21.8.19

Recensione: "The Nest - Il Nido"



De Feo, il pugliese De Feo, tira fuori un horror italiano alla internazionale migliore di quasi tutti quelli che internazionali lo sono del tutto.
Una favola gotica che gioca sempre sul genere e sul poter diventare più cose.
Benissimo girato, ancora meglio interpretato, The Nest è la prova di come si possano copiare i maestri creando però opere personali e molto intime.
Film dalla grande delicatezza, con un finale sorprendente.
Non un capolavoro ma forse la meglio cosa che vediamo nel genere in Italia da anni, almeno in sala.

presenti piccoli spoiler


Samuel suona il pianoforte davanti a tutti.
Ad un certo punto la macchina da presa finisce sul volto della madre.
Gli occhi sono lucidi.
Eppure quella madre l'avevamo già vista come una specie di orco, e un orco si confermerà anche per gran parte del film.
Uno spettatore attento poteva capire sin dall'inizio che dietro tutto quello che vedevamo in The Nest poteva, anzi, doveva (per dare un senso a tutto) esserci qualcos'altro.
Io di ipotesi ne ho fatte tante, alcune anche simili a quello che poi sarà il colpo di scena finale.
Ma c'è poco da fare, The Nest molto probabilmente vi stupirà.


Ora, dovrei cominciare con il solito discorso de "speriamo che il cinema di genere italiano riparta da qua" ma no, non lo faccio, troppe volte ormai c'ho sperato in passato.
Mi limito a dire che questo è forse il più bel horror italiano visto in sala da anni.
E, a differenza di altri nostri bei horror più pane e salame (specialmente per mancanza di fondi) qui De Feo è riuscito a fare un horror internazionale "à la americana" facendolo meglio del 90% degli americani. Un pò quello che successe con lo spagnolo The Orphanage (che in molti aspetti ricorda The Nest, e non solo nell'ambientazione e nelle suggestioni ma specialmente in quel rapporto madre-figlio tragico e intenso).
Dirò di più, De Feo è riuscito nel miracolo di fare un film horror "moderno" ma evitando non so come il giochino dei jumpscares, incredibile (io visto il trailer - comunque molto buono - ero convinto ne avesse a decine).

A tal proposito forse ne ricordo solo uno, tra l'altro eccezionale, ovvero quello della vecchia invasata che corre nel corridoio e poi a 4 mani. Scena praticamente identica a quella di The Visit ma del resto Shyamalan è sicuramente uno dei maestri da cui ha attinto più De Feo.
Non è un caso che per quasi tutto il film c'è la sensazione di un possibile The Village italiano.
Ma del regista indiano riprende anche una grandissima delicatezza, umanità, amore per le storie e per i propri personaggi. E anche la stessa ambizione, quella di raccontare massimi sistemi attraverso significanti "fantastici" e inquietanti.
Ma De Feo è uno che sicuramente ha studiato cinema e visto film, la lezione dei grandi maestri c'è tutta (Polanski, Lanthimos - non vi sembrava un Dogtooth? - e i più grandi del cinema gotico).
Questo è un film bellissimo perchè osa, perchè è ambizioso senza essere arrogante, perchè è scenografico e maestoso senza perdere intimità.
Non è un capolavoro, perchè momenti in cui si ferma e non spicca il volo ci sono, perchè pur avendo una sceneggiatura notevole è molto furbetto ( abbastanza improbabile che non venga mai detto niente "di fuori", specie nei dialoghi senza Samuel, vedi quelli tra la madre e la ragazzina), perchè pur avendo un'anima propria - e bellissima - è evidente che non ha niente di nuovo.
Però son tante, direi persino troppe, le cose eccellenti.


Innanzitutto una regia splendida, molto elegante, dinamica ma misurata, con tante bellissime inquadrature e un uso degli spazi splendido.
Riguardo le location che dire, De Feo ha trovato questo castello-villa vicino Venaria e l'ha aggiustato per il film. Posto magnifico, isolato dal mondo anche nella realtà, lugubre ma anche pieno di vita con quei prati e i suoi laghi. Ma quello che forse mi resterà più addosso della location sono quelle stanze bellissime, specialmente quel paio con carta da parati particolarissime. C'ho visto qualcosa di Shining, del resto anche quello è un film omaggiato più volte da The Nest (pensate a lui che corre con la sedia a rotelle dietro al cane, tecnica e taglio identici a quelli di Danny col triciclo).
E poi le facce. Cristo, finalmente uno che capisce come nel cinema, e specialmente nell'horror, le facce contino tanto visto che sempre più spesso il materiale umano nel cinema moderno va a perdere d'importanza.
Qui no, qui ci sono almeno 6 volti che ti restano addosso, casting straordinario.
E quei volti, quegli attori, sanno anche recitare da Dio (o forse è proprio merito di De Feo o qualche suo collaboratore ad averli fatti rendere così).
Lei, Francesca Cavallini (mi dicono ex attrice di Vivere) è notevolissima in un ruolo molto difficile, fatto di piccoli gesti, autorità ma anche di emozioni trattenute e di umanità forzatamente camuffata.
Suo marito bravissimo, davvero dolce.
I due "redneck all'italiana" sono fantastici, specialmente quello con accento siciliano (se non sbaglio). Quella scena della barzelletta con inquadratura alla Dogville con loro sul rimorchio è meravigliosa, una delle più belle per me. E in quella barzelletta ci sono anche molti temi presenti in The Nest, come la malattia, la voglia di fuggir via, la morte.

Ma il top player è per me Maurizio Lombardi, il medico pazzo. Impressionante il suo volto, la sua voce, tutto. La scena dove sembra godere dello strangolamento e quella dell'operazione a Denise sono roba da fuoriclasse dell'horror, di una potenza rara.

E poi il bimbo protagonista, una faccia da schiaffi come poche che invece dopo soli 5 minuti mi era entrato nel cuore, sia per quella voce particolare (si sente che ha origini non del tutto italiane) sia per quella sua condizione davvero commovente, e in questo senso più che riferirmi alla sedia a rotelle intendo quella psicologica e di privazione di infanzia ed adolescenza.
Ed è proprio questo l'aspetto che porterà The Nest a momenti di grandissima delicatezza, quasi lirici. Le sequenze in cui Samuel "scopre" sempre di più Denise (bravissima anche Ginevra Francesconi in questo ruolo) sono di una tenerezza disarmante che non arriva mai alla retorica. Il bagno al lago, quel fingere di non piacersi e poi darsi il bacio, quel suo guardarsi nelle mutande (attenzione, sembra una scena quasi comica ma non lo è per niente) sono un racconto dello scoprire finalmente sè stessi di profonda raffinatezza.
Del resto Denise rappresenta anche "il mondo esterno", la prova che c'è qualcosa là fuori. In questo senso sembra quasi la ragazza di Carrey in Truman Show, altro film grandemente omaggiato da De Feo, anzi, forse il più sovrapponibile per certi versi.
E quella specie di MP3 che Denise dona a Samuel sembra quasi avere la funzione del film in vhs che videro i ragazzi di Dogtooth.


Tra l'altro questo era uno dei tanti altri indizi che potevano farci arrivare al finale, ovvero quando Denise afferma che quell'MP3 non è suo ma del suo protettore, di 10 anni prima, come se poi il mondo non fosse più esistito. Ma metteteci anche il fatto che sta ragazza dice di aver vissuto per anni nelle montagne, il morso con cui arriva morente il nonno, il suicidio di Greta, l'uccidere in sacrificio i "malati", i tagli che si faceva la madre di Samuel, quel suo insegnargli a sparare in testa al cinghiale - e qui De Feo richiama un altro grande post-apocalittico, The Road, dove un padre insegnava al figlio ad uccidere - e davvero tantissimi altri indizi.
 E poi, visto che l'ho menzionata, impossibile non citare la colonna sonora, quasi tutta al pianoforte. All'inizio c'è una scena di magistrale montaggio sonoro in cui Samuel inizia a suonare il piano e poi, senza soluzione di continuità, la stessa melodia diventa extradiegetica per poi ripiombare di nuovo "dentro" al film suonata da Samuel ma in un'altra occasione (il saggio mi pare). Una cosa che vidi fare simile in Alabama Monroe.
Ho adorato la versione al pianoforte di Where is my mind dei Pixies.
Tra l'altro questa scelta della cover che pare solo strumentale (ahah, involontaria battuta) invece è carica si significato, è come far entrare il mondo di fuori, quello che è andato avanti, in quello di Samuel o come, al contrario, far adattare quel mondo a quello del bimbo.
Quel brano al pianoforte è come una crasi, un'unione di due elementi, di due mondi, di due epoche, di un ricordo e di una speranza.
Magistrale.
Tra l'altro notevoli anche le due scene di ballo della Francesconi con la seconda che, ancora una volta (e siamo già a 3) ricorda tantissimo quella di Dogtooth.
Se avete letto fin qua starete pensando che io abbia visto un capolavoro.
No, assolutamente, anche perchè di capolavori nell'horror recente non ne ricordo più di 3,4.
Ma è troppa la gioia, troppo l'entusiasmo, magari anche campanilistico, per essermi ritrovato davanti un "nostro" film così bello, così anche più bello di tutti quelli che il pubblico delle sale adora.
E questo è un film importante anche perchè dimostra come si può "copiare" dai maestri nel modo migliore, perchè ha dentro umanità, perchè non è solo tecnica ma anche scrittura e amore per i personaggi.
Un film che racconta apparentemente di una iperprotettività, di un rapporto malato madre-figlio che priva quest'ultimo della libertà sia spaziale che emotiva, che sembra raccontare perversioni e orchi.
Non che questo aspetto manchi (il personaggio di Lombardi non ha alcuna accezione positiva, il suo processo di mostrizzazione è completo) ma il bellissimo finale - finale che rende tragica la figura apparentemente più odiosa, quella della madre, e che fa passare in un amen The Nest dall'essere un film gotico con possibili derive da ghost story o demoniache al virus movie post-apocalittico - ci racconta altro, ci racconta di come alcune volte per proteggere chi ami si è costretti a fingere di essere quelli che non si è, ad esser forti, autoritari, anche cattivi perchè in questo assassinio della nostra natura è nascosta la salvezza dell'altro.
E questo non riguarda solo padri e figli.
E allora viva The Nest, viva De Feo, viva chi ancora nell'horror non cerca per prima cosa la paura facile ma il racconto, anche delle emozioni.

Denise guarda nel buco della serratura.
La sua iride, l'iride di lui.
Una scena che significa solo una cosa.
Riconoscersi

16 commenti:

  1. Marco Macchini21 agosto 2019 16:10

    Visto lunedì e mi è piaciuto molto. Anch'io me lo aspettavo più "classicamente horror", e ammetto che questa mia impostazione inizialmente mi ha lasciato un po' spiazzato. Però poco male, anche perché tra location, fotografia, sensazioni e pasta generale di horror ce n'era comunque a sufficienza. L'ho visto con due amici che non hanno apprezzato per niente il finale. Non ho capito bene se per gli zombie in sé o se avrebbero preferito un finale completamente diverso, magari con una soluzione più velata riguardo al male che distruggeva il mondo esterno. Di mio posso dire che con un finale anche solo leggermente meno esplicito avrei apprezzato molto meno la caratterizzazione dei personaggi, aspetto che alla fine è quello che ho apprezzato di più. D'accordissimo sul dottore. Personaggio e attore spaventosi (aggettivo da intendersi nella migliore accezione possibile).

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    1. il trailer ti portava su tutta altra strada ad esempio, molti sono rimasti fregati ;)

      anche io, ma in bene, sempre dal trailer mi aspettavo un horror di spaventi e invece...

      hai ragione sia te che i tuoi amici, dipende dalla prospettiva

      secondo me il finale è bellisismo ma se fosse finito prima (agli zombie visti da lontano nel grano) sarebbe stato meglio, gli ultimi due minuti non avevano senso

      anche perchè non è un film di zombie, non dobbiamo vederli e apprezzarli, dobbiamo solo sapere che era quello il motivo

      però la motivazione che dai te è comunque molto giusta

      per il resto penso le stesse cose ;)

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  2. per quanto mi riguarda è un buon film, parte con belle premesse (location, personaggi) ma il twist finale non mi è arrivato, già da metà film avevo intuito dove si voleva andare a parare (troppi, troppi indizi per i miei gusti) che poi con tutto il retaggio horror nostrano che abbiamo avuto, proprio quella oltre oceano mi vai a prendere e/o scimmiottare quasi al limite del plagio... (shyamalan...)

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    1. il rischio di twist così radicali è che o ti colpiscono o ti fanno cadere le braccia ;)

      sì, troppi indizi che c'era qualcosa che non andava, però esattamente cosa non era facile

      eh, io ho visto raffinati omaggi e non plagi ;)

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  3. Che bella recensione! Finalmente qualcuno che lo dice! Film con degli intenti altissimi, di fattura esemplare. Si capisce benissimo lo studio duro, l'amore e la passione del regista. Di quanti altri film recenti, italiani e non, si può dire lo stesso? Che la trama abbia qualche pecca è innegabile, il finale può dividere, ma io credo che sia un film brutale e delicato insieme. Mi è capitato di commuovermi nella scena in cui Denise ballava-la prima volta- e ho pensato subito a quando, ne la Forma dell'acqua di Del Toro, c'è la scena a tavola dove i due prendono a cantare e li si vede ballare vestiti da sera. Scene così delicate, fiabesche, semplici... In uanti altri film ti può capitare di emozionarti per "così poco"? Da rivedere e da sperare che De Feo prosegua nel sogno che ha dimostrato di avere: fare cinema con intenti alti. Bellissimo

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    1. ma che bel commento ;)

      bravissimo, hai detto tutto, e sono contento che anche te sopra tutto hai amato la delicatezza, l'umanità e l'intimità del film

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  4. Lo vedrò appena possibile, in home video presumo, perché ne sento parlare molto bene. Temevo che fosse solo strategia di marketing, ma ho letto anche qui commenti positivi, per cui me lo segno.

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    1. ma ha 200 sale ancora in italia, nessuna vicina a te?

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    2. Finché è estate preferisco stare all'aria aperta. Abbiamo tutto l'inverno per frequentare i cinema chiusi. Si, a volte ci sono rassegne di film all'aperto, ma sono tutti film della stagione passata. Mai prime visioni.

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  5. film buonissimo, pieno di citazioni, non di copiaincolla, e di mille cose, dà da pensare.
    e la musica di Theo Teardo è perfetta.

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  6. Visto ieri sera. Mi sveglio con il film in testa e l'intenzione di esplorare, approfondire, cercare spunti di riflessione. Ne ho trovati tantissimi nella tua recensione competente e appassionata. Condivido lo stupore perchè neanche io mi aspettavo tanto da un film italiano, ero un po' prevenuta lo ammetto. Ho adorato la cover suonata al piano e quello sguardo che va avanti e indietro perchè vorrebbe guardare lei ma non può distogliersi dai tasti dello strumento. Non ho grandissima cultura cinematografica ma spero di imbattermi ancora in opere complete e ben confezionate come questa. Aggiungo che secondo me la tanto dibattuta scena finale alla the walking dead ci stava eccome, ha dato un senso al tutto e non ha tolto nulla, anzi. Accetto suggerimenti per altri titoli interessanti:)
    grazie ciao

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    1. grazie Lele!

      no, ma forse mi sono spiegato male sul finale

      per me l'idea degli zombie è grandiosa, anzi, è quella che rende sto film unico

      solo che io mi sarei fermato due minuti prima, all'inquadratura di loro controsole sul grano

      e il senso c'era già tutto e il colpo di scena lo stesso

      quell'appendice è servita "solo" per ricollegarsi all'incubo della governante

      ma ci sta eh


      se hai voglia di esplorare le mie liste (sono sotto al titolo del blog) ne troverai centinaia di consigli!

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  7. Esatto! Infatti mi riferivo ai commenti successivi di chi non aveva tanto gradito quel finale.
    Darò uno sguardo alla sezione "le mie liste e classifiche" e sceglierò qualche titolo da vedere e magari commentare.
    Mi piace questo blog, se è possibile vorrei iscrivermi, è una fonte di ispirazione perchè il cinema è un'arte da gustare e condividere.

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    1. ma alla fine iscriversi non conta niente, basta che te lo esplori da solo e semmai lo salvi da qualche parte :)

      grazie!

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