8.5.18

Recensione: "Un sogno chiamato Florida" (The Florida Project)

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The Florida Project è Wes Anderson se Wes Anderson riuscisse a mettere il cuore davanti, e non dietro, alla sua ossessione formale.
The Florida Project è Re della terra selvaggia se Hushpuppy al posto di lagune ed immaginazione avesse avuti amici, asfalto e caseggiati.
The Florida Project è Bellas Mariposas senza i primi pruriti adolescenziali, sono i nostri bambini di Scampia se Le Vele al posto di quel terreo grigio fossero colorate di un magico viola, The Florida Project è quella corsa a perdifiato verso il castello magico per eccellenza, quella corsa a perdifiato, mano nella mano, per andare nel mondo delle favole, per rifugiarsi, per nascondersi da quel mondo degli adulti che prima o poi, inevitabilmente, ci inghiottirà.

presenti spoiler dopo ultima immagine

"Moooneeee!!!"
"Scooootyyyy"

urla Dicky ai suoi amichetti.
Sì, perchè è arrivato il momento di fare una marachella, di andarsene al Future a sputare, dall'alto, sulle macchine parcheggiate sotto.
I 3 bimbi hanno sui 6 anni, son sempre soli, vanno dove vogliono, fanno quel che vogliono. Si muovono in poco spazio, quello che va dal loro residence, di un viola totale e stucchevole, ad un altro paio di caseggiati.
Siamo in Florida, alle porte di Disneyland e là è tutto pacchiano e gigante.
Baker, il regista, più volte ci offre il percorso che fanno i ragazzini per andare a conquistarsi il loro gelato quotidiano.
Ed è un percorso che passa davanti a negozi giganteschi e tremendamente kitsch, roba da cartoni animati.
Disneyland, l'ho detto, è a un passo. E allora là intorno è tutto coloratissimo, che mica puoi offrire una view smorta e grigia a chi è venuto a visitare l'Eden del divertimento.
Tutto colorato, già. 
In Florida Project non trovi una mano di vernice di grigio. La cosa buffa, però, è che invece il grigio è il colore predominante, anche se non lo vedi. Perchè sotto quelle tinture pastello ci son vite appese alla disperazione, vite che flirtano con al povertà riuscendo spesso a portarsela a letto.

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Intono ci son campi da golf, ci sono elicotteri che si alzano ogni volta che alzi gli occhi al cielo, c'è Disneyland (l'ho detto?), insomma, ci son tante cose belle e ricche.
 E allora quelle povere le colorano chè almeno, ad un'occhiata superficiale, tanto povere non paiono.
In quel residence viola vive Moonee, la bambina che qualcuno, urlando, stava chiamando nella nostra prima riga.
Moonee vive con la sua giovane madre, una ragazza tutta tatuaggi e strafottenza interpretata da una nuova attrice, lituana, una tale Bria Vinaite, una ragazza dal corpo mozzafiato e da un viso che quando lo vedi ti trovi a pronunciare "cinema" senza che nemmeno le tue labbra si aprano.
Stanno lì, in affitto, un affitto settimanale da conquistarsi ogni volta. Questa settimana abbiamo i soldi, per la prossima tocca farli.
E per farli, Halley (la madre) e Moone comprano profumi posticci dai cinesi e poi provano a rivenderli come prodotti di marca ai ricchi che, pochi metri più in là, gravitano in quelle zone.
Moonee è una bambina fantastica, una che si atteggia a bossetto del quartiere, una che fa le mosse, che risponde male, una che ha sempre il sorriso sulle labbra, una delizia.
Ha due amici ma uno dei due presto andrà via.
Il rapporto con la madre è al tempo stesso completamente sbagliato e perdutamente bello come, del resto, completamente sbagliata e perdutamente innamorata della figlia è questa mamma dai capelli azzurro-verdi e dalla parlantina facile.
The Florida Project è un film magnifico, uno di quelli che, probabilmente, mi porterò dietro per sempre.
La cosa per me più incredibile è l'impressionante amore, affetto, che il regista, Sean Baker (dio t'abbia in gloria) dimostra per i suoi personaggi.
Io un tale affetto per i proprio personaggi lo ricordo, in questi anni, solo in altri due grandissimi, Dolan e il primo P.T.Anderson.

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Non c'è un solo personaggio in Florida Project che non sembra scritto con un abbraccio.
E questo lo percepisce lo stesso spettatore che, di conseguenza, si troverà anch'esso tutti personaggi da amare, tutti, indistintamente, anche quelli che commettono gli errori più grandi.
Lo stesso (presunto) pedofilo ci risulta squallido, ripugnante, viscido, ma il taglio di Baker è così umano che riesci ad avere una stilla di affetto anche per lui (mamma mia che scena bellissima la sua).
Sapete che abuso sempre di una parola in questo blog, cuore, ma qui ce n'è talmente tanto da campare di rendita.
Ma non è solo questo a rendere questo piccolo film un mezzo capolavoro.
Perchè c'è una scrittura dei personaggi sbalorditiva, dalla madre alla bimba, da Dafoe (davvero, straordinario, un uomo incredibile, buono, comprensivo, duro ma umano) ai personaggi comprimari. 
Ne viene fuori un caleidoscopio umano dai mille colori e dalle mille facce.
E allora c'è la vecchia rifatta stile Pampanini (anche quella che scena, da morir dal ridere), e allora c'è il pedofilo di cui sopra, e allora c'è l'amica di Halley o il personaggio del sempre più grande Caleb Landry Jones, probabilmente il figlio di Dafoe.
Ecco, se vogliamo fare un appunto di sono alcune storie parallele che cominciano e non finiscono oppure semplicemente un pò buttate là.
Mi riferisco all'ispanico che trasloca, allo stesso Landry Jones che sparisce da un momento all'altro e altre piccole cose. Potremmo considerarlo un difetto di sceneggiatura ma forse altro non è che quello che dicevo sopra, ovvero il racconto di un caleidoscopio umano il più sfaccettato possibile.
Poi ci sono i colori, e c'è davvero da perdere la testa. Tutto è colore, non solo le scenografie, i palazzi, i negozi, i parchi, ma anche gli stessi capelli lo diventano, vedere ad esempio quelli della madre o quelli della tenerissima e dolcissima Jancey, l'amica acquisita, forse il personaggio più emozionante di tutti.
Spuntano poi bandiere arcobaleno, magliette arcobaleno, vernici ovunque, con la chiara dimostrazione di quanto Baker abbia voluto giocare tra l'apparire e l'essere, lo sgargiante apparire e il grigio essere.
E non dimentichiamo i cieli di Baker, ce ne sono 3,4 da toglierti il fiato.
E poi la regia...
Una delle più varie che io abbia visto ultimamente.
Tantissime inquadrature statiche, specie quelle delle scenografie, dei palazzi.
Poi tanti movimenti di macchina, specie lunghe panoramiche.
E poi anche la camera a mano come quella, ad esempio, del prologo e quella dell'indimenticabile finale, forse il più bello che si potesse pensare.
Si ride con The Florida Project, si ride tanto, specie per uno come me che adora i bambini e che trova i loro piccoli vezzi divertentissimi.
La scena delle tette, quella del gelato davanti a Dafoe (che sta lì solo aspettando che sbaglino, mentre lei lo irride), quella dell'ordinazione e dei rutti al ristorante, quella del "è tornato per andare ancora a fare pipì?".
Non mancano le emozioni, come ad esempio quella dei fuochi d'artificio ("sono per te Jancey") o l'abbraccio con la donna delle pulizie.
Ma la cosa incredibile è che in questo film non c'è mai un filo di retorica, non si piange mai, non c'è mai una scena strappalacrime o troppo triste, al contrario, The Florida Project è un inno alla gioia e alla felicità sempre e nonostante tutto.
Non a caso Baker usa lo sguardo incantato dei bambini, lo sguardo che può rendere unicorno viola anche un grigio cavallo morente.
Prima del finale c'è un unico momento "difficile" ed è quello in cui il cliente di Halley entra in bagno. Una scena che potrebbe quasi essere divertente ma il regista, con una sensibilità unica, riesce a farci percepire il disagio di quella bimba, sia per la privacy violata che per la sensazione di piccolo tradimento da parte della madre.
Madre impossibile da giudicare perchè più fa errori più ci dà, però, la sensazione di essere una madre che ama sua figlia come nient'altro. E tra una madre che ama e sbaglia e una perfettina e fredda prenderò le prime, sempre.

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E arriviamo così alla fine.
Io, ve lo giuro, in quel montaggio alternato a 3 tra Halley nella sua camera, Dafoe in fondo alle scale e la bimba fuggita via ho avvertito una tensione pazzesca, da sudar freddo.
Ero sicuro si consumasse una tragedia. E non l'avrei accettato perchè un regista che ama così i suo personaggi non poteva farmi una cosa del genere.
E invece tragedia non sarà, il finale sarà semplicemente qualcosa di meraviglioso.
The Florida Project è Wes Anderson se Wes Anderson per una volta riuscisse a mettere il cuore davanti, e non dietro, la sua ossessione formale.
The Florida Project è Re della terra selvaggia se Hushpuppy al posto di lagune ed immaginazione avesse avuti amici, asfalto e caseggiati.
The Florida Project è Bellas Mariposas senza i primi pruriti adolescenziali, sono i nostri bambini di Scampia se Le Vele al posto di quel terreo grigio fossero colorate di un magico viola, The Florida Project è quella corsa a perdifiato verso il castello magico per eccellenza, quella corsa a perdifiato, mano nella mano, per andare nel mondo delle favole, per rifugiarsi, per nascondersi a quel mondo degli adulti che prima o poi, inevitabilmente, ci inghiottirà.
Ma non è ancora il momento Moonee, vieni con me, fuggiamo via

8.5



14 commenti:

  1. Visto a Torino lo scorso dicembre, dove mi aveva divertito e commosso da morire. Tragico, durissimo, eppure tutto era un incanto visto dall'ottica di quella bambina sfacciata. Peccato lo ignorino in molti, peccato pare piaccia a pochi (soprattutto in Italia, e ai nostri amici blogger). Mi ha ridato cose che non sapevo neanche di avere perso, nel mentre.

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    1. ma dove lo trovi un film che diverte, emoziona, commuove, piace esteticamente, interessa e fa riflettere?

      mi dai una brutta notizia nel dirmi che è stato poco apprezzato

      ce ne faremo una ragione ;)

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  2. Ma la parentesi ispanico la considero chiusa. Come tante altre cose serve a evidenziare lo squallore del posto e la volontà di andarsene da lì, insieme alla coppia con la prenotazione sbagliata o quella della lavanderia o il miraggio degli elicotteri che se ne vanno in continuazione a 5 metri di distanza.

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    1. No, ma infatti ho scritto "non completate o buttate là"

      con buttate là intendo quelle complete ma che apparentemente poi non modificano il film

      poi però invece ho scritto che è tutto voluto, per creare questa fauna umana e questo luogo dove accadono cose che la bimba osserva

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  3. Devo ancora vederlo, ma sono molto curioso: ho letto recensioni entusiastiche - come per te e Ink - ed altre che l'hanno massacrato.
    Chissà come se la caverà al Saloon. ;)

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    1. stavolta mi sento che sarai probabilmente del mio partito ;)

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  4. Come dice Mr Ink nel primo commento anch'io mi sono accorto di come sia passato quasi senza lasciare traccia e non me ne capacito: solo non vederlo può impedire di provare qualcosa - qualsiasi cosa - per questo film.

    Ancora oggi ogni tanto mi vengono in mente flash, scene, immagini e urla di alcuni personaggi iconici, nonché il senso di "disturbo" nel sentire profondamente quella storia. Ma l'ho amato, me lo porto dentro, probabilmente sarà uno dei miei film dell'anno e non credo di essermi mai ripreso da quella fine maestosa. Se posso fargli un complimento è che nonostante tutto ciò mi lascia smarrito, quasi incapace di commentarlo.

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    1. Io non sono ancora andato a legger nulla in giro.
      E sarei curioso di sapere da Ink i nomi di chi l'ha massacrato, almeno evito di cercare

      sì, non me ne capacito nemmeno io, lo trovo un film straordinario, in ogni suo singolo aspetto

      e una rapsodia di emozioni

      continuo a pensare che per certi versi il film che più lo ricorda sia Re della terra selvaggia

      sulla fine...

      io avevo i brividi. Anche solo come l'ha girata (forse con una Go-Pro), per la presenza la prima volta della colonna sonora, per come arriva, così immediata

      e per il suo significato metaforico

      pensa che al cinema avevo 4 persone vicino a me che si son lamentate per 5 minuti della fine

      le avrei uccise ;)

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  5. Sono proprio contento che tu lo abbia apprezzato! Anch'io visto a Torino al TFF, te lo avevo consigliato subito.
    Bellissimo secondo me, dall'inizio alla fine. Dà davvero l'idea di essere "vero", alchimia tra le attrici incredibile.

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    1. Ah, ecco, anche te me l'avevi consigliato, vero ;)

      sì, il materiale umano de sto film è pazzesco, e i loro rapporti perfetti ;)

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  6. Aprire il tuo blog dopo un po' di tempo, trovare il film che qualche mese fa mi aveva colpito al cuore, leggere troppo velocemente alla ricerca di sensazioni reciproche e trovare " The Florida Project è un film magnifico, uno di quelli che, probabilmente, mi porterò dietro per sempre.....Io un tale affetto per i proprio personaggi lo ricordo, in questi anni, solo in altri due grandissimi, Dolan e il primo P.T.Anderson" ...beh, mah..che dire...tutto ciò mi ha esaltato.
    Subito dopo The Florida Projet ho voluto approfondire Baker e mi sono vista Tangerine, altro bel film.
    Moonee una piccola grande attrice; sua madre dice tutto con corpo e faccia.
    Grazie come sempre.

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    1. non posso far altro se non ringraziare di cuore...

      anche io mi sono appuntato Tangerine, spero di non arrivarci troppo tardi ;)

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  7. Meraviglioso! Chissà cosa ne penserebbe Zavattini di un film così. Io un Oscar lo avrei dato alla bambina.

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    1. Non sei la prima che mi cita certo cinema italiano...

      E avete ragione

      impressionante lei, attrice e personaggio, m'è rimasta addosso ;)

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due cose

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3 ciao