stessa, come donna ed essere umano.

      Ma, e qui arrivo alla domanda, perchè questa tua lettura è diversa dalla nostra?
      Qui non arrivo.
      Forse perchè noi abbiamo dato una lettura troppo generale (Harper contro il genere maschile) mentre, in realtò, era solo una "lotta" contro il fantasma del marito?

      grazie dei complimenti e per esserci sempre stata

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    8. La tua interpretazione di Harper come donna che combatte contro il genere maschile è coerente,perfetta e incontestabile,insomma ha completamente senso.

      Come ho scritto nel mio commento, la mia chiave personale di lettura è quella che racconta dell'esperienza di una donna,Harper, che lotta con tutte le sue forze per risolvere il suo trauma,quindi il film mi ha parlato attraverso la metafora per spiegare il viaggio interiore di una donna di nome Harper.

      Penso che le due letture del film,mia da una parte e tua dall'altra(peraltro ottima!),possano coesistere tranquillamente insieme :)

      Il fatto che questo film possa poi essere considerato come manifesto del femminismo è un'altra storia(anche il titolo 'Men' fa sorridere,è provocazione pura)ecco quello magari no...)
      Chiara

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    9. Ah, ok

      sì, ma in effetti credo è solo questione di dove porre più l'accento, alla fine le lettura sono non dico le stesse ma sovrapponibili ;)

      no no, non è femminista il film, semplicemente, semmai, racconta un dato momento nella vita di una donna che, visto il trauma e le manipolazioni, fa un giusto percorso di realizzazione personale e distacco dall'uomo

      ma sono sicuro che Harper, se fosse una persona reale, non vedrò l'ora di reinnamorarsi ;)

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    10. Esatto,sono con te
      Chiara

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  6. davide bianchera21 settembre 2022 08:20

    Visto ieri . Si come dici tu il film rischia in molti punti , ma alla fine resta in piedi e a testa alta direi . Come atmosfera/ sensazioni mi ha ricordato un po’ anche Madre .
    Ho pensato poi alla galleria ,con quell apertura potrebbe anche essere vista come l’organo genitale femminile .. lei poi troverà quella galleria chiusa e da lì in poi non sarà più totalmente se stessa . .. per poi alla fine riuscire a ritrovarsi nella sua interezza di donna .

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    1. Ma io Madre non l'ho citata? perchè se non l'ho fatto ti giuro che l'ho pensata però

      bella interpretazione per il tunnel!

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  7. Visto proprio ieri essendo a casa col covid e mi è piaciuto molto, poi la cosa che le parti maschili sono recitate sempre dallo stesso attore mi ha trasmesso la giusta tensione ..davvero bello..
    Saluti da Alessandro !! ( Ci sentivamo su facebook Giuseppe ora non c'è l'ho più ma ti seguo qui e su Instagram e ti faccio tanti saluti !)

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    1. Però mi devi ricordare chi Alessandro eri su fb!

      sempre che torni a leggere la risposta, ahah

      tanti saluti anche a te!

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  8. Entro stanotte (massimo domani) rispondo a tutti!

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  9. PARTE I

    Caro Giuseppe, ho visto recentemente il film e mi ritengo abbastanza soddisfatto sebbene consideri Garland un "MAGNIFICO INCOMPIUTO" ossia un regista che avrebbe, teoricamente, le potenzialità per diventare un seguace di Kubrick ma che, in concreto, non riesce mai a trovare l'illuminazione alla fine di un percorso narrativo più o meno criptico (quasi sempre le cose più semplici sono anche le più geniali).
    Il film, ad ogni modo, è girato molto bene anche se ci sono evidenti problemi di sceneggiatura.

    Per come ho vissuto il film, questa è la mia interpretazione:

    S P O I L E R

    S P O I L E R

    S P O I L E R

    E' evidente che tutto il film si basa su tre piani narrativi/visivi: due totalmente manifesti (quello della protagonista e quello dello spettatore) a cui si aggiunge, soprattutto nel finale, quello dell'amica Riley (ciò che vede lei).

    Questa è una premessa fondamentale per iniziare la visione del film altrimenti si rischia, SERIAMENTE, di non capire quasi nulla di tutta la vicenda narrata (e qui va la mia maggior critica a Garland).

    Il film inizia con la scena clou: la caduta dal balcone del marito James Marlowe vista dalla moglie Harper.
    Lo spettatore vede tale evento con gli occhi della memoria di Harper che distorce e dilata, totalmente, lo scorrere del Tempo (l'uomo viene visto cadere per quasi 5 secondi); in termini pratici, lei avrebbe visto (condizionale) la sagoma del marito per molto meno di un decimo di secondo (concretamente qualche centesimo di secondo), un tempo talmente breve per cui gli occhi mai e poi mai avrebbero potuto fotografare il viso del marito nel momento in cui cade nel vuoto.
    In sostanza quella scena è solo una ricostruzione immaginaria di Harper creata posteriormente alla morte, non è quello che è realmente avvenuto e/o che ha visto (ha potuto vedere solo un’ombra per pochi centesimi di secondo).

    Una conferma di ciò avviene quando lo spettatore scopre in che modo è terminata la caduta del Sig. Marlowe: quasi crocifisso in una ringhiera con il viso che guarda all'esterno e non verso la facciata del palazzo da cui è caduto (esattamente come la ricostruzione immaginaria fatta da Harper che vede il viso del coniuge davanti a se).

    Certo il corpo, nella caduta, potrebbe aver fatto un giro di 90° o 180° in senso verticale (che non avrebbe causato il modo in cui è terminata la caduta) ma per fare in modo che il viso del cadavere si trovi a 180° rispetto al prospetto del palazzo occorrerebbe una forza esterna (per esempio il vento) che facesse girare il corpo (come una trottola, sul suo asse verticale) in modo di farlo arrivare a terra con il viso spostato.
    Ci viene mostrato che è una giornata di pioggia ma non che ci sia un vento così forte da far ruotare di 180° un corpo di circa 80 Kg in caduta libera, in poco meno di 3 secondi!!!
    Quella scena NON E' REALE!!!

    Proseguiamo...

    Harper Marlowe ha cacciato via il marito perché stanca delle sue gelosie e/o violenze e, plausibilmente, ha prenotato la casa in campagna dopo un certo periodo di tempo dal giorno del suicidio/incidente (non lo sapremo mai) del marito.
    Nonostante dal punto di vista legale, anche se il marito è deceduto, lei rimane sempre la Sig.ra Marlowe, appare insolito che abbia prenotato presentandosi come la coniuge di James vista la decisione rigida di tagliare i ponti con lui per sempre…
    Geoffrey è il proprietario della casa che lei ha affittato e, a mio avviso, è un personaggio che esiste realmente nella vicenda.
    Proseguendo nella storia arriviamo al momento della passeggiata nel bosco e del conseguente tunnel.

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  10. PARTE II

    A mio parere è tutto reale (il tunnel, l’eco, l’apparente ritrovata tranquillità di Harper), solo che la sindrome da stress post-traumatico (il vero fulcro narrativo del film) salta fuori quando il soggetto che ne è afflitto meno se lo aspetta…
    Ecco comparire alla fine del tunnel (l’attraversamento dello stesso rappresenterebbe la ritrovata serenità di Harper e l’accettazione del decesso del coniuge, qualunque sia la causa, suicidio o incidente) una minaccia, la sagoma di un uomo che, avendo sentito la voce della donna, inizia ad inseguirla (metafora del fatto che Harper è ancora ben lontana dall’aver superato la sindrome e aver accettato la morte di James).
    Harper riesce a tornare a casa ed inizia a mettersi a lavorare per non pensare più alla brutta esperienza vissuta poco prima.
    Lo spettatore vede l’uomo nudo camminare nel giardino della casa mentre Harper è totalmente inconsapevole di ciò che sta accadendo alle sue spalle: l’uomo nudo è reale (così sembrerebbe…), viene visto dallo spettatore, non dalla protagonista.
    Nel frattempo Harper riceve una chiamata di Riley che sprona l’amica a fargli vedere la casa e pertanto la donna inizia a fare il giro delle varie stanze inquadrandole con la camera del telefono fino al momento in cui inquadra, esternamente, l’uomo nudo (che però non viene visto da Riley la quale saprà della sua presenza dopo la visita della Polizia locale).
    Apro una parentesi: in questa e in tutte le altre chiamate che si svolgono tra Harper e Riley non viene mai citata (esplicitamente o in maniera sottintesa) la gravidanza di quest’ultima, cosa decisamente ANOMALA in un rapporto tra amiche…
    Continuando con la parentesi, occorre dire che tutta l’avventura di Harper dura, al massimo, 3-4 giorni e quindi quando, nel finale, vedremo Riley che si presenta con il pancione (segno insindacabile di una gravidanza arrivata al sesto o settimo mese), è ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE che Harper non sapesse dello stato in cui si trovasse l’amica prima di arrivare in campagna (torneremo su questa “gravidanza” quando parlerò del finale). Chiusa parentesi.
    Harper chiama la Polizia che acciuffa l’uomo e l’interrogatorio viene svolta da una poliziotta, guarda caso l’unico personaggio (insieme a Riley) a non avere le sembianze di Geoffrey.
    Arriviamo all’episodio della Chiesa dove Harper tenta, per la seconda volta (la prima è stata la passeggiata nel bosco dove ha cercato di arrivare alla pace interiore attraverso il contatto con la Natura), di venire a capo della sua sindrome, affrontando la problematica dal punto di vista spirituale.
    Appare ovvio che sia il sacerdote che il ragazzino maleducato sono proiezioni della mente di Harper: hanno le stesse sembianze di Geoffrey e quindi, per lo spettatore, NON SONO REALI mentre lo sono per la donna che non nota alcuna somiglianza.
    Anche in questo caso (come nel bosco), la coscienza/mente di Harper non riesce a trovare pace: James si è suicidato (non viene neanche presa in considerazione la possibilità di un incidente) perché lei non gli ha fornito una seconda chance perdonandolo, pertanto anche la Chiesa/Religione la condannano ritenendola responsabile (in sostanza è lei ad autocondannarsi)…

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  11. PARTE III

    Arriviamo al momento del bar.
    Bisogna riflettere sul fatto che il paesino in cui si trova la casa, per quanto possa essere piccolo, dovrebbe avere poco meno o poco più di mille abitanti (Harper riferirà a Riley che la casa è a circa quattro ore di auto da Londra e nelle campagne intorno alla capitale inglese, mediamente, i paesini hanno una popolazione ben al di sopra dei 2500 abitanti; ipotizzando che questo paesino è particolarmente piccolo, mille abitanti non sembra un valore pretestuoso ma molto aderente alla realtà): di questi ipotetici mille abitanti, in quei giorni in cui Harper rimane nel paesino, non ci sono tracce (solo pochi avventori nel bar), ne tantomeno movimento di veicoli…
    Non è così improponibile pensare che, in realtà, la casa non è vicino ad un paese o luogo abitato (al contrario sta in aperta campagna) e che tutto è frutto della mente di Harper.
    Nel bar l’unico che può essere reale è Geoffrey, tutti gli altri (il barista proprietario, il poliziotto e i clienti) sono tutti frutto dell’immaginazione della donna.
    La presa di coscienza che l’uomo nudo (che per me è realmente esistente) è stato rilasciato dalla Polizia appare un fatto assolutamente spiegabile: praticamente sempre i senzatetto, i vagabondi o simili, quando vengono fermati dalla Polizia, dopo pochissimi giorni vengono rilasciati se non hanno compiuto reati (nel caso specifico l’unico reato compiuto dall’uomo è quello di atti contrari alla decenza ma Harper non l’ha certo denunciato per questo ed inoltre egli non si è opposto all’arresto e ha avuto un comportamento tranquillo).
    Quando Harper, a tarda sera, torna a casa dal bar, chiama Riley (e l’amica l’informa che l’indomani verrà a trovarla) ma, nel mezzo della conversazione, riceve un messaggio da qualcuno che la conosce e, quasi contemporaneamente, le luci esterne della casa si accendono (sono dotate di sensore di movimento, pertanto si accendono in presenza di cose FISICHE che si muovono): trattasi del poliziotto che però non risponde a nessuna delle domande di Harper, è quindi frutto della sua immaginazione oppure FISICAMENTE (le luci che si accendono) c’è realmente qualcuno davanti a se ma non per forza è il poliziotto?
    La risposta giunge dopo pochissimi secondi: il poliziotto scompare, le luci si spengono, si riaccendono e tutte le mele dell’albero cascano contemporaneamente, tutto questo NON PUO’ ESSERE REALE.
    Eppure, all’improvviso, uno dei clienti del bar (ovviamente molto somigliante a Geoffrey) si avvicina velocemente alla porta di casa ma, fortunatamente, Harper riesce a chiuderla in tempo.
    Harper sembrerebbe essere vittima di un violento tentativo di entrare in casa da parte di quella persona ma quando sembra che la donna sia sul punto di essere aggredita arriva Geoffrey (l’originale) e l’aggressore sembra essersi volatilizzato.
    Una finestra si è rotta: per colpa di un corvo o di qualcos’altro?

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  12. PARTE IV

    Dopo pochissimo arriviamo ad una scena fondamentale: Geoffrey, nel giardino, sta dimostrando alla donna che non c’è nessuno ma, all’improvviso le luci si spengono e dopo pochissimi secondi si riaccendono…
    Adesso la donna non ha più Geoffrey davanti a se ma l’uomo nudo (e quindi l’accensione delle luci rivela che, comunque sia, c’è davvero qualcuno davanti alla villa), leggermente trasformato rispetto al primo incontro.
    La reazione di Harper è un misto di paura (ma non riesce a fuggire) e curiosità (vuole saperne di più su questo uomo).
    Il comportamento dell’uomo non è affatto aggressivo anzi, paradossalmente, in modo gentile soffia verso Harper alcune foglie del Tarassaco (dente di leone) e una di queste penetra dentro la bocca di Harper che, per la prima volta durante il film, si abbandona volontariamente a se stessa (un po' come se dicesse a sé stessa “sono stanca di continuare a soffrire, adesso basta!”) e qui Garland mette insieme quattro piani temporali: lo svenimento di Harper davanti l’uomo nudo, l’urlare e il piangere di lei qualche momento dopo la caduta di James, il tentativo di affogarsi nella vasca della casa di campagna (ebbene si, evidentemente Harper ha tentato, fallendo, di annegare dentro la vasca di bagno) e la corsa nel bosco andando a sbattere contro un tunnel chiuso, metafora del rifiuto, da parte di stessa, di voler guarire definitivamente.
    Ma cosa rappresenta la spora che penetra dentro Harper?
    La donna si riprende dallo svenimento e, senza alcuna paura, quasi con disinteresse, chiude la porta di casa davanti l’uomo nudo.
    Incredibile trasformazione: prima era terrorizzata, anche a distanza, dalla sua presenza e invece adesso gli gira le spalle e chiude la porta con disinvoltura e senso di superiorità!
    L’uomo nudo, sfruttando la piccola finestrella presente sulla parte inferiore della porta, mette dentro il suo braccio e con la mano cerca quella di Harper; è un gesto di affetto ma, ancor di più, caritatevole: vuole aver stretta la mano per non sentirsi solo, per sentirsi vivo, per sentirsi amato!
    Harper, nonostante dovrebbe fuggire a gambe levate dal terrore, decide di accettare la sfida verso se stessa (ricordiamoci l’incontro con il sacerdote che l’incolpava del fatto di non aver dato una seconda possibilità a James) e stringe la mano all’uomo…
    Purtroppo però Harper è in fase di recupero ma non è ancora guarita: l’uomo le afferra con forza la mano e vuole trascinarla verso di se (esattamente come aveva fatto, più volte, James quando era in vita).
    Se vuoi bene ad una persona ma la tieni troppo legata a te rischi di soffocarla ed è proprio l’errore che sta commettendo l’uomo nudo.
    Harper reagisce (stavolta è il coraggio ad avere la meglio sulla paura) e pugnala il braccio dell’uomo che, nel tentativo di farlo uscire dalla finestrella praticamente se lo seziona a metà (scena di una potenza enorme)…

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  13. PARTE V

    Harper ha appena affrontato il suo primo demone sconfiggendolo ma, subito dopo deve affrontare il secondo (il bambino con la maschera di Marilyn) che presenta la stessa identica menomazione dell’uomo nudo e anche qui è evidente che tale personaggio NON E’ REALE.
    Il bambino la provoca dicendo che deve nascondersi ma lei, all’opposto, inizia a contare fino a dieci ed è pronta ad affrontarlo aprendo la porta (come ho già scritto, Harper è in via di guarigione dalla sindrome ma arriverà a trovare la serenità interiore solo quando avrà affrontato tutte le sue paure/demoni in questa lunga notte) ma non riesce a farlo perché, all’improvviso, entra un avventore del bar che la vuole aggredire…
    Harper è impaurita ma, avendo il coltello in mano, è pronta a combattere e a difendersi piuttosto che continuare a scappare incessantemente.
    Lo spettatore scopre che il sacerdote (che sempre la stessa menomazione al braccio degli altri due demoni e quindi non è un personaggio reale) è entrato in casa e ha tutta l’intenzione di violentare Harper (non è affatto escluso che, in giovane età, Harper abbia subito delle attenzioni particolari da parte di qualche rappresentante spirituale e quindi , in questo momento, tale paura si ripresenta e bisogna affrontarla per guarire).
    Lei si difende, pugnala mortalmente il sacerdote e a questo punto Garland fa qualcosa di maestoso: fa vedere allo spettatore ciò che viene vissuto nella mente di Harper e ciò che, REALMENTE, sta accadendo.
    Nella mente di Harper, lei corre via velocemente dalla villa, entra in auto, prende la strada principale ed investe Geoffrey , stavolta anch’egli con il braccio diviso a metà.
    Contemporaneamente però Garland fa vedere allo spettatore ciò che sta REALMENTE accadendo: Harper esce di casa lentamente, con le mani sporche di sangue, è debole e infatti si accascia a terra ed inizia a strisciare (lasciando le tracce di sangue che Riley vedrà alla fine), poi si alza e posa il coltello.

    Ritornando a ciò che sta accadendo nella mente di Harper, vediamo che Geoffrey prende l’auto, scaraventando Harper in strada e dopo che si allontana, ritorna a forte velocità per investire la donna. La sua corsa terminerà colpendo il muretto del giardino della villa.
    Harper è esausta e nonostante sembra che l’inferno sia finito, ricompare l’uomo nudo questa volta con il viso trasformato e con la stessa caviglia distrutta che aveva subito James nella sua caduta.
    E’ palese che l’uomo nudo, nella mente di Harper, rappresenta il maschio anzi l’unico tipo di maschio che ha conosciuto nella sua vita: un marito soffocante, violento e troppo geloso (James) che si aggiunge, mia personale opinione, a qualche uomo di chiesa che abbia avuto attenzioni particolari su di lei (il sacerdote) oltre ad altri uomini (sempre in età giovanile) che hanno tentato qualche approccio con lei ma senza esito (Geoffrey e il bambino maleducato).

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  14. PARTE VI

    Adesso siamo arrivati alla resa dei conti: un ciclo di continui parti maschili (!!!) che, sempre più, rendono Harper sempre meno paurosa e più sicura di se stessa.
    Ad ogni nascita che accade davanti ai suoi occhi Harper diventa sempre più forte: sostanzialmente sta sconfiggendo tutte le sua paure/demoni che albergano nella sua mente.
    Il finale non può che essere l’incontro con il marito, il “demone” che si è continuamente celato dietro Geoffrey, il bambino, il sacerdote e l’uomo nudo.
    Anche in questo dialogo IRREALE, James non cambia atteggiamento, chiedendo semplicemente ad Harper il suo amore e rifacendo, ancora una volta, lo stesso IMPERDONABILE ERRORE: chiedi ad una persona il suo amore anziché dichiarare il proprio verso di lei; amare non vuol dire possedere!!!
    James descrive tutte le ferite che ha avuto a seguito della caduta ed incolpa, ancora una volta, Harper; questa volta però la donna è molto più forte e consapevole e non cade nella trappola del vittimismo.
    “Cosa vuoi da me James?” gli chiede, “Il tuo amore” le risponde.
    No, risposta sbagliata, non puoi PRETENDERE l’amore di una persona ma devi meritartelo, guadagnartelo con attenzioni, condivisioni, unione e quant’altro.
    Poco importa cosa faccia Harper con l’ascia (d’altronde la presenza di James è IRREALE) ma ciò che è importante è che quel “Si” detto dalla donna significa semplicemente “Si, come no, siete tutti uguali voi uomini, pretendete e non date).
    Uomini, MEN appunto come dice il titolo.
    Arriva Riley e lo spettatore capisce che la Ford Fiesta ha davvero urtato il muretto (ma era Harper a guidare e non Geoffrey).
    Appena scesa dalla macchina lo spettatore attento vedrà lo stato di gravidanza della Riley (pertanto è un fatto oggettivo e non una proiezione della Harper) e le tracce di sangue che lei vede sull’uscio dell’entrata (sono quindi tracce REALI) possono essere state lasciate da Harper stessa come Garland ci ha fatto intuire.
    Le due amiche, finalmente, si vedono a distanza ed è facile notare come il vestito di Harper sia macchiato di sangue vero: qualunque cosa sia accaduto, è certo che lei ha usato il coltello contro qualcuno o qualcosa.
    Il film finisce con Harper che sorride mostrando, senza alcun dubbio, la serenità raggiunta.

    Ho scritto di getto e probabilmente mi sto dimenticando di alcuni passaggi ma questa interpretazione, seppur non priva di punti oscuri, mi sembra quella più accettabile secondo il mio parere.

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  15. No vabbeh, mai vista una cosa del genere (ancora non ho letto eh)

    la leggerò avido e super volentieri ma non prometto quando!

    magari adesso, magari entro un mese

    i commenti belli e lunghi me li gusto sempre con calma, ahah

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