16.1.24

Recensione: "Foglie al vento" - Passeggiate, il cinema della poesia - 24 - di Roberto Flauto

 

Credo che Fallen Leaves (Foglie al vento) sia un film molto nelle mie corde.
Il fatto è che mi sono ritrovato in mail (mandata 13 giorni fa, vista solo adesso!!) la recensione del mio amico Roberto, di cui, tra l'altro, sono secoli non metto nulla (per la sua bellissima rubrica "Passeggiate", trovate tutte le altre recensioni nell'etichetta omonima).
E allora mi son detto che un film così dolce e poetico (presumo, si nota facilmente) nessuno l'avrebbe potuto raccontare meglio di lui.
Quindi sticazzi se lo vedrò e non "potrò" scriverne (che poi, alla fine, posso uguale), per adesso beccatevi la recensione del grande Roberto
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L'incontro di due solitudini, la ricerca continua di un riflesso in cui finalmente riconoscersi, un film delizioso, delicato, col cuore di tenebra, che ci ricorda che la vita a volte è sopportabile.




Il mio arrivo nella città di N.
È avvenuto puntualmente.
 
Il riverbero tipico da castello abbandonato ha preso il controllo dei nostri cuori, affetti da desideri, malinconia e blu. Ogni stagione è una sfumatura diversa dell’autunno. La speranza è stanca, la ripetizione è cornice temporale e io non sono qui. C’è l’efferata dolcezza del sogno – che ancora culla. E c’è la dolce efferatezza del mondo – che àncora tutto. Tra questi due terminali, si tessono le trame di esistenze come le nostre (così uniche, così anonime, così ultime, così cosmiche). Mentre il castello si riempie di fantasmi, non facciamo che corteggiare l’istante, nel perpetuo tentativo di tenere a bada l’abisso, di accarezzare il mostro, di respirare gli amori esplosivi che abbiamo racchiuso in lettere mai scritte per destinatari anonimi. 
 
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
 
Ho niente di niente e me lo tengo largo, perché mi va stretto e forse me lo merito. Il fantasma del castello sono io (siamo noi, ma ancora non lo so). E sono il castello, e sono in rovina. Intorno mi cade la neve (e io sono la neve). La ripetizione, l’ho già detto, la ripetizione. E tanta delicatezza, la stessa discrezione di un sogno che muore senza disturbare. Le deliziose trame mortali di cuori bambini affamati di storie – sempre sull’orlo dell’avventura, sempre impauriti, sempre impavidi (e allora aspetto giorni interi all’uscita di un cinema). Perché anche io ho niente di niente e ve lo tengo lontano, perché amo il mondo e tutto ciò che contiene, malgrado i graffi che mi ha lasciato sul cuore (sepolto nella neve che sono, che sei, che sì amo ancora noi ma non lo so).
 
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
 
Accade che una musica. (È sempre colpa della musica). Accade che il mio amico, accade che la tua amica. Insomma, non accade niente che non sia veramente tutto. E non si può più tornare indietro: è già tardi (?), è troppo presto per sposarci al chiaro di quell'altrove che è vita (?), quanti giorni: quanto niente: quanti sbagli. E tutto quello che vorrei è. Tutto quello che vorresti è. Ancora musica – inaspettata, desiderata, complice di tutti assassinii di cuori come i nostri (come i mostri).
 
Il treno è arrivato sul terzo binario.
È scesa molta gente.
 
Tenera è la notte di chi ha incrociato gli occhi dell’amore – e allora tenebra è la notte, perché l’amore ha i tuoi occhi di cervo, di bambina, di candela flebile immersa nel vento (come le foglie che siamo) che resiste a tutto (temporali, guerre, anni, mesi, giorni, ore, minuti, istanti). Perché poi in quegli occhi io ci sono morto, il mio cadavere galleggia in oceani sconfinati, così come il tuo, che nella tempesta dei miei occhi ha trovato quella morte che solo la tenerezza della notte è capace di sbocciare (dolce efferatezza, efferata dolcezza: I said before, don't be distracted). È accaduto in quella notte, in quella musica, in quella disperazione così soffice da essere al tempo stesso il tempo stesso, eppure qualcosa: il silenzio della tua voce che canta la tua voglia, la mia stessa voglia, di essere riconosciuto. Nel traffico della vita, qualcuno mi ha preso per mano.
 
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
 
Intrusioni di mondo (la realtà che infuria, si infiltra dalle onde radio, frequenze di brutale realtà). Ma la guerra noi l’abbiamo già vinta – allora perché mi sento prigioniero? Erigo muri di alcol, fiumi di insistente difesa, tuttavia incapaci di resistere alla straripante, indomita, irrefrenabile tenerezza della notte dei tuoi occhi (di tenebra, di neve, di cane che sta per essere ucciso ma viene salvato da una carezza che fa fiorire i giorni). E quindi siamo io e te, il mondo non ci appartiene, eppure lo conteniamo, siamo il cosmo, siamo lo spaziotempo, siamo musica, passeggiate, cinema, cena a lume di candela. E ancora non ci siamo presentati, non conosco il tuo nome, tu non conosci il mio. Ci rivedremo ancora? Davvero vuoi conoscermi, sapere chi sono? Su questo foglio di carta ho scritto il mio numero. Chiamami, scrivimi, cercami, salvami. Lo farò, amore mio. Ma è un attimo. Prima che possa leggerlo, quel foglio di carta se lo porta via il vento.
 
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
 
La vita, come possibile. Il lavoro precario, gli alimenti scaduti, il reparto dei surgelati, il cantiere, una stanza che casa intera, l’alcolismo, la depressione, un libro di storie per bambini, un film sugli zombi che è una metafora sbagliata ma a noi non importa, il karaoke, la musica, l’ironia, il tempo sospeso, ritrovarti svenuto di notte su una panchina, assicurarmi che il gelo non ti graffi il cuore, il mio amico cantante, la tua amica che parla sempre mentre tu non parli mai, ma quante cose dicono i tuoi silenzi carichi di galassie, perdere il lavoro, l’instabilità di foglie al vento, lavare bicchieri vecchi di giorni, perdere il lavoro ancora una volta, innalzare muri di protezione contro di te che mi chiedi di essere vero, e io non ti perdono di amarmi così immensamente, perché ho paura, perché hai paura, perché malgrado la povertà, l’incertezza, la precarietà assoluta, nonostante tutto posso ingiallire di colpo, benché non ci siano che neve e vento e musica e fantasmi: lui e lei credono di non meritare la felicità, eppure si guardano negli occhi. Soli, come solo certe stelle.
 
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
 
No, non mi ha detto come si chiama. E ho perso il foglio di carta su cui aveva scritto il suo numero. È la donna della mia vita. Lo so, lo so, lo so. No, non mi ha più richiamato. E non so neanche il suo nome. È l’uomo della mia vita. Ma io non gli piaccio, altrimenti mi avrebbe chiamato. Che cosa mi ero messa in testa? Lo so, lo so, lo so. Il tempo passa – nevoso e beffardo, come sempre – e pesa di ogni singolo istante (efferata dolcezza) poiché la cosa peggiore che possa capitare a un condannato a morte è la speranza di farcela (dolce efferatezza).
 
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
 
Aspettare, aspettarti, senza aspettarsi niente. Perché, sai, quel giorno, o meglio, quella sera, era notte, quel vento, il biglietto, il numero, scusami, non so parlare, vuoi sposarmi? (delicatezza, ironia, pensosa leggerezza, l’abisso a portata di mano, quotidianità stordente, l’irriverenza dell’amore che se ne fotte di vestirsi di ridicolo, lo straripare della vita che – chissà dopo quanto, forse per la prima vera volta – nasce).
 
La stazione della città di N.
Ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
 
Si tratta di un modo per dare un nome alla solitudine. Un senso al divenire, una direzione al caos, una forma all’impalpabile sostanza dei sogni lasciati ad asciugare al sole. E allora neve, e allora autunno, e allora musica. Il castello, la stazione, la città di N. e il mio arrivo puntuale a un’ora imprecisata e chiedo scusa se sono caduto preda di una poesia che non so gestire. Si tratta della dialettica tra pieno e vuoto, tra la tentazione di fermarsi e la necessità di proseguire, tra l’esplosione della nascita e l’implosione della morte, tra l’ascia che rompe i mari ghiacciati dei nostri cuori e lascia che tombe siano i mari ghiacciati dei nostri cuori. Si tratta di me che non so stare al mondo e si tratta di te che non sai stare al mondo, perché non abbiamo capito che si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione. Si tratta di noi, solo di questo, di nient’altro. E quindi ogni cosa. E quindi tu sei casa.
 
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
 
La radio non fa che ricordarci che siamo fortunati a essere qui, in quella parte di mondo in cui anche la disperazione ha il diritto di esistere, in cui anche chi si è arreso può non arrendersi fino a rendersi conto che – in fondo, dopotutto, malgrado e grazie a ogni bacio – la vita a volte è sopportabile.
 
È avvenuto perfino
l'incontro fissato.
 
Come foglie al vento, ci lasciamo trasportare in ogni direzione senza chiedere spiegazioni. Vorrei che tu fossi qui, amore, insieme a me, acconto a me. Chiamami, scrivimi, cercami, salvami. Anche io vorrei che tu fossi qui, con me, a casa mia, che potrebbe essere nostra, che potrebbe essere castello, fantasma, neve, notte tenera, notte tenebrosa, musica da danzare senza fine, senza inizio, sempre nel mentre, sempre di nuovo perché ora che sono nato non voglio smettere. Come foglie al vento: voci indistinte di un canto ben riconoscibile: voci nitide di un canto indistinguibile dal vento (che trasporta foglie che chiudono gli occhi fortissimo).
 
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
 
Poi capisco che posso fare a meno di un milione di cose, forse di tutte le cose, ma non di te. E io capisco che posso abbandonare un milione di cose, forse tutte, ma non te. E allora ti chiamo. E allora io rispondo. E allora posso venire da te? E allora vieni immediatamente. Ma stavolta non è il vento a frenarmi, è un autobus che mi travolge e mi manda in coma. Io non lo so, ti aspetto ancora. Fuori è notte e buio e piove e piovo anche io.
 
Nel paradiso perduto
della probabilità.
 
Noi non siamo soltanto due solitudini che si aggrappano all’idea di un amore idealizzato. Sì, è vero, siamo come foglie al vento, ma non perché non sappiamo prendere una direzione, auto-condannati alla non scelta. Siamo foglie al vento perché sfuggiamo a ogni schema, non inseguiamo alcun feticcio, il nostro non è l’amore romantico, l’ideale amoroso codificato dalla letteratura, dal cinema, dall’arte, il nostro è l’amore deschematizzante, quello che sovverte i dettami del codice genetico, che curva lo spaziotempo, che fa tenera la notte, che fa piovere le cose e allora forse abbiamo scritto un libro del tutto inedito, che non troverà mai le stampe, per un pubblico inconsapevole, illetterato. Abbiamo girato un film invisibile, abbiamo composto una musica di frequenze inudibili, abbiamo dipinto la luminosa oscurità dei fantasmi che siamo. Io non lo so, io non lo so che cosa è accaduto. Voglio dire, ero andato col mio amico a ubriacarmi al karaoke. Capisci, cosa intendo? Io avevo solo detto di sì alla mia amica, perché dopo una giornata al supermercato avevo bisogno di un po’ di musica e di silenzio. E quindi – inaspettati, letali, bellissimi – i tuoi occhi. Perché io ti sono vicino, anche ora che sei in coma. E allora ti amo e allora mi sveglio e allora non lo so. Non ho più niente, neanche i miei vestiti. Ho smesso di bere, perché voglio ubriacarmi soltanto di te (e di musica e di neve e di possibilità inaudite). Mi prendi per mano. Ti prendo per mano. Anche se zoppico. Hai preso un cane. Abbiamo un cane. Cominciamo a camminare insieme. L’apertura alare del tramonto abbraccia il nostro cammino e io – e anche io – sento il calore di casa che mi scalda il cuore.
 
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
 
 

 

7.1.24

Mega Sondaggio Miglior film distribuito in Italia nel 2023, si cominciaaaaaaaaaaaaaaaaa! REGOLAMENTO COMPLETO (e lista indicativa con circa 200 titoli dei distribuiti)


IMMAGINE PRESA DA GQ ITALIA
 

Torniamo finalmente all'appuntamento più amato da tutti, quello del Mega Sondaggio sul miglior film uscito quest'anno in Italia.
Per una incredibile coincidenza negli ultimi 4 anni per 3 anni ha votato sempre lo stesso numero di persone, 113, 113 e 113.
Anno scorso record, 119.
Ce la facciamo a ritornare a quelle cifre?
Forza!
A seguire c'è tutto l'elaborato regolamento, per favore leggetelo perfettamente, è veramente inutile votare senza averlo letto!
In più a questo link trovate una lunghissima lista di film validi, che abbiamo già controllato.
NON  dovete votare per forza film di questa lista, magari ne avete altri saltati a noi.
Però è un grosso aiuto

ECCO IL LINK


ricordo i vincitori delle passate edizioni


2016 Il Figlio di Saul
2017 Arrival
2018 Il Sacrificio del Cervo Sacro
2019 Parasite
2020 (sondaggio non fatto, ma lo faremo)
2021 E' stata la mano di Dio
2022 Spencer


POTETE VOTARE FINO A 10 FILM, DARO' COME PUNTEGGI 15, 13, 11, 9, 7, 6, 5, 4, 3, 2

NUMERO MINIMO DI FILM VOTATI: 5

POTETE VOTARE ANCHE SENZA GERARCHIA, IN QUEL CASO TUTTI I FILM PRENDONO 6 PUNTI

VALGONO SOLO I FILM USCITI IN SALA IN ITALIA NEL 2023, CONTROLLATE CON GOOGLE O, MEGLIO ANCORA, COL NOSTRO LINK

QUESTO VUOL DIRE CHE ANCHE TITOLI USCITI ALTROVE ANNI PRIMA MA DA NOI IN ITALIA SOLO NEL 2023 SONO ASSOLUTAMENTE IN GARA

SE AVETE VISTO IL FILM IN STREAMING ILLEGALE - A PARTE UNA TIRATA D'ORECCHIE - STICAZZI, SE IL FILM HA AVUTO DISTRIBUZIONE IN SALA O PIATTAFORMA NEL 2023 LO VOTATE LO STESSO.
 QUINDI CONTROLLATE CHE TUTTE LE VOSTRE MIGLIORI VISIONI 2023, ANCHE QUELLE FATTE IN RETE, SIANO POI STATE ANCHE DISTRIBUITE

VALGONO ANCHE GLI ORIGINALI DELLE VARIE PIATTAFORME (NETFLIX, PRIME ETC...) USCITI NEL 2023. ANCHE MUBI ITALIA!

NON VALGONO I FILM VISTI IN DEI FESTIVAL MA POI NON DISTRIBUITI UFFICIALMENTE E, OVVIAMENTE, NEMMENO I FILM CHE FINO AD OGGI HANNO AVUTO VITA SOLO IN RETE 

PREFERIREI CHE METTIATE I VOTI QUA NEL BLOG (dico agli amici di fb) PERCHE' SAREBBERO VISIBILI A TUTTI E, SOPRATTUTTO, NON AVREBBERO LA VOLATILITA' DEI SOCIAL, RESTEREBBERO QUI PER SEMPRE (ma vanno bene ovunque, Guardaroba, Pagina Fb del blog, Telegram, anche col piccione viaggiatore)

10 SE FARETE DEGLI ERRORI VE LO DIRO' NEI COMMENTI. SE NON CORREGGERETE SCALERO' IO ELIMINANDO I TITOLI NON VALIDI

11 AVETE TEMPO PER VOTARE FINO ALLA MEZZANOTTE DI DOMENICA 14 GENNAIO (per capirsi quando scatta lunedì)
FINO A QUELLA DATA POTRETE ANCHE MODIFICARE IL VOSTRO VOTO PIU' VOLTE, MAGARI RECUPERANDO QUALCHE FILM!

12 ALCUNI FILM USCITI NEL 2022 MA SOLO NELL'ULTIMA SETTIMANA, A CAVALLO DEI DUE ANNI INSOMMA, IO LI CONSIDERO IN GARA. OGNUNO DI VOI USI IN QUESTI CASI I PARAMETRI CHE VUOLE

13 NON VALGONO VOTI ANONIMI!!

14 SE NON VI RICORDATE I FILM CHE AVETE VISTO QUEST'ANNO O ANCHE SE NON SIETE SICURI CHE SIANO ELEGGIBILI ASPETTATE UN PO' DI GIORNI E TROVERETE QUA DENTRO TANTISSIMI TITOLI NEI COMMENTI DEGLI ALTRI, COSI CHE POTRETE POI PIU' FACILMENTE FARE LA VOSTRA CLASSIFICA


5.1.24

Sondaggione, lo storico di questi 7 anni (i primi 5 film in classifica, i primi 5 per media voto e il miglior film italiano anno per anno)

 


Oggi post doppio!
In attesa del sondaggione ho pensato fosse carino riattraversare tutti gli anni da quando, mortacci mia, decisi di crearlo.
Ho pensato di riproporre la top 5 di ogni anno accompagnata anche dalla top 5 per "media voto", una classifica collaterale molto importante per me perchè può premiare anche i film meno visti.
Per capirsi è la media tra il totale dei punti del film e il numero di persone che l'hanno votato.

Partiamo.

Ah, in copertina ho messo Memoria (che colpevolmente malgrado Rocco mi spinge sempre non ho ancora visto) perchè è il film con la media più alta di sempre

2016

TOP 5

The  Witch
Room
Animali Notturni
The Neon Demon
IL FIGLIO DI SAUL

MEDIA VOTO TOP 5

Captain Fantastic 9.90
La Grande Scommessa 10.14
Il Figlio di Saul 10.26
Laurence Anyways 10.50
SOLE ALTO 11.14

MIGLIOR FILM ITALIANO

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT (6°)

2017

TOP 5

Dunkirk
Madre!
Blade Runner 2049
Victoria
ARRIVAL 

MEDIA VOTO TOP 5

Madre! 10.24
Victoria 10.60
Jackie 10.72
Loveless 10.75
ARRIVAL 11.02

MIGLIOR FILM ITALIANO

GATTA CENERENTOLA (24°)

2018

TOP 5

5° Roma
3° (parimerito) Il Filo Nascosto
3° Dogman 
2° Tre Manifesti a Ebbing, Missouri
1° IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

MEDIA VOTO TOP 5

 Un Affare di famiglia 9.20
 Il Filo Nascosto 9.33
 Roma 9.43
 Tre Manifesti a Ebbing, Missouri 9.57
 IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO 9.98

MIGLIOR FILM ITALIANO

DOGMAN (3°)

2019

TOP 5

La Favorita
C'era una volta a... Hollywood
3° La Casa di Jack
Joker
PARASITE

MEDIA VOTO TOP 5

 Burning 9.42
 Joker 9.51
 The Rider 10.00
 La Casa di Jack 10.21
 PARASITE 9.98

MIGLIOR FILM ITALIANO

RICORDI? (12°)

2021

TOP 5

5° Dune
4° Una Donna Promettente
3° The Father
2° Un altro giro
1° E' STATA LA MANO DI DIO

MEDIA VOTO TOP 5

 Titane 9.74
 Una Donna Promettente 9.75
 DAU. Natasha 9.83
 Bo Burnham: inside 10.33
 DRIVE MY CAR 10.37

MIGLIOR FILM ITALIANO

E' STATA LA MANO DI DIO (1°)

2022

TOP 5

5° Ennio
4° Nope
3° Everything Everywhere all at once
2° Licorice Pizza
1° SPENCER

MEDIA VOTO TOP 5

 Possessor 9.40
 Bones and all 9.64
 You won't be alone 10.15
 Everything Everywhere all at once 10.22
 MEMORIA 11.25

MIGLIOR FILM ITALIANO

ENNIO (5°)

4.1.24

Classifiche Buio in Sala 2023 - I migliori 20 film che ho visto quest'anno distribuiti in Italia ed altre cazzate varie


 Ed eccoci arrivati all'appuntamento con la classifica!
Quest'anno ho visto davvero pochissimi film (direi 45, di cui una 30ina del 2023) ma ho avuto la fortuna di beccarli quasi tutti belli, roba per cui gli "ultimi" in classifica - ovviamente a mio giudizio - si attestano tutti sul 7/7.5.
Partiamo subito.

I TITOLI PORTANO ALLE RECENSIONI DEI FILM

POSIZIONE 16/20 TUTTI PARIMERITO



Visto in realtà al ToHorror 2022 è uscito solo quest'anno "ufficialmente" da noi.
Che dire, film cinico, a tratti malvagio ed altri esilarante, che tratta duemila temi e per la prima ora vola su livelli altissimi.
Se non calasse poi era un top ten senza problemi

BUSSANO ALLA PORTA


Un gran bel Shyamalan che, come sempre con i film del maestro, alterna cose eccezionali ad altre evitabili e un filo pacchiane.
In ogni caso un ottimo film da sala che rivedrei(ò) sicuramente

TALK TO ME


Evidentemente in questo gruppo, senza farlo apposta, ci sono quei film che avrebbero potuto essere eccezionali ma che, in qualche modo, si sono boicottati da soli.
Un horror da sala come se ne vedono pochi questo.
E che peccato però, aveva così tanti sottotesti e così profondi che poi dispiace non vederne sviluppato nemmeno uno

NESSUNO TI SALVERA'


Siamo in piattaforma (Disney Plus).
Un fantascienza intimista, terribilmente metaforico, che ha il coraggio gigantesco di evitare del tutto i dialoghi e di mostrarci gli alieni dopo nemmeno 10 minuti.
Un film visto e rivisto ma, per questi motivi qua sopra, abbastanza unico.
E più profondo di quanto si pensi.

HOLY SPIDER


Regia dell'Abbasi di Border.
Film che racconta una storia vera ed incredibile, quella di un famosissimo serial killer iraniano che uccideva in nome di una "pulizia morale".
Bello da vedere, recitato benissimo, capace di restituire la condizione femminile iraniana in modo perfetto (anche nell'aspetto, poche volte battuto, della prostituzione) ma che forse pecca un pò per una sceneggiatura troppo povera, senza tanti guizzi e molto lineare.
In ogni caso un grande film che vi farà star male e arrabbiare.
E che ha dentro una figura straordinaria di donna, Rahimi, simbolo di intelligenza, ribellione, voglia di verità e giustizia.
E di libertà.

POSIZIONI 12/15 TUTTI PARIMERITO



Garrone è Garrone, e non sbaglia un film nemmeno...per sbaglio.
Di certo non a livello dei suoi più grandi capolavori ma è sempre grande cinema.
Un road movie che attraverso bus, jeep, lunghissime camminate nel deserto e un'ultima traversata in barcone deve portare questi due ragazzi, e tutti i migranti insieme a loro, a questo sogno europeo che molte volte si rivela soltanto una chimera.
Una prima parte non del tutto convincente per fotografia, per montaggio e per racconto, fa da base ad una seconda molto più drammatica.
Eppure "Io Capitano" sembra un film che rifugge il completo realismo per diventare qualcosa di più simbolico.
E Seydou, questo giovane straordinario ragazzo, diventa una specie di Cristo che, attraverso l'empatia e l'amore per gli altri, può far aggrappare l'intera umanità alla speranza


DELTA


Dispiace molto non averlo recensito (a questo punto aspetto di rivederlo per farlo) perchè questo piccolo film italiano è passato sotto silenzio in modo criminale.
Eppure ha una grande regia, location favolose, attori eccezionali e una storia torbida e cattiva.
Per favore, recuperatelo.



Visto su Mubi. Rivisto pure. Folgorato.
Un giallo? Un thriller? Un film a suo modo anche "divertente"? 
Un pò di tutto questo, con un finale "diverso" e inaspettato, per me super.
Film tecnicamente mostruoso, e non solo per il quasi unico piano sequenza, ma anche per le luci, la colonna sonora e tanto altro.
Eppure a Medusa Deluxe - opera basata principalmente sulle ossessioni - sembra mancare qualcosa per farcelo apparire straordinario.
Ma questo è quello che accade sempre con questi film strani, che ti confondono, che non riesci a decifrare.
E' il loro destino quello di farti restare al tempo stesso affascinato e confuso.



Siamo in un paesino montano del Giappone, paesino popolato da persone di grande semplicità, rispetto e levatura morale.
Il luogo è però scelto da una grande compagnia come progetto per il Gampling (camping di lusso).
I due rappresentanti venuti da Tokyo ben presto, si innamorano però del luogo e delle persone lo abitano, tanto da aspirare ad "essere come loro".
Eppure questo film dolce e spietato sembra raccontarci che quell'integrazione, quell'armonia, sono impossibili.
Il Male non esiste è un film che si eleva nei suoi straordinari ultimi minuti, minuti enigmatici che, però, sembrano dare senso a tutto.

POSIZIONI 9/11 TUTTI PARIMERITO



Il terzo film di Aster rappresenta un notevole cambiamento rispetto ai primi due.
"Beau ha paura" è un film "alla Kaufman", metaforico, grottesco, un insieme di mille cose, un viaggio delirante nella mente e nel tempo.
La storia di un uomo impaurito da tutto e che vive in un perenne senso di colpa.
Tutto questo a causa di una madre totalizzante, egoista, esaltatrice di un amore (il proprio) che in realtà non è mai riuscita a dare.
Beau è sempre stato il suo "paziente" preferito, il bimbo (e l'uomo) malato e impaurito che lei con il suo affetto e i suoi prodotti farmaceutici sapeva curare.
Un film lungo, forse troppo lungo, e che non ha la forza, per tornare a sopra, di raggiungere l'esistenzialismo di un Kaufman.
Eppure un film impossibile da dimenticare e sul quale si possono scrivere interi saggi per quante cose ha dentro.




Un film islandese che pare venire da un'altra epoca.
Fine 800, un prete deve andare ad erigere una chiesa (e portare la Chiesa) in una delle zone più remote dell'Islanda.
Il viaggio sarà infinito, durissimo, quasi mortale.
Godland secondo me non è un film sulla perdita della Fede ma molto più banalmente su come una fatica inumana possa indebolire così tanto il corpo e la mente da far riscoprire come semplice uomo anche chi, in teoria, semplice uomo non dovrebbe essere.
Un'opera davvero grande, epica, lenta e faticosa come lento e faticoso è il viaggio che racconta.
Imperdibile




Film duro, "politico", un film che racconta di un paesino in Transilvania che diventa crogiolo di etnie, popoli e lingue.
Un film che parla di difesa delle identità, di paura e odio verso il diverso, di società maschiliste, di educazioni estreme, di bimbi che cessano di parlare.
E in tutta questa cornice realistica Mungiu (regista del quale dovete recuperare tutto tutto) inserisce sottilmente piccoli elementi misteriosi che rendono Animali Selvatici un film tutt'altro che immediato, un'opera da ragionarci sopra.
E poi c'è una scena, quella dell'assemblea, che è un miracolo

POSIZIONI 6/8 TUTTI PARIMERITO



Leo e Remi sono due migliori amici.
Migliori amici è dir poco, sono come fratelli.
O, forse, anche qualcosa di più.
Eppure il mondo guarda un pochino con sospetto due tredicenni così vicini, così "close", due tredicenni che non hanno paura di abbracciarsi, guardarsi dormire o appoggiare l'uno la testa nel braccio dell'altro.
Leo si impaurirà di questo e, anche se di pochi cm, si staccherà da Remi.
Ma quei pochi cm, in un animo puro e, forse, innamorato, sono come migliaia di km.
Un film bellissimo, con dentro tutte persone sane, belle, virtuose.
Eppure un film che fa male e che porta a profonde riflessioni.




The Whale è un film gigantesco, quasi quanto il suo protagonista.
Un'opera dolorosa e coraggiosa.
Un film dove l'obesità non diventa mai il tema principale ma soltanto una delle tante possibili scelte che si potevano prendere per raccontare una storia, una storia di amore, di odio, di cattiveria, di condanna, di perdono, di misericordia, di sofferenza.
Con dei personaggi molto complessi, anche "sbagliati" come esseri umani, a cui però non puoi non voler bene.
Dopo Il Cigno Nero, The Wrestler (a proposito, tra i 3 film c'è un emozionante punto in comune) e Madre! l'ennesima conferma di quanto questo regista sappia emozionarmi e farmi riflettere.
E di quando sappia raccontare tutti i lati migliori, e quelli peggiori, degli esseri umani




Film magnifico che, per quanto mi riguarda, ha come unico difetto l'eccessiva durata (dovuta ad una parte centrale, quella del processo, assolutamente troppo prolissa).
Un bambino cieco trova suo padre morto, nella neve.
L'uomo sembra essere caduto o essersi gettato dalla soffitta, ma in casa era presente anche la madre, che risulta quindi indagata.
Ne nasce così un grandissimo film che analizzando quella "caduta" analizza invece un intero rapporto di coppia, con tutte le sue crepe, i suoi problemi, i suoi segreti.
Dialoghi incredibili per un giallo sull'impossibilità di raggiungere una verità e su come per ogni cosa ci può essere sempre un punto di vista diverso per giudicarla.
Sandra e Samuel siamo tutti noi, sono tutte le nostre storie d'amore difficili, tormentate, a volte pure "mortali".
E' impossibile descrivere l'anatomia di un amore o di una vita.
Perchè l'anatomia è scienza, e tutte le nostre vite e le nostre emozioni, scienza, non potranno mai esserlo.



L'ultimo film della Rohrwacher è anche il suo primo che vedo.
Un film dolcissimo, tenero, che, come le cose che racconta, sembra un tesoro nascosto da scovare da noi rabdomanti amanti del cinema.
Perchè alla fine ognuno di noi ha un filo rosso da seguire, un destino da compiersi.
Magnifico.



Un film sulle guerre civili, che siano di due popoli o solo di due persone, un film sulla noia e sull'impossibilità di evaderne, un film sull'intelligenza e sulla stupidità, sull'egoismo, sulla necessità di staccare, sul desolamento e isolamento dell'individuo in una cornice di desolazione e isolazione dei luoghi, un film sulla rassegnazione, sull'atavico analfabetismo e inconsapevolezza dell'esistenza di cose al di fuori dallo status quo che viene vissuto e, all'inverso, sulla "sensazione" che un altro mondo e un'altra vita siano possibili, un film sul senso della vita o sulle cose che almeno possano darle un senso ma, soprattutto, un film che in maniera radicale, tragica, tremenda e inarrestabile racconta di come a volte le cose debbano raggiungere le loro estreme conseguenze per poter avere termine, di come una palla di neve lanciata in cima alla montagna potrebbe facilmente essere subito fermata ma, in qualche modo, per masochismo, orgoglio, inerzia e maldestra curiosità, si ha la invece voglia e la "necessità" di vederla rotolare fino in fondo e solo poi, davanti al disastro che quella valanga ha procurato, avere la lucidità di capire quello che è successo.
Quando i danni ormai sono enormi e forse non più recuperabili.

3° OPPENHEIMER


Come sempre mi accade con i film di Nolan so già che anche Oppenheimer - col tempo - mi resterà poco addosso e sarà "scavalcato" da film meno belli ma che amo di più.
Eppure non posso dimenticare la potenza di questo suo ultimo portentoso lavoro.
L'emozione che mi ha dato.
E quanto mi ha fatto riflettere.




Perchè nessuno in questi anni ha saputo raccontare "quella cosa" come fa lui.
E in maniera al tempo stessa così evidente e così nascosta che molti nemmeno l'hanno vista.
Uno di quei film che una volta visti non ti andranno più via.



L'ultimo film di Sorogoyen è un capolavoro.
Siamo in un minuscolo paesino galiziano (4/5 famiglie).
Antoine e Olga sono due francesi che hanno deciso di trasferirsi lì, a lavorare prodotti biologici e costruire un agriturismo.
Sono odiati da Xan, il "leader" del borgo, perchè a causa del loro voto contrario non verranno lì costruite pale eoliche, costruzione che darebbe un sacco di soldi ai paesani.
Ne nasce un film incredibilmente teso, in climax ascendente eccezionale, con dei dialoghi impressionanti e interpretazioni dei 5 protagonisti da pelle d'oca.
Un film di uomini, bestie e uomini-bestie.
Una delle meglio cose viste in questi anni.

al volo...

INTERPRETAZIONI DELL'ANNO (QUELLE CHE MI RESTERANNO PIU' DENTRO)

I PROTAGONISTI DI AS BESTAS / I RAGAZZINI DI CLOSE / JOSH O'CONNOR NE LA CHIMERA

MIGLIOR SCENA 

L'ASSEMBLEA IN ANIMALI SELVATICI

MERDA DELL'ANNO

CREATORS - THE PAST

RECUPERI PIU' BELLI

SPEAK NO EVIL - AFTER LOVE - YOU WON'T BE ALONE - IL PRODIGIO

UNA SERIE CHE CONSIGLIO (L'UNICA CHE HO VISTO PRATICAMENTE)

LA CADUTA DELLA CASA DEGLI USHER

HORROR CHE CONSIGLIO

SMILE - BARBARIAN - THE FEAST

FILM PIU' MATTO

SLAXX

2.1.24

Recensione: "La Chimera" - Al Cinema 2023

 

L'ultimo film della Rohrwacher è anche il suo primo che vedo (per una motivazione scema che troverete in questo flusso di pensieri senza un solo punto che è questa pseudorecensione).
Un film dolcissimo, tenero, che, come le cose che racconta, sembra un tesoro nascosto da scovare da noi rabdomanti amanti del cinema.
Perchè alla fine ognuno di noi ha un filo rosso da seguire, un destino da compiersi.
Magnifico.

Che poi, alla fine, sembra quasi che questo film sia la stessa cosa di quello che racconta, sia una cosa preziosa, "antica", nascosta che noi spettatori rabdomanti di bellezza andiamo a cercare, noi per strada o in rete con i nostri legnetti e le nostre diverse sensibilità e poi il legno si muove, senti che c'è qualcosa e allora scavi, e allora vai al cinema, e allo scopri questi piccoli tesori nascosti, e li tiri fuori, e li fai vedere a quanti più occhi di quanta più gente possibile, e li porti alla luce oppure li lasci lì e, semplicemente, inviti gli altri ad entrare in quel piccolo passaggio, in quella cripta dove sta nascosto il cinema bellissimo, cinema di terra e polvere che racconta terra e polvere, cinema vecchio, vecchissimo, che proprio perchè vecchio e vecchissimo sembra - in questo mondo lucente e tecnologico - nuovo, nuovissimo, un cinema povero e al tempo stesso prezioso, una specie di corredo funebre del cinema di una volta che, però, ha ancora tombaroli o esperti d'arte pronti ad amarlo, anche se in quest'avventata metafora che quasi di sua sponte si sta scrivendo da sola forse mal si concilia il nostro amore per scovare queste cose, il nostro essere rabdomanti di bellezza, nell'esser paragonati ai tombaroli e agli esperti d'arte del film che, invece, seppur deliziosi i primi, quello che fanno lo fanno per i soldi, per il denaro, denaro che è una delle tante chimere del film, uno dei tanti sogni effimeri o non realizzabili, una delle tante ossessioni come quella, la principale e la più struggente, di Arthur, nel ritrovare la sua amata Beniamina, ma non di ritrovarla al di qua, che al di qua più non è possibile, ma al di là, che poi sia al di là o Aldilà, tuttattaccato, poco cambia e poco interessa a chi il film l'ha scritto, film che è sì velatamente spirituale ma mai religioso, che è sì eternamente flirtante col mondo dei vivi e dei morti ma sempre guascone nel farlo, popolare, leggero, con questi tombaroli che sfidano le leggi di morti - togliergli le cose che devono accompagnare le loro anime - e le leggi dei vivi - personificate in improbabili e fantozziani carabinieri che corrono e inseguono tenendosi le cinture ma che lo fanno tanto per, giusto per far qualcosa in lande desolate che vivono di contrasti incredibili, con baracche costruite sotto maestose e bellissime mura di cinta, con cripte etrusche seminascoste in orribili spiagge sporche e ferrose, come paesaggi sconfinati con cantieri abbandonati, lande abitate non sappiamo nemmeno tanto bene da chi, visto che i nostri occhi, la nostra attenzione e la nostra lente d'ingrandimento sono focalizzati in poche cose e pochi uomini, diciamo due, una è la villa diroccata e sgarruppata di una ex nobildonna ma ancora donna nobile Flora, una donna che assomiglia tanto ad Isabella Rossellini e che, anzi, se possiamo solo un momento uscire da questo vortice ed andare fuori, diciamo che è proprio Isabella Rossellini, una donna che vive quasi col niente, con una specie di badante che si chiama Italia ma che italiana non è, con una sedia a rotelle e, più forte di tutto, nell'aspettare che ritorni la sua figlia prediletta, Beniamina, che poi l'abbiam già nominata sopra e la nomineremo poi, probabilmente l'unica figlia "umana" e buona della famiglia, chè le altre 5 sono un corpo unico, pettegolo, maldicente, intollerante, furbo e ladro, un corpo unico che chiacchiericcia continuamente, che parla alle spalle e davanti, che entra là dentro solo per riportare a casa qualcosa o far finta di voler bene a quella madre che, vorrebbe lì l'unica figlia delle 6 che lì non può essere, ed ecco perchè Arthur se ne era probabilmente innamorato, perchè lei era diversa da tutte e l'unica di cui un uomo della sensibilità di Arthur poteva innamorarsi, un uomo che ha "qualcosa", che sente le cose, che ha un dono, uno che cammina su erba e fango e sente sotto di sè i tesori vecchi di millenni, sente sotto di sè la presenza di cose bellissime che sono rimaste lì nascoste e sepolte per migliaia d'anni, o forse no, forse lui è un rabdomante diverso, lui col suo legnetto non sente i beni preziosi ma le anime che vicino quei beni preziosi sono sepolte, e questo non lo dico per la voglia di scrivere una frase bella, ma perchè è lo stesso film che ce lo suggerisce nel suo indimenticabile finale, finale che è un cazzotto devastante e una carezza dolcissima, finale sul quale non posso fermarmi adesso perchè ho voglia che quel finale sia anche il mio di finale, e allora, per analogia, torno su quella "carezza" e ripenso a questo film, a quante ne dà, a quanti volti di indescrivibile dolcezza sa regalare, alla sensazione leggera ed umana che ha dentro, e mentre lo vedevo mi dicevo che sembrava un film di Pietro Marcello, che del resto ha scritto e diretto Bella e Perduta, e belle e perdute sono anche le cose de La Chimera, mi sembrava tanto Marcello e poi nel finale, con gli occhi ancora umidi per colpa di Arthur e Beniamina mi accorgo che Marcello è tra coloro che questi film l'hanno scritto, e allora penso che tutto torna, che le anime uguali, se si incontrano, solo assieme possono andare, e Pietro ed Alice credo questo siano, anime uguali, Alice della quale non avevo mai visto nulla a causa di un buffo e stupidissimo problema personale (è stata la fidanzata di un mio amico che mi chiedeva di vedere i suoi film, riuscendo al contrario a bloccarmi dal farlo) e della quale ore recupererò cose perchè tutti noi ogni tanto abbiamo bisogno di carezze e dolcezza, specialmente di quelle non affettate, specialmente di quelle che, come i tesori del film, escono fuori da vite e volti disperati e tristi, escono fuori dal fango, e allora come non amare tutti i volti e le dolcezze di questo film, come non amare i 147 sorrisi che ci sono dentro, uno ad uno, tutti, quelli degli scapestrati tombaroli che si travestono anche da Drag Queen senza sapere nemmeno che, alla fine, "to drag", in inglese vuol dire anche strusciare, trascinare, dragare, fare insomma quello che fanno loro la notte, tombaroli poveri che vogliono diventar ricchi seguendo il loro Maestro Arthur, l'inglese buono e triste che riesce a mettersi sottosopra, l'uomo che riesce ad unire quello che c'è sopra e sotto la terra, l'inglese che sente le anime e che, solo come corollario, fa trovare vicino a quelle anime tante cose preziose, l'inglese anch'esso portatore sano di un sorriso che ti ammazza, un sorriso che vorresti abbracciare e dormirci vicino la notte, che è quello che alla fine vorrebbe fare anche Italia, la tenerissima e amabile donna di casa di Flora, lei simbolo della donna "reale", della felicità possibile, della gioia razionale, non come Beniamina che è ossessione, che è chimera, che è impossibile ricerca di una vita intera, che è al tempo stesso alibi per non vivere e motivazione, l'unica possibile, per continuare a farlo, maledetto Arthur che invece avresti potuto essere felice con questa donna che ti insegna un linguaggio dei segni italiano e fa tanto ridere Giuseppe al cinema, una che canta mentre stira, che ha paura di quello che fai perchè lei è una donna completamente dell'al di qua, del nostro mondo, una che tutte le storie che stanno sotto la terra o al di là di qualcosa non vuole saperle nè scomodarle, una pratica, razionale, una che prende, parte e costruisce una comunità in una ex stazione, una che cresce figli senza avere niente, una che ha le palle per star con te facendoti dimenticare tutti i tuoi demoni e le tue chimere, e te ad un certo punto sembri capirla sta cosa ma dura il tempo di una notte e di un bacio perchè il tuo fottuto senso della vita è ormai incentrato ad altro e sembra che non vuoi sfuggire al tuo destino, e chissà cosa ti è successo in testa quando hai trovato quella statua là sotto, quella statua magnifica cui stupidotti amici hanno staccato la testa, e te piangevi accarezzandola quella testa, e non era il pianto o la carezza di un amante dell'arte, ma quello di un amante, tout court, quello di colui che là sotto nelle cripte, come scavando su sè stesso, ricercava invece qualcos'altro, ricercava qualcosa che non accettava l'essere bella e perduta per sempre, perchè se possiamo ritrovare cose di millenni fa allora possiamo ritrovare anche cose perdute da pochissimo tempo, e allora alla fine la trovi, e da sempre si dice che le nostre vite abbiano un fil rouge, un percorso stabilito, un qualcosa che sempre c'accompagna, ed il tuo filo rosso è proprio un filo rosso, chè cosa più banale e meravigliosa non esiste, e quel filo è il filo che ti ricongiunge a lei, lei che quello stesso filo stava tirando per portarti a sè, e allora boh, e allora Arthur ti ho voluto troppo bene per continuare a tormentarti, per continuare a maledirti nel non aver voluto inseguire le felicità che stanno sopra il fango e la terra, perchè se quel filo rosso esiste davvero, se davvero ognuno di noi ne ha uno, allora che tu sia finalmente riuscito ad arrivare dove lui ti portava, magari, rappresenta la felicità che cercavi, tanto a uno come te, che una cosa sia al di qua o al di là, che una cosa sia sotto o sopra, credo non freghi nulla, è lo stesso, perchè tu hai il potere di essere contemporaneamente a destra e sinistra, in alto e in basso, e l'unica cosa che conta non è dove sei, ma con chi sei, e quindi chi sono io per giudicarti visto che la tua eterna chimera non è più una chimera ma una cosa bellissima che ha dei capelli rossi e un corpo da abbracciare.

Abbraccialo allora.