16.8.19

Recensione: "Holiday"


Un gruppo di danesi in vacanza in Turchia.
Ville, lusso, gioielli.
Sono trafficanti di droga.
Sascha è l'ultima ragazza del boss Michael. E' svampita, "bambina", vive quel rapporto dominante e violento e forse vorrebbe uscirne, magari grazie all'aiuto del tenero Thomas.
Ne nasce un film molto lento, pieno di nulla ma dalla grandissima potenza psicologica, specialmente grazie a 3 personaggi principali scritti da Dio e a dei dialoghi perfetti.
Un film sulla dipendenza emotiva e psicologica, con un finale sorprendente e difficile da dimenticare

SPOILER DOPO ULTIMA IMMAGINE


Spesso ci sono film molto interessanti che non hanno una minima metafora, che non hanno significati nascosti, che sono "semplici" ma che diventano molto interessanti perchè ci danno l'opportunità di analizzare nostri comportamenti o i nostri rapporti.
In questo senso potremmo dire che questi film di fiction fanno le veci dei documentari anche se nascondono tutto in una trama di finzione.
Per fare un esempio io citerei il bellissimo Forza Maggiore di Ostlund, film nel quale accade solo una piccola cosa (una innocua valanga) che però innescherà delle dinamiche psicologiche devastanti nei protagonisti e porterà i loro rapporti a modificarsi per sempre.
Se non "usiamo" questi film per analizzare(ci) alla fine poco resta, sono opere in cui accade poco e quello che accade non è poi manco così significativo o originale.
Holiday, in questo senso, è ancora più scarno di Forza Maggiore, ancora meno complesso tanto che uno spettatore a cui non interessano le dinamiche psicologiche umane lo potrebbe trovare di una noia mortale.

Siamo in Turchia, in un bellissimo posto di villeggiatura frequentato da molti stranieri.
Tra questi c'è un gruppo di danesi, una specie di "banda", che smercia droga in traffici internazionali.
Nel prologo del film vediamo che arriva all'aeroporto turco una bella e giovane ragazza bionda. Scopriremo poi che è l'ultima ragazza di Michael, il boss danese delle banda di cui sopra.
La ragazza raggiunge il gruppo e si prepara a vivere delle magnifiche vacanze (il titolo) tra ville e lusso.


Pur odiando con tutto me stesso il lusso nella vita reale (io sono uno che per alcuni motivi avrebbe potuto girare il mondo in hotel a 5 stelle ed ha sempre rifiutato) devo dire che, invece, nel cinema questi ambienti mi affascinano molto, specie quando in queste cornici dorate vengono raccontate storie torbide.

I Neon Demon, i The Loft ma anche film che raccontano altre cose lontanissime da me, come Springbreakers, mi hanno sempre affascinato (anche perchè quei mondi, alla fine, non ne vengono mai fuori troppo bene (eheh, come a dire "ho ragione io") ).
Holiday per una buona oretta è "solo" questo, ovvero il racconto di un gruppo di persone piene di soldi e che si può permettere di tutto.
Posti bellissimi, abiti bellissimi, gioielli bellissimi, l'arroganza del denaro e del potere.
Non succede quasi nulla, cosa che potrebbe portare tanti spettatori a faticare molto. Intendiamoci, non è che io invece adori certe cose eh, ma quando i film hanno fotografia così bella, inquadrature così affascinanti e mi fanno "sentire" che qualcosa sta per esplodere allora anche un'ora di nulla me la godo senza problemi.
Quello che è importante però, è iniziare a "studiare" i personaggi, se non si fa quello Holiday è inutile.
E proprio in questo, ossia nella costruzione dei 3 personaggi principali, il film eccelle, grandissima scrittura.
Abbiamo Michael, il boss, uomo molto piacente sulla 50ina di grandissimo carisma ed autorevolezza. Grazie anche alla bravura dell'attore che lo interpreta abbiamo un personaggio che mette letteralmente paura, ogni frase e gesto che compie fa tremare i polsi a noi e a chi ha davanti. Sembra uno di quelli capaci di decidere la vita e la morte di ogni persona che incontra.


Abbiamo poi lei, la bella Sascha (secondo me non poi così bella ma sicuramente il regista l'ha scelta come bellissima, son gusti), la giovanissima ragazza di Michael.
Svampita, molto semplice, dolce, bambina, capace al tempo stesso di fare la sciantosa col nuovo gioiello milionario comprato da Michael come di godere o addirittura desiderare cose più semplici, vedi il rapporto con Thomas. E' una ragazza abbastanza frivola ma apparentemente "pura", immatura ma non cattiva. Si è ritrovata in questo "ruolo" e - giustamente o no- se lo gode tutto (insomma, vedremo non del tutto).

Poi c'è Thomas, il ragazzone biondo olandese che il gruppo incontra in Turchia. Lui è l'opposto di Michael, è dolcissimo, buono, idealista. Ha mollato tutto per un viaggio in barca a vela che lo aiuti a "ritrovare sè stesso". Forse si innamora di Sascha e forse Sascha si innamora di lui ma il ragazzo è un pezzo di pane, non approfitta mai di lei e non prova a fare nulla di sbagliato. Anzi, quando scopre che sta con Michael si tira indietro con molta umiltà.

Abbiamo così questo triangolo molto pericoloso.
La cosa bella di Holiday è che questi personaggi ci vengono mostrati in un certo modo ma forse non sono proprio quello che sembrano.
Paradossalmente è proprio Michael, l'orco della situazione, ad essere l'unico realmente coerente, un monolite di arroganza, violenza e superbia che non ha nessuna incrinatura.
Thomas invece - e qui la sceneggiatura è GENIALE - è sì un buono idealista ma forse anche un sempliciotto nemmeno troppo profondo che si vende invece come ragazzo dai grandi ideali. Ed è proprio grazie ai magnifici dialoghi del film, paradossalmente proprio grazie a Michael, che riusciamo a scorgere il vero Thomas, uno che ha intrapreso questo viaggio che non gli è servito a nulla e uno che alla frase "la vita deve passare anche attraverso le sofferenze" si mette a ridere fragorosamente. 

Perchè ho detto geniale?
Perchè se Thomas fosse stato veramente un ragazzo di valori e profondo Holiday non sarebbe stato lo stesso, non avrebbe avuto le stesse perverse relazioni e sarebbe stato troppo didascalico e manicheo nel descrivere buoni e cattivi.
Ma questo aspetto di Thomas, questa sua immaturità, questa sua assoluta mancanza di carisma (letteralmente opposto a Michael)  mi porterà alla riflessione più interessante che Holiday mi ha regalato, vedremo dopo.
Poi c'è Sascha, il personaggio più particolare e complesso, quello che "deve" portare lo spettatore a riflettere per non fare in modo che questo film sia "lento e inutile" (uso le parole di un ipotetico spettatore tipo).
Ci torneremo appena dopo aver detto due cose su aspetti meno importanti.
Come detto Holiday è film molto bello da vedere, con una fotografia luminosa (del resto con quei luoghi non poteva essere diversamente) e una regia precisa, geometrica, quasi priva di movimenti di macchina tanto che, per l'ennesima volta, visto questo tipo di regia, vista la violenza latente e poi manifesta del film e vista l'assoluta assenza di positività in personaggi e dinamiche potremmo parlare di ennesimo figlio di Haneke (anzi, figlia, la regista è donna, sceneggiatrice anche di Border).
Ci sono tante scene che raccontano il "nulla" ma in questi film il nulla è materia del film, trovatemi un'opera sul lusso che non abbia dentro almeno un pochino di nulla.
Ci sono scene forse inutili (la cena, il karaoke) e altre che inutili lo sembrano e basta (l'incidente in motorino ad esempio servirà come scusa per giustificare i lividi causati da Michael).


Tra l'altro, ma questa è sensazione forse solo mia, la scena del motorino con quei ragazzoni nudi in quella specie di cava lasciava presagire una violenza sessuale che, poi, non accadrà. Cito questo perchè spesso in Holiday c'è questa sensazione che poi rimane solo tale.
Poi, però, la scena violentissima arriverà e se penso che ci sono versioni tagliate del film in cui non è presente  divento matto, quella è la scena madre.
Uno stupro molto violento e "anomalo" (per bocca), scena che è decisiva sia nel manifestare che senso di dominazione aveva Michael con Sascha sia "giustificatrice" del sorprendente finale.
Sequenza davvero tosta per una donna, credo.
Del resto il personaggio dominante del film, anche in senso cinematografico, è Michael.
Tutte le più grandi scene sono con lui, tutti i più grandi dialoghi dipendono da lui.
Penso a quello nella barca di Thomas (finito con: "per l'appunto dicevo che sei circondato dalla figa" alludendo all'amico di Thomas, da brividi), quello a casa sua sempre col ragazzo olandese (a me la barzelletta è piaciuta comunque...) o quelli con i suoi subalterni.
Ma arriviamo al finale.
La copertina è uno spoiler, sappiamo che ci sarà sangue. Ma anche senza quella locandina questa sensazione era molto forte lo stesso.
C'erano tre strade possibili.
Michael che uccideva Sascha.
Michael che uccideva Thomas.
Sascha che uccideva Michael (ah, non l'ho detto, ma Holiday per larghi tratti mi ha ricordato il bellissimo Revenge).
E invece accade l'incredibile.
Ed è qui che la sceneggiatura, già buona, diventa notevolissima, proprio in questa scelta.
Perchè, tra tutte, è la più interessante, anche se apparentemente la più assurda.
Eppure no.
E ci sono due motivazioni.
La prima è che Holiday racconta di dominazioni, di un rapporto in cui uno "ha" il secondo, proprio come inteso come possesso.
Non a caso Michael nemmeno si dichiara fidanzato di Sascha ma suo "capo".
In quel "capo" più che il discorso lavorativo c'è proprio quello di dominazione.
Lei di sicuro, essendo bambina, è ammaliata da quel rapporto dominante e adulto (lui ha circa 25 anni più di lei) ma al tempo stesso si ricorda del "mondo di prima", quello semplice, quello meno perverso e violento.
Per questo una grande parte di lei andrebbe verso Thomas, al tempo stesso una fuga dall'inferno (voluto) in cui si è ficcata e un ritorno alla vita di prima.
Ma il finale dimostra come in alcuni casi il processo di dominazione e dipendenza dal "capo" è così forte che lo si preferisce a tutto il resto. In molte relazioni farsi male, sapere di fare la cosa sbagliata (ma magari quella che ti regala più "vita", eccessi ed agi), è più forte della ricerca di star bene, del riuscire a fuggire.
Dipendenza emotiva sì, ma anche psicologica.
Ed è qui il secondo aspetto che volevo affrontare, ovvero la grandezza di aver costruito un personaggio come Thomas, al tempo stesso virtuoso ma sempliciotto, tenero ma senza carisma.
Perchè quando una donna vive un rapporto con un uomo violento e carismatico acquisisce anche una specie di "status" (tipo orgoglio che il suo ragazzo sia così alpha) e, se poi è offesa (come accade nel film) da uno invece semplice e senza spina dorsale, avviene una cosa strana, un dirsi "ma tu chi cazzo sei per dirmi cose del genere, tu che non vali un cazzo (a differenza del mio uomo)".
Ed è qui che nasce la reazione di Sascha.
Lei davvero voleva Thomas ma quando questo si rifiuta e, anzi, la offende ecco che la parte di lei innamorata di Michael viene fuori, uccide la parte sognante e innocente e uccide anche Thomas.
Secondo me scrittura perfetta.
E, a quel punto, dopo l'omicidio Sascha uccide anche tutto quello che era e che voleva tornare ad essere, ha quasi involontariamente affrontato una specie di iniziazione.
Non a caso solo nel finale la vediamo veramente felice con la banda di danesi, parte di loro, una dark lady che ha perso ogni sua innocenza.
Questi rapporti, il racconto di essi, rende questo film davvero bello

7.5



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