21.9.22

Recensione: "Watcher"

 

Watcher è un gran bel thriller, o senz'altro uno di quelli che la sala la merita davvero (andateci). La storia di una giovane coppia americana che si trasferisce, per il lavoro di lui, in Romania.
I due vivono in un bellissimo appartamento ma qualcuno, dalla finestra del palazzo di fronte, fissa di continuo Julia.
Tutto questo mentre in città imperversa un serial killer di donne.
Julia si sente pedinata, in pericolo, molestata. Ma nessuno sembra crederle fino in fondo.
Un film, l'ennesimo, che in maniera più che convincente affronta la condizione femminile dei nostri tempi, in questo caso quella del non essere credute malgrado si trovi il coraggio di parlare.
Una notevole Maika Monroe per un film, però, che non spicca mai il volo, che promette più di quello che mantiene e che negli ultimi 5 minuti gioca leggermente sporco con lo spettatore.
Ma, almeno in sala, ce ne fossero di Watcher

ad un certo punto, non ricordo quando, ci saranno spoiler

In questo ultimo decennio non si contano ormai più i film che direttamente, indirettamente, metaforicamente o come vera e propria denuncia trattano uno dei temi più importanti di questi nostri tempi, ovvero quello della condizione femminile.
Condizione femminile che sempre più, finalmente, sta arrivando agli occhi di tutti.
Molti traguardi, culturali e sociali, sono stati raggiunti ma la strada è ancora lunga e certe cose - tra tutte, il femminicidio - non potranno mai scomparire del tutto perchè più che cancro sociale sono un qualcosa di molto più atavico e animale, magari un giorno se ne parla.
Sì, gli uomini uccideranno le donne anche tra 10 anni, 20 o 100.
Oltre alla inevitabile sensibilizzazione (e le nuove generazioni credo in questo siano molto migliori di noi, anche perchè stanno crescendo in un mondo più tollerante e consapevole di quello che era il nostro) serve un tempo lunghissimo per far sì che - quasi "geneticamente" - il maschio cambi alcune delle sue connotazioni.
In ogni caso Watcher (perchè del film in qualche modo bisogna parlare) è un'opera che affronta un altro grande problema di questi tempi - correlato a quello sopra - ovvero il dramma di tutte quelle ragazze che trovano il "coraggio" di denunciare/confidare violenze subite (fisiche, psicologiche, stalking etc) ma non essere credute o, in ogni caso, aiutate.


Julia (una bellissima Maika Monroe) deve seguire il marito (mezzo americano mezzo romeno) in Romania, dove quest'ultimo ha trovato un importante posto di lavoro.
L'appartamento dove vivono (una specie di albergo in realtà, coi numeri alle porte) è stupendo, anche se si trova in un quartiere molto più degradato, povero, il classico agglomerato di edifici vecchi, grigi e fatiscenti che siamo abituati a vedere nel cinema romeno.
Julia è quasi sempre sola a casa e si accorge che davanti a lei, nel palazzo di fronte, c'è un uomo che la osserva di continuo (da qui il titolo "Watcher").
Tutto questo mentre nella città sta imperversando un serial killer che uccide giovani donne...

I due meriti principali di Watcher - anzi, tre - sono la sua protagonista, l'ambientazione e la costruzione delle scene.
Maika Monroe (che abbiamo visto in un grande film come It Follows e in un mezzo grande film come The Guest) è davvero notevole. Riesce perfettamente ad impersonare una ragazza molto dolce, umana, timida ma con un fuoco che ribolle dentro.
E non mi riferisco tanto alle scene di "pericolo" (quelle con lo stalker) ma anche a quelle di vita quotidiana dove più volte di sentirà "esclusa", messa in secondo piano, non valorizzata.
Molto interessante in questo senso la scelta di lasciare parlare quasi tutti i personaggi in rumeno (senza che nemmeno noi spettatori avessimo sottotitoli per capire, così da identificarci del tutto con lei), scelta "straniante" che porta Julia molto spesso a sentirsi esclusa dalle conversazioni e, al tempo stesso, "tesa" e triste per ha la sensazione che si parli di lei. 
In questo senso la scena della cena è perfetta e, incredibile, richiama un pochino proprio quella - meravigliosa - di un film capolavoro guarda caso rumeno, "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni". Quel sentirsi a disagio della protagonista mentre gli altri mangiano, parlano, parlano e mangiano me l'ha ricordato molto (anche se le due tensioni derivano da due motivi diversi e anche la bellezza della due scene non è equiparabile).
Ho amato moltissimo gli occhi di Maika, gli occhi di una ragazza che chiedono aiuto, comprensione, amore, gli occhi di una ragazza che non vuol dar fastidio ma al contempo non accetta quanto sia messa da parte. Davvero perfetta la Monroe in questo.
 E, andando alle scene con lo stalker, impossibile non ripensare proprio ad It Follows (chissà se la regista l'ha scelta vedendola lì), visto che molte sequenze lo ricordano per atmosfere (anche questo film poteva chiamarsi It Follows, a ben pensarci).




Poi, ho amato molto l'ambientazione in Romania, sia per il fatto in sè sia, usando la lente d'ingrandimento, per il contrasto tra i due palazzi protagonisti. Diciamoci la verità, un serial killer a Bucarest rende tutto molto più figo e il fatto di trovarci nella terra di Dracula (il film un pochino ci gioca) crea una specie di metafora/doppio testo abbastanza intrigante.

Poi, come detto, la costruzione delle scene. Il film non eccelle in sceneggiatura (tutta giocata sul fatto "vi stiamo dando una storia prevedibile che fino alla fine potrebbe essere imprevedibile e invece è prevedibile davvero") ma 3/ 4 scene sono girate e montate da dio.
Quella al cinema (veramente ansiogena per la protagonista), quella al supermercato, quelle del gioco di sguardi tra i due palazzi (il top è quando ci accorgiamo che lui osserva lei anche a tende chiuse), la metropolitana, sono tutte scene con tecniche già viste, luoghi già visti, sensazioni già vissute, ma girate veramente bene.
Eppure il film non ha mai quel cambio di marcia, narrativo o psicologico, per spiccare veramente il volo. Il suo - come detto - essere molto prevedibile sicuramente non lo aiuta. Anche se io su questo punto farei una riflessione, spero non stupida.
Se il film NON fosse stato prevedibile come in realtà è (se quindi quello che noi e lei pensiamo fosse il mostro in realtà non lo era) crollerebbe in qualche modo la tematica principale dello stesso film, il suo aspetto di "denuncia". 
Ci troveremmo davanti ad una ragazza che chiede aiuto e non viene ascoltata per un qualcosa che, in realtà, non esiste (quindi lei ha torto), solo una sua percezione sbagliata degli eventi. Capite che in questo il film DOVEVA essere prevedibile, perchè questo racconta, ovvero di ragazze che indicano con sicurezza chi siano i "mostri" ma non vengono ascoltate.
Un altro punto apparentemente debole - ma anche questo in parte spiegabile - è il comportamento di lei. E' osservata, seguita, ha sicuramente a che fare con un uomo disturbato, ha paura di vederlo e incontrarlo e che fa? Lo segue a sua volta, anche in vicoli bui e locali nascosti. Scelta assurda, completamente in contrasto col resto. 


Eppure anche qua c'è una spiegazione, ovvero quella sorta di terrore/attrazione che a volte si ha per qualcuno, quel - al tempo stesso - averne paura ma anche voler sapere di più. Se ci aggiungiamo il fatto che nessuno l'aiuta forse capiamo questa scelta di lei che, ossessionata ed impaurita, vuole comunque affrontare quella paura e quell'ossessione.
Non parlerei di "dipendenza" quanto piuttosto di disperato tentativo di capire, a costo di rischiare.
Non ho amato quasi nessuno dei personaggi rumeni, secondo me molto deboli (il maniaco no, lui funziona) e leggermente macchiette.
Inutile dire che quasi tutto il film si basa sul guardare/osservare/essere osservati, cosa che io amo sempre (ah, non ho citato La finestra sul cortile, c'era bisogno?).
E in questo, nel finale, quello stendersi di lui vicino a lei morta morente l'ho trovato davvero bello, un ultimo guardarsi tra uno stalker che ti ha sempre osservato e gli occhi ormai senza più vita di lei.
Già...
E' qui che il film gioca sporco o, quantomeno, sbaglia tutto. Vediamo lui reciderle la gola e, ok, può essere un taglio superficiale. Ma il sangue esce a fiotti, così tanto che addirittura lei (difficile capire perchè) ha addirittura tutta la schiena completamente lorda nella scena successiva, quando si trascina.
E quando poi sono stesi vediamo formarsi una chiazza di sangue gigantesca sotto la sua gola. Litri, litri e litri.
Eppure poi la troveremo in piedi, sguardo da final girl e pistolettata finale. No, costruzione tutta sbagliata, irreale, furba.
Un finale sbagliato ma, in qualche modo, il finale che ci doveva essere. Probabilmente un film "europeo" al 100% avrebbe avuto il coraggio di regalarci una fine terribile, forse a rimarcare ancora di più che sì, quello succede nella realtà.
Ma siamo contenti così, viva Julia.
E lascia quel tonto del ragazzo per favore

7

6 commenti:

  1. Concordo sillaba per sillaba. Avevo letto qualche giudizio che osannava questo thriller, formulato anche da fonti e personaggi autorevoli e di tutto rispetto nel panorama cinematografico, così mi son decisa a guardarlo. Attenzione, io non guardo mai trailer o leggo recensioni prima della visione di un film, e non l'ho fatto neanche in questo caso. Lo guardo e poi...Boh. Prima impressione, non riesco a capire se mia sia realmente piaciuto o meno. Avverto un po' il sapore di un finale dal retrogusto scontato "sporco" come dici tu, deludente. Anche un po' frettoloso e raffazzonato se vogliamo. Come se tutto l'impianto del film fosse un po' spazzato via dagli ultimi cinque minuti. Così mi son presa del tempo per riflettere. A volte mi vengono i dubbi che sia io a non capire i film o cogliere chissà quali significati reconditi. Poi mi imbatto nelle tue recensioni e mi dico:"Ah, allora vedi che c'avevi ragione..." Come sempre, hai tradotto perfettamente in parole le mie sensazioni e i miei pensieri. Bellissima e di grande impatto lei, perfetta nel ruolo, che ti porta ad empatizzare con le sue emozioni e paure sin da subito. Perfetta l'ambientazione, la fotografia, le sequenze, che ti calano ancor di più nel contesto: ombre e luci soffuse la fanno da padrone, filo conduttore del film le varie "barriere" che fungono da difesa, rifugio e allo stesso tempo da mezzo finalizzato all'osservazione e allo "studio" del nemico: mi riferisco alle vetrate dell'appartamento, i cancelli, le mura, la metropolitana, la porta del supermercato, l'ascensore e così via. La scena della cena in casa e anche quella che si svolge all'evento che precede l'incontro dell'assassino sulla metro, sono determinanti nell'esprimere il disagio tangibile della prontagonista nel sentirsi fuori luogo, incompresa, esclusa. Peccato per il finale che quasi "profana" tutta la costruzione impeccabile del film, ma forse, come dici, tu, era necessario che andasse proprio così, per conferire ulteriormente credibilità alla narrazione e al messaggio dello stesso. Chiave di lettura che non avevo considerato. Grande come sempre!

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    1. Assolutamente, finale unfair, raffazzonato e frettoloso.
      Ahah, sì, direi che siamo perfettamente d'accordo visto che anche io, ma era normale viste le tue premesse, mi sono ritrovato in tutte le tue righe.
      Interessantissima la tua disanima delle locations, che è vero, sono tante e tutte perfette per questo gioco di osservare/essere osservati

      E come dici(amo) le due scene del disagio di lei secondo me sono perfette, forse umanamente le scene più forti del film, più forti ancora di omicidi, stalkerizzazioni e paure. Quel disagio è reso benissimo, specie dalla Monroe

      Ma il finale (inteso come sì, lo stalker e serial killer era veramente lui) ci sta alla grande, o almeno io me ce lo sono "fatto stare" dando la lettura che ho scritto (immagina che non fosse lui, diventava un film su ragazze che fanno al lupo al lupo e si inventano cose)

      il problema è come è gestita la cosa della ferita mortale e tutto il resto

      grazie a te!

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  2. Io sono una di quelle a cui è piaciuto moltissimo, al di là della prevedibilità del tutto, proprio per come è girato e interpretato. Le scelte raffinatissime di regia e montaggio, oltre alla bellezza degli interni scelti come location, e l'occhio attento anche agli abiti di lei, con quei colori che si mescolano a quelli della città per evitare che la protagonista spicchi troppo, mi hanno conquistata. Purtroppo, visto al cinema con quel doppiaggio e quel doppio sonoro, perde tantissimo a livello di atmosfera. Questo era un film da proiettare esclusivamente in v.o.

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    1. Mi ritrovo in tutto quello che scrivi Erica, i pregi che elenchi secondo me sono evidenti e davvero tanta roba... (anche se qualcuno dice sia un filmetto, bah)

      ahah, vero, ogni volta che il doppiaggio deve fare le voci di quelli dell'est che parlano un'altra lingua è un disastro ;)

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  3. Ciao Giusè
    Visto e piaciucchiato fino agli ultimi 5 minuti
    Il cattivo è bravo e credibile
    La Monroe più credibile che brava o bella
    Il finale è la classica americanata con "Deus ex Machina" che ormai non sopporto più: "la forza della vita", in stile Paolo Vallesi , che la fa sopravvivere e sconfiggere il cattivo (ovviamente europeo, mentre lei è la buona Americana incompresa) è stucchevole e dà noia
    Se il film fosse stato coreano (cinema che adoro) gli ultimi minuti sarebbero stati crudi essenziali e pessimisti.....molto più reali insomma, per quanto triste questo possa essere.

    Mi immagino il marito che sentendo la suoneria esce nel corridoio e invece del cattivo vede solo una gamba che scompare dietro al muro ma trovando la porta lasciata aperta decide entrare.....ci mette un po' a realizzare di cosa si tratti, a quel punto primo piano sui suoi occhi inorriditi che finalmente capiscono.
    Ma non c'è nessuna prova....dissolvenza e titoli di coda

    Invece hanno fatto il solito finalino per pubblico bue nonostante le premesse fossero buone e lo sviluppo iniziale piacevole.

    Ho apprezzato la scelta controcorrente di non sottotitolare le parti in rumeno.

    Io potrei dare al film un 6-- giusto per non bocciare subito il regista e poterlo rimandare a settembre

    Ad ogni modo Mandi Mandi

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    1. Ciao Giovanni!

      Sì, finale indifendibile. Non avevo pensato alla cosa di "quello dell'Est e lei americana" ma sono abbastanza d'accordo ;)

      La Monroe super credibile, poi per me è bellissima ma quelli son gusti (e le bionde manco me piacciono di solito)

      Credo - non mi ricordo se l'ho scritto anche in rece, di sicuro l'ho pensato e detto agli amici - che anche un regista europeo nel finale sarebbe stato molto più coraggioso. O comunque anche se facendolo finire bene non avrebbe costruito il finale in quella maniera

      Però per il tema di cui parla il film io son "contento" che finisca bene, è un messaggio "importante". Ma lo toppano, come detto, nella costruzione

      Il non sottotitolare il rumeno è decisivo, come detto solo così potevamo personificarci con lei

      ciao!

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